Apre a Milano Ordet, lo spazio curato da Edoardo Bonaspetti e Stefano Cernuschi. L’intervista

Ordet apre con John Knight, ma il suo lavoro è avvolto nel mistero: l’artista ha scelto di non pubblicare nessuna immagine del suo lavoro in anteprima

Postcard, Front, John Knight at Ordet
Postcard, Front, John Knight at Ordet

Apre a Milano nella zona di Porta Romana, non lontanissimo da Fondazione Prada e da altre gallerie, “una nuova piattaforma di produzione artistica e culturale che si propone di espandere il format della mostra d’arte e promuovere nuovi modelli di ricerca e trasmissione di contenuti connessi al nostro presente e futuro”. Fondato da Edoardo Bonaspetti e Stefano Cernuschi (ex menti dietro alla piattaforma editoriale Mousse) con la collaborazione di Anna Bergamasco, Ordet si avvale del contributo di Massimo Giorgetti, che ha messo a disposizione uno spazio di 250 mq in Porta Romana, di un gruppo di patron che ne supporta le attività e di un development commitee (tra cui Vincenzo de Bellis, curatore al Walker Art Center di Minneapolis) di curatori internazionali per favorire uno scambio di idee e artisti. La mostra di apertura? Sarà la personale di John Knight (Hollywood, 1945), un artista che di prassi sceglie di non divulgare alcuna immagine del suo lavoro prima dell’apertura, ma associare una cartolina, fronte e retro, priva di didascalia e courtesy, che ne è in qualche modo collegata. Abbiamo parlato di questo nuovo inizio con Edoardo Bonaspetti.

Com’è nata la cosa?
Ci ha entusiasmato l’idea di aprire un progetto che mettesse in dialogo pratiche artistiche e posizioni culturali innovative. Io e Stefano Cernuschi ci conosciamo e lavoriamo insieme da anni: è stata una decisione presa in maniera naturale.

Il nome viene dall’omonimo film di Carl Theodor Dreyer. Cosa ti ha colpito così tanto da usare il titolo della pellicola per questo spazio espositivo?
Ordet è un film straordinariamente contemporaneo nonostante sia stato girato agli inizi degli anni Cinquanta, parla di inquietudini e apprensioni non sempre razionalizzabili, di speranza, e del superamento di pregiudizi.

Qual è lo statuto giuridico di Ordet? Mi pare di capire che non sia una ordinaria galleria.
Dopo esserci confrontati con persone che hanno lavorato a progetti simili, abbiamo deciso, per questioni di scala e contabili, di aprire una semplice SRL.

Postcard, Back, John Knight per Ordet
Postcard, Back, John Knight per Ordet

Non è usuale che dietro uno spazio di questo genere ci sia un development committee composto da numerosi membri, quasi tutti figure del sistema artistico internazionale…
La metodologia che abbiamo in mente è aperta e collaborativa. Elena Filipovic, Ute Meta Bauer, Philippe Pirotte, Catherine Wood, Chus Martínez, Vincenzo De Bellis e Fernanda Brenner sono persone con cui da anni parliamo e ci confrontiamo. Da questo dialogo ci auguriamo che germoglino iniziative e progetti. Inoltre, alcuni membri dirigono istituzioni e accademie con cui attivare scambi, in un’ottica internazionale.

L’artista di apertura è John Knight, ma l’identità della mostra, assieme alle immagini dei lavori, rimane celata. Perché avete fatto questa scelta? Cosa puoi svelarci intanto di quello che ci sarà all’opening?
Le ragioni sono diverse. Lo spazio sarà “attivato” da una singola opera, a cui dopo un mese ne seguirà un’altra. Abbiamo preferito non anticipare molto rispetto al progetto, privilegiando un’esperienza diretta, “in situ”, come sotteso dal titolo. Inoltre, John preferisce evitare che la comunicazione “consumi” o alteri il rapporto tra il lavoro e lo spazio, che è un elemento fondativo: i suoi lavori possono essere visti come dispostivi che si basano sullo studio meticoloso dei parametri fisici e sociali di un dato contesto.

Cosa altro farete in questo luogo?
Dopo questa “doppia personale” di John Knight, presenteremo un progetto che tocca questioni legate ai confini e a controllo, dal punto di vista architettonico e strutturale quanto sociale e immateriale. La presentazione sarà articolata intorno a un’opera quasi sconosciuta, e comprenderà una rassegna video, un’installazione, e apparati documentali.

-Giulia Ronchi

John Knight Another work in situ
preview: 5 maggio, h. 15 – 21

apertura al pubblico: 11 maggio – 1 giugno 2019
Ordet
Via Adige 17, 20135 Milano
Dal mercoledì al sabato, h. 12 – 19 e su appuntamento
[email protected]
www.ordet.org

Evento correlato
Nome eventoJohn Knight - A work in situ
Vernissage05/05/2019 ore 15
Duratadal 05/05/2019 al 29/06/2019
AutoreJohn Knight
Generiarte contemporanea, inaugurazione, personale
Spazio espositivoORDET
IndirizzoVia Adige 17 - Milano - Lombardia
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Giulia Ronchi
Giulia Ronchi è nata a Pesaro nel 1991. È laureata in Scienze dei Beni Culturali all’Università Cattolica di Milano e in Visual Cultures e Pratiche curatoriali presso l’Accademia di Brera. È stata tra i fondatori del gruppo curatoriale OUT44, organizzando mostre e workshop con artisti emergenti del panorama milanese. Ha curato il progetto Dissuasori Mobili, presso il festival di video arte “XXXFuoriFestival” di Pesaro. Ha collaborato con le riviste Exibart e Artslife, recensendo mostre e intervistando personalità di spicco dell’arte. Attualmente collabora con le testate femminili Elle, Elle Decor, Marie Claire e il maschile Esquire scrivendo di arte, cultura, lifestyle, femminismo e storie di donne. Cura la rubrica “Le curatrici donne più influenti nel mondo” per Marie Claire e “Storie d’amore nella storia dell’arte” per Elle.