3 artisti emergenti alla GAMeC: il museo di Bergamo presenta il programma 2019

Gli artisti Giaconia, Miliani e Zeleni inaugurano la stagione espositiva 2019 della GAMeC, sotto la direzione di Lorenzo Giusti.

Driant Zeneli The Dream of Icarus Was to Make a Cloud, 2009 Video Still Courtesy the artist and prometeogallery di Ida Pisani, Milano/Lucca
Driant Zeneli The Dream of Icarus Was to Make a Cloud, 2009 Video Still Courtesy the artist and prometeogallery di Ida Pisani, Milano/Lucca

Si preannuncia una stagione di fervente vivacità per il museo bergamasco, che anche nell’anno nuovo rivolge la sua attenzione ai giovani artisti e alle ultime tendenze del panorama contemporaneo. È stata presentata questa mattina la programmazione di GAMeC – Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo, che ospita fino al 24 febbraio una tripletta di solo show. Ospiti, Oscar Giaconia, Jacopo Miliani e Driant Zeneli, tre artisti giovani ma già con un ottimo cv alle spalle, che parlano un linguaggio internazionale. “Un’ulteriore conferma dell’attenzione che la GAMeC riserva da sempre ad artisti e curatori delle nuove generazioni” sottolinea Lorenzo Giusti, direttore dell’istituzione dal 2017, “creando opportunità espositive e occasioni di approfondimento del loro lavoro, confermando e rinvigorendo la vocazione ad individuare, esporre e decifrare i linguaggi più innovativi della scena artistica locale e internazionale”. Lungo il corso dell’anno invece, la GAMeC ospiterà anche mostre di artisti più affermati come Francesco Gennari, o storicizzati come Birgit Jürgenssen e Jenny Holzer. Prevista per il periodo estivo invece, la personale di Luke Willis Thompson a cura di Edoardo Bonaspetti, il primo di una serie di Guest Curator che verranno ospitati annualmente dall’istituzione bergamasca.

Giaconia_Sexual Clumsiness of Amphibious Machine, 2017. Ph. Marco Ronzoni Courtesy OG Studio e Thomas Brambilla Gallery, Bergamo
Giaconia_Sexual Clumsiness of Amphibious Machine, 2017. Ph. Marco Ronzoni Courtesy OG Studio e Thomas Brambilla Gallery, Bergamo

OSCAR GIACONIA

I tre progetti saranno visitabili fino al 24 febbraio, disposti sui diversi piani della GAMeC: curati da Sara Fumagalli e Valentina Gervasoni, costituiscono ambienti differenti tra loro, all’interno del quale sono rappresentati gli ultimi approdi dell’indagine di ogni artista. Emblematico, è il caso di Oscar Giaconia (Milano, 1978), che con Hoysteria, la prima personale dell’artista in un’istituzione italiana, proietta lo spettatore all’interno di un viaggio grottesco in cui si avvicendano locandieri, falsari, vecchi nostromi, sentinelle, spettri e mostri che l’artista rappresenta sotto forme di sculture e dipinti -questi ultimi, di un’impressionante iperrealismo-. Sexual Clumsiness invece, è l’ipnotico video che mostra, quasi al microscopio, i materiali sintetici utilizzati nel trucco prostetico, tra gli elementi ricorrenti della sua produzione: “Quest’opera rappresenta il desiderio immanentistico di pensare al materiale come nient’altro che materiale, allo stesso modo in cui il tappezziere analizza il suo catalogo di stoffe”, spiega l’artista stesso durante la conferenza. La sua pratica è volutamente maniacale, il suo mondo è frammentario, schizofrenico come il suo giocare con le parole (“lo stesso titolo, Hoysteria, sta in bilico tra i termini osteria, isteria, ostrica ma anche ostetrica”, spiega ancora Giaconia).

Jacopo MilianiDeserto, 2017Still da videoProdotto in collaborazione con E.M.M.A eMatadero

JACOPO MILIANI

Doppio traguardo invece per Jacopo Miliani (Firenze, 1979) il cui lavoro, da oggi visibile al primo piano della GAMeC, è stato selezionato all’interno della rassegna Artists’ Film International, che in occasione della sua undicesima edizione propone il tema del gender. Il protagonista dei suoi video, Deserto e TEOREMA TEOREMA TEOREMA (quest’ultimo ispirato a Teorema, il film di Pier Paolo Pasolini), è il performer parigino Matyouz, che si esibisce in rime freestyle e gestualità Vogue Style. “Prendo a metafora il deserto come luogo dove tutto è mutevole, così come l’identità di genere, impostaci dalla società ma che può poi diventare fluida”, dichiara lo stesso Miliani.

Driant Zeneli Some Say the Moon is Easy to Touch..., 2011 Video Still Courtesy the artist and prometeogallery di Ida Pisani, MilanoLucca
Driant Zeneli Some Say the Moon is Easy to Touch…, 2011 Video Still Courtesy the artist and prometeogallery di Ida Pisani, MilanoLucca

DRIANT ZENELI

Creare una nuvola, toccare la luna e attraversare il sole, sono infine il raggiungimento dei tenaci tentativi di Driant Zeneli (Shkoder, Albania, 1983), presto protagonista del Padiglione Albanese alla Biennale di Venezia: nella trilogia video When Dreams Become Necessity, segnata da un’intensa utopia poetica. L’artista pratica così bungee jumping, viaggia su una teleferica e vola in parapendio, per scoprire infine che il fallimento di un obiettivo non è che la porta di accesso per infinite alternative.

-Giulia Ronchi

GAMeC – Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo
Via San Tomaso, 53
24121 Bergamo
+39 035 270272
www.gamec.it

Dati correlati
AutoriOscar Giaconia, Jacopo Miliani, Driant Zeneli
CuratoreLorenzo Giusti
Spazio espositivoGAMEC - GALLERIA D'ARTE MODERNA E CONTEMPORANEA
IndirizzoVia San Tomaso 53 24121 - Bergamo - Lombardia
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Giulia Ronchi
Giulia Ronchi è nata a Pesaro nel 1991. È laureata in Scienze dei Beni Culturali all’Università Cattolica di Milano e in Visual Cultures e Pratiche curatoriali presso l’Accademia di Brera. È stata tra i fondatori del gruppo curatoriale OUT44, organizzando mostre e workshop con artisti emergenti del panorama milanese. Ha curato il progetto Dissuasori Mobili, presso il festival di video arte “XXXFuoriFestival” di Pesaro. Ha collaborato con le riviste Exibart e Artslife, recensendo mostre e intervistando personalità di spicco dell’arte. Attualmente collabora con le testate femminili Elle, Elle Decor, Marie Claire e il maschile Esquire scrivendo di arte, cultura, lifestyle, femminismo e storie di donne. Cura la rubrica “Le curatrici donne più influenti nel mondo” per Marie Claire e “Storie d’amore nella storia dell’arte” per Elle.

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