Klaus Biesenbach è il nuovo direttore del MOCA di Los Angeles

Il curatore di origini tedesche lascia la direzione del MoMA PS1 a New York per volare a Los Angeles. L’annuncio attesissimo arriva dopo mesi turbolenti per l’istituzione museale californiana. Tutti contenti? Non proprio…

MOCA - Los Angeles
MOCA - Los Angeles

Dopo un paio di mesi di indiscrezioni, il MOCA di Los Angeles ha finalmente un nuovo direttore: è Klaus Biesenbach (Kürten, Germania, 1967) attualmente direttore del MoMA PS1 a New York. Secondo quanto riporta il Los Angeles Times, che per primo ha dato la notizia, il curatore di origini tedesche è stato scelto all’unanimità dal consiglio d’amministrazione del museo in una rosa di 40 candidati. Biesenbach prenderà il posto lasciato vacante da Philippe Vergne, direttore del MOCA dal 2014 che ha annunciato le dimissioni lo scorso maggio che diventeranno, però, effettive solo a marzo 2019.

IL MOCA: UN’ISTITUZIONE IN CRISI

Al nuovo direttore spetta il compito arduo di rasserenare il clima dopo mesi di turbolenze che hanno investito l’istituzione museale californiana. In primis per il licenziamento di Helen Molesworth, curatore capo del museo e una delle voci più autorevoli del sistema dell’arte negli Stati Uniti. Anche se non sono state mai rese note le motivazioni del licenziamento, pare che la ragione vada ricercata nei rapporti tesissimi tra la donna e Vergne, il direttore del museo. Una notizia che ha scosso l’opinione pubblica americana che si è schierata in massa dalla parte della curatrice arrivando a parlare apertamente di sessismo. Assunti al MOCA in contemporanea nel 2014, Vergne e Molesworth dovevano segnare il nuovo corso del museo, ma i contrasti tra i due sono stati subito evidenti. Ad infiammare un clima già rovente, è arrivato, appena due mesi dopo, l’annuncio delle dimissioni di Philippe Vergne dalla direzione del museo. Dimissioni pare dovute ad un tentativo di salvare la faccia dopo aver scoperto che il contratto in scadenza a marzo 2019 non sarebbe stato rinnovato dal museo.

UNA SCELTA DI PESO

In questa clima non facilissimo la nomina di Biesenbach appare, dunque, come una scelta volta a ricompattare l’ambiente intorno ad un nome importante ed indubbiamente di peso. Prima di approdare come curatore al MoMA nel 1995, ha fondato e diretto, negli anni ’90, il KW-Institute of Contemporary Art di Berlino che oggi è una delle più importanti istituzioni artistiche della capitale tedesca, ed è stato uno dei primi organizzatori della Biennale di Berlino, curata nel 1998 con Hans-Ulrich Obrist e Nancy Spector. Ha, inoltre, curato la Biennale di Shanghai del 2002. È, però, nell’istituzione newyorchese che Biesenbach ha compiuto il suo corsus honorum. Nominato nel 2004 curatore capo del dipartimento “Film e Media”, ha conservato la guida anche quando il dipartimento è stato ampliato inglobando “Media e Performance Art” nel 2009. È stato nominato direttore del MoMA PS1 nel 2012, forte anche del successo ottenuto da alcune sue mostre tra cui spicca la celeberrima “The artist is present” di Marina Abramović curata al MoMA nel 2010.

Klaus Biesenbach
Klaus Biesenbach

UNA CARRIERA TRA LUCI E OMBRE

Una carriera con molte luci ma anche con alcune ombre. Se alcune mostre sono state di indiscutibile successo, come la già citata personale dell’Abramović e la grande retrospettiva dedicata a Yoko Ono, se Biesenbach è stato osannato dalla stampa per la più che apprezzabile iniziativa di trasformare temporaneamente il PS1 in un rifugio per accogliere i senzatetto durante l’uragano Sandy, altre scelte non hanno accolto gli stessi favori, anzi sono state aspramente criticate. In particolare la mostra di Björk nel 2015, definita da Jerry Saltz “un fiasco totale”. L’opinione pubblica ha criticato in maniera quasi compatta Biesenbach per aver trasformato uno dei più gloriosi musei americani nel Planet Hollywood, un luogo un po’ tamarro frequentato da star e starlette. La maggiore critica che viene avanzata nei confronti del curatore di origini tedesche è appunto legata ad una frequentazione assidua dello star system che lo porterebbe a prediligere nomi universalmente riconosciuti ad artisti altrettanto talentuosi ma decisamente meno noti.

ANCORA ACCUSE DI SESSISMO

E in un clima reso teso da #metoo, il movimento di denuncia di matrice femminista contro violenze e molestie nei confronti delle donne partito proprio dagli Stati Uniti e propagatosi in tutto il mondo, il PS1 è stato recentemente coinvolto in un’accusa di sessismo da parte di una curatrice americana, Nikki Columbus, che ha sporto denuncia alla Commissione per i diritti umani contro il MoMA PS1. La donna afferma di essere stata prima chiamata a dirigere il dipartimento di Performance Art e poi di essere stata scartata per aver provato a negoziare i suoi orari di lavoro per farli combaciare con i suoi impegni di madre. Un’accusa a cui il PS1 non ha mai risposto in maniera ufficiale, ma che ha gettato più di un’ombra sulle metodologie di lavoro e sulle differenze di genere nel reclutamento.

VERSO IL MOCA

In ogni caso, chiusa la lunga parentesi newyorchese, Klaus Biesenbach è pronto a volare al caldo della California.  “Come molti dei miei colleghi in tutto il mondo, vedo il MOCA come una delle istituzioni più vitali nel nostro campo, ed una delle più interessanti sotto il profilo dell’arte contemporanea“, ha dichiarato in una breve nota sul suo profilo Instagram il neo-direttore. A breve distanza, sempre su Instagram, il profilo ufficiale del museo conferma la notizia. E mentre il consiglio d’amministrazione del museo accoglie con entusiasmo Biesenbach, i commenti alla nomina non sono dei più lusinghieri. Alcuni utenti criticano la scelta di un ennesimo uomo bianco alla direzione di un’istituzione statunitense, altri ricordano l’accusa di discriminazione nei confronti delle donne che ha colpito sia il PS1 che il MOCA, altri ancora rispondono ironicamente che non vedono l’ora di vedere mostre dedicate ad artisti di Hollywood nel museo. Fatto sta che bisognerà aspettare il 2019 per vedere quale direzione prenderà il MOCA targato Klaus Biesenbach.

– Mariacristina Ferraioli

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Mariacristina Ferraioli
Mariacristina Ferraioli è giornalista, curatrice e critico d’arte. Dopo la laurea in Lettere Moderne con indirizzo Storia dell’Arte, si è trasferita a Parigi per seguire corsi di letteratura, filosofia e storia dell’arte presso la Sorbonne (Paris I e Paris 3). Ha conseguito il Master in Organizzazione e Comunicazione delle Arti Visive presso l’Accademia di Belle Arti di Brera. Ha vinto la Residenza per Curatori della Dena Foundation for Contemporary Art presso il Centre International d’Accueil et d’Echanges des Récollets di Parigi. Ha lavorato al Centre Pompidou collaborando alla realizzazione della mostra “Traces du Sacré” e ha pubblicato un testo critico sul catalogo della mostra. Ha coordinato l’ufficio Master dell’Accademia di Belle Arti di Brera e ha curato mostre sia in Italia che all’estero. Redattrice di Artribune, collabora stabilmente con Cosmopolitan Italia e Icon Design. Sta conseguendo un dottorato in Comunicazione e mercati: Economia, Marketing e Creatività presso l’Università Iulm di Milano ed è docente a contratto presso diverse istituzioni tra cui l’Accademia di Belle Arti di Brera.

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