Riapre al pubblico la Tate St Ives dopo la ristrutturazione. Le immagini

Un imponente piano di ristrutturazione ha investito la Tate St Ives, in Cornovaglia, che ha riaperto al pubblico il 14 ottobre con nuovi spazi espositivi e laboratori per la didattica. L’obiettivo? Inserire il museo nel circuito delle più importanti istituzioni internazionali per l’arte contemporanea…

La Tate St.Ives, 2017

Dopo l’ampliamento della Tate Modern inaugurato nel 2016 e costato 260 milioni di sterline, tocca ora alla Tate St Ives, in Cornovaglia, inaugurare un nuovo edificio accanto a quello già esistente che sarà comunque ristrutturato. L’opening si è svolto il 14 ottobre 2017, dopo una chiusura di 18 mesi. Il costo dei lavori si aggira intorno ai 20 milioni di sterline.

IL PROGETTO ARCHITETTONICO

Raddoppiati gli spazi espositivi con quasi 600 mq in più di gallerie e creati spazi per laboratori e nuove zone per accogliere il pubblico. Un intervento, firmato dallo studio di architettura Evans and Shalev, che nasce dalla necessità di ampliare il museo che negli anni ha visto quadruplicare il numero dei visitatori che si attestano oggi intorno alle 300.000 persone l’anno e che generano un indotto per tutto il territorio circostante quantificabile in 11 milioni di sterline. Il piano di ristrutturazione è stato finanziato in parte dal Cornwall Council, dall’Heritage Lottery Fund e dell’Arts Council England, in parte la Tate ha raccolto fondi attraverso trust privati, fondazioni e donatori individuali.

LA NUOVA STRUTTURA

Nel nuovo progetto si è cercato di porre l’accento soprattutto sull’impianto espositivo. Nella nuova galleria non ci sono finestre né aperture sui lati, ma la luce filtra solo dall’alto. L’intenzione primaria è quella di eliminare ogni possibile fonte di distrazione offerta dall’esterno per permettere ai visitatori di concentrarsi solo sulle opere. Per creare questa nuova galleria, è stato necessario scavare nella collina posta alle spalle della struttura originale della Tate St Ives. I piani inferiori occupati dagli uffici del personale e dalla nuova galleria sono sotterranei, ma grazie all’innovativo sistema di illuminazione a soffitto, gli ambienti sono comunque luminosi e spaziosi. Il rapporto tra l’interno e l’esterno è salvaguardato dalla costruzione di una serie di terrazze che affacciano direttamente sulle scogliere e sul mare circostante. Con la nuova impostazione, la Tate St Ives avrà gli spazi sufficienti per ospitare mostre di arte contemporanea e per mostrare una parte più ampia della sua collezione di arte moderna senza dover per forza chiudere al pubblico tra una mostra e l’altra.

La Tate St.Ives, 2017
La Tate St.Ives, 2017

LA TATE ST IVES

La Cornovaglia ha sempre attratto gli artisti fin dall’epoca vittoriana. Da qui sono passati personaggi del calibro di Barbara Hepworth, Alfred Wallis, Naum Gabo e Mark Rothko, attratti dalla particolare qualità della luce. Costruita tra il 1988 e il 1993, la Tate è stata edificata con l’intento di raccontare, attraverso le opere, l’arte inglese del XX secolo ed in particolare tra il 1920 e il 1960. In anni più recenti, accanto alla collezione permanente, il museo ha incominciato a ospitare mostre d’arte contemporanea anche di artisti internazionali. La mostra inaugurale? Sarà dedicata a Rebecca Warren, tra le maggiori artiste britanniche contemporanee.

– Mariacristina Ferraioli

Londra // 14 ottobre 2017 – 7 gennaio 2018
Rebecca Warren
Tate St Yves
Porthmeor Beach, Saint Ives
http://www.tate.org.uk

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Mariacristina Ferraioli
Mariacristina Ferraioli è giornalista, curatrice e critico d’arte. Dopo la laurea in Lettere Moderne con indirizzo Storia dell’Arte, si è trasferita a Parigi per seguire corsi di letteratura, filosofia e storia dell’arte presso la Sorbonne (Paris I e Paris 3). Ha conseguito il Master in Organizzazione e Comunicazione delle Arti Visive presso l’Accademia di Belle Arti di Brera. Ha vinto la Residenza per Curatori della Dena Foundation for Contemporary Art presso il Centre International d’Accueil et d’Echanges des Récollets di Parigi. Ha lavorato al Centre Pompidou collaborando alla realizzazione della mostra “Traces du Sacré” e ha pubblicato un testo critico sul catalogo della mostra. Ha coordinato l’ufficio Master dell’Accademia di Belle Arti di Brera e ha curato mostre sia in Italia che all’estero. Redattrice di Artribune, collabora stabilmente con Cosmopolitan Italia, Marie Claire Maison, Le Quotidien de l'Art. Ha conseguito un dottorato in Comunicazione e mercati: Economia, Marketing e Creatività presso l’Università Iulm di Milano, è docente a contratto presso diverse istituzioni e fa parte del team curatoriale di ArtLine, progetto d’arte pubblica del Comune di Milano nel parco di CityLife.