Vedere immaginando. Marisa Volpi a Roma

MLAC, Roma – fino al 15 maggio. A due anni dalla scomparsa di Marisa Volpi, il Museo Laboratorio di Arte Contemporanea della Sapienza dedica a quest’affascinante figura una mostra per ricordarne il valore di studiosa, critica militante, insegnante e affabile narratrice.

Ritratto fotografico di Marisa Volpi negli anni '80. Photo Carlotta Barillà
Ritratto fotografico di Marisa Volpi negli anni '80. Photo Carlotta Barillà

Lo studio di Marisa Volpi (Macerata, 1928 – Roma, 2015) compare davanti ai nostri occhi con l’elegante tavolo Tulip di Saarinen, la lampada arco di Castiglioni e le sedie Cesca di Breuner. Seduti intorno, accompagnando tè e biscotti Gentilini – come erano soliti fare a casa di Marisa –, Lorenza Trucchi, Maria Teresa Benedetti e Francesca Benedetti, protagonista della lettura di un racconto di Marisa. Insieme a documenti rari dell’Archivio, donato all’ateneo dalle nipoti Caterina e Paola Volpi, spicca l’opera di Giulio Paolini che ritrae lo studio di Via Panama, omaggio alla donna che per prima credette nel talento dell’artista.
Si crea un’atmosfera dolce e commossa durante l’inaugurazione, carica di sincera emozione. Un omaggio alla docente di Storia dell’arte contemporanea, legata alla Sapienza da un’esperienza ventennale. Fino al 13 maggio, ricorrenza della sua scomparsa, si susseguiranno al MLAC una serie di incontri e di approfondimenti volti a restituire almeno in parte la ricchezza di questa figura. Energica e raggiante nelle fotografie, ricche di contrasto, scattate dall’amico Mario Schifano il giorno del matrimonio con Ferdinando Orlandini.
Un’abile conversatrice, libera dalla rigidità degli schemi accademici. Un temperamento fuori dal comune, come risulta sfogliando le pagine di diario Le ore, i giorni, era dotata di un impulso non addomesticabile a commentare la vita, a distillarne gli umori in ampolle di ricordi, come a chiarirne le sfumature in un proprio codice di linguaggio: “E scrivere, così come faceva mia madre, Sylvia Plath, o anche io, è non trascurare la bellezza o l’angoscia del vivere”.

Mostra alla Galleria-Libreria Guida di Napoli, Mambor e Pascali. Photo Carlotta Barillà
Mostra alla Galleria-Libreria Guida di Napoli, Mambor e Pascali. Photo Carlotta Barillà

LA PASSIONE PER L’ARTE CONTEMPORANEA

Dopo aver conseguito la laurea in Filosofia, Marisa declina i suoi studi specializzandosi nella scuola di Roberto Longhi a Firenze, da cui attinge l’attenzione diligente per lo scrutinio delle fonti storiche. Il suo interesse per l’arte medievale e moderna, denotato dalla tesi sulla figura settecentesca di Corrado Giaquinto, viene arricchito da un fervore umanistico che la porta ad abbracciare l’arte contemporanea. Il primo articolo pubblicato su Paragone Arte, redatto a quattro mani con la femminista Carla Lonzi, è infatti un approfondimento sulla figura di Ben Shahn.
Inizia la critica militante che la vede collaborare con le gallerie La Salita e La Tartaruga, condividere e scambiare opinioni con personalità del calibro di Cesare Brandi e Giulio Carlo Argan, entrare in contatto con artisti come Piero Dorazio, Giosetta Fioroni, Carla Accardi, Pietro Consagra, Giulio Turcato, Emilio Vedova, Mario Merz.

Marisa Volpi alla II edizione di Documenta, Kassel 1956. Marisa Volpi con Carla Lonzi, Maurizio Calvesi e Vittorio Rubiu alla XXVIII Biennale di Venezia nel 1956. Photo Carlotta Barillà
Marisa Volpi alla II edizione di Documenta, Kassel 1956. Marisa Volpi con Carla Lonzi, Maurizio Calvesi e Vittorio Rubiu alla XXVIII Biennale di Venezia nel 1956. Photo Carlotta Barillà

LO SLANCIO NARRATIVO

Tra i suoi contributi fondamentali, Arte dopo il 1945. U.S.A., pubblicato nel 1969, ha il merito di aver inaugurato la stagione italiana di studi sull’arte statunitense. Ma la critica e l’insegnamento non potevano saziare lo spirito appassionato di Marisa, che decide di dedicarsi anche alla narrativa, vincendo il Premio Viareggio con il volume Il maestro della betulla (1986) e regalandoci racconti su artisti complessi e amati, nella tradizione della kunstnovelle e del romanzo d’arte Artemisia di Anna Banti (moglie di Roberto Longhi). Una ricostruzione psicologica degli artisti, dei loro tormenti e pulsioni, che tiene conto del contesto storico, letterario e culturale. Un’immersione nell’anima e nel loro sguardo di sensibili artefici, a ritroso nel tempo. Si parte spesso dalla desolazione e da momenti dell’esistenza privi di conforto per poi risalire al cuore delle problematiche interne, in una creatività fluida, complice di una scrittura tumultuosa e coinvolgente.

Giorgia Basili

Evento correlato
Nome eventoLo studio di Marisa Volpi. Arte critica scrittura
Vernissage20/04/2017
Duratadal 20/04/2017 al 15/05/2017
CuratoriStella Bottai , Antonella Sbrilli, Michela Santoro
Generedocumentaria
Spazio espositivoMLAC - MUSEO LABORATORIO DI ARTE CONTEMPORANEA
IndirizzoPiazzale Aldo Moro 5 - Roma - Lazio
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Giorgia Basili
Giorgia Basili (Roma, 1992) è laureata in Scienze dei Beni Culturali con una tesi sulla Satira della Pittura di Salvator Rosa, che si snoda su un triplice interesse: letterario, artistico e iconologico. Si è spe-cializzata in Storia dell'Arte alla Sapienza con una tesi di Critica d'arte sul cinema di Pier Paolo Pasolini, letto attraverso la lente warburghiana della Pathosformel. Collabora con diverse riviste di settore prediligendo tematiche quali l’arte urbana e il teatro, la cultu-ra e l’arte contemporanea nelle sue molteplici sfaccettature e derive mediali. Affascinata dall’innesto del visivo con la letteratura, di tea-tro e mitologia, si dedica alla scrittura di poesie per esprimere la propria sensibilità e il proprio pensiero estetico-critico su ciò che la circonda.