Una mostra a Sydney celebra 50 anni di iperrealismo. Anche con Maurizio Cattelan

Inaugura il 20 ottobre l’importante esposizione che celebra 50 anni di storia dell’iperrealismo alla National Gallery of Australia. Tra gli artisti in mostra c’è anche Maurizio Cattelan.

Sam Jinks Untitled (Kneeling woman) 2015. Courtesy the artist and Sullivan+Strumpf, Sydney
Sam Jinks Untitled (Kneeling woman) 2015. Courtesy the artist and Sullivan+Strumpf, Sydney

Raccontare 50 anni di storia della scultura iperrealista e il suo rapporto con il corpo umano: è questo il punto di partenza di Hyper Real: Sculpture 1973–2017 la grande mostra che la National Gallery of Australia di Sydney ha annunciato per il prossimo ottobre. Una retrospettiva complessa che sceglie un punto di vista unico per raccontare la storia del movimento. Non l’ennesima mostra sulla pittura, dunque, ma un’indagine approfondita sulla figurazione umana attraverso le opere di una trentina di artisti che, dagli anni Sessanta, si sono misurati con la complessità della scultura iperrealista. Il percorso espositivo non può naturalmente prescindere dai grandi pionieri americani come George Segal, con le sue sculture in gesso a grandezza naturale che ritraggono semplici gesti quotidiani o Duane Hanson, che evidenzia gli stereotipi della cultura americana con la sua classe media assidua frequentatrice di fast food e di viaggi organizzati, o John De Andrea, forse lo scultore iperrealista più famoso.

LA SCULTURA IPERREALISTA IN MOSTRA

Grande spazio in mostra è riservato anche ad artisti internazionali appartenenti a generazioni successive come lo spagnolo Juan Muñoz, il belga Berlinde de Bruyckere, il “nostro” Maurizio Cattelan e l’australiano Ron Mueck che gioca in casa. L’ossessione maniacale per il dettaglio è solo l’aspetto più evidente di una pratica artistica che non riproduce semplicemente in maniera pedissequa la realtà, ma racconta l’esistenza umana con le sue fatiche, la complessità degli stati d’animo, i difetti, le frustrazioni. Nata da una costola della Pop Art americana, la scultura iperrealista, ancor più della pittura, si serve di procedure laboriose e materiali innovativi. L’attenzione ossessiva per la riproduzione fedele del corpo umano, tuttavia, tipica della prima generazione di scultori, ha lasciato il posto nelle generazioni successive al racconto, ma anche al rapporto tra la figura umana e lo spazio.

– Mariacristina Ferraioli

Hyper Real: Sculpture 1973–2017
20 ottobre 2017 – 18 febbraio 2018
National Gallery of Australia
Parkes Place, Parkes ACT 2600
 Sydney 

Dati correlati
AutoriMaurizio Cattelan, Juan Muñoz, Berlinde De Bruyckere
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Mariacristina Ferraioli
Mariacristina Ferraioli è giornalista, curatrice e critico d’arte. Dopo la laurea in Lettere Moderne con indirizzo Storia dell’Arte, si è trasferita a Parigi per seguire corsi di letteratura, filosofia e storia dell’arte presso la Sorbonne (Paris I e Paris 3). Ha conseguito il Master in Organizzazione e Comunicazione delle Arti Visive presso l’Accademia di Belle Arti di Brera. Ha vinto la Residenza per Curatori della Dena Foundation for Contemporary Art presso il Centre International d’Accueil et d’Echanges des Récollets di Parigi. Ha lavorato al Centre Pompidou collaborando alla realizzazione della mostra “Traces du Sacré” e ha pubblicato un testo critico sul catalogo della mostra. Ha coordinato l’ufficio Master dell’Accademia di Belle Arti di Brera e ha curato mostre sia in Italia che all’estero. Redattrice di Artribune, collabora stabilmente con Cosmopolitan Italia, Marie Claire Maison, Le Quotidien de l'Art. Ha conseguito un dottorato in Comunicazione e mercati: Economia, Marketing e Creatività presso l’Università Iulm di Milano, è docente a contratto presso diverse istituzioni e fa parte del team curatoriale di ArtLine, progetto d’arte pubblica del Comune di Milano nel parco di CityLife.