Tre artisti per uno spazio. A Milano

Spazio 22, Milano – fino al 13 gennaio 2017. Tre gallerie, un unico numero civico. FL Gallery, Galleria Pack e – ospite di turno in questi mesi – Galerie Iragui di Mosca propongono altrettante monografiche di artisti che si collocano in una prospettiva internazionale.

Bruna Esposito, Untitled, 2016 – Courtesy the artist and FL Gallery – Photo credit Antonio Maniscalco
Bruna Esposito, Untitled, 2016 – Courtesy the artist and FL Gallery – Photo credit Antonio Maniscalco

È la quarta volta che Bruna Esposito (Roma, 1960) espone le sue opere nella galleria di Federico Luger, a Milano: e in questa occasione presenta due differenti progetti, uno inedito e un altro che, nella ripresa di temi e materie familiari all’artista, lo completa e lo integra.Le pareti della galleria sono costellate di occhi di pesce: fotografie sorprendenti che, nella decontestualizzazione del soggetto – quotidiano, quasi di “scarto” – creano universi nuovi in cui sembra di venir risucchiati, come in tanti buchi neri cosmici che, con la loro superficie lucida e specchiante, riflettono anche la nostra immagine, capovolgendo la funzione originaria di quell’occhio il quale, evidentemente, non può più osservare. Ma non solo voragine dell’ignoto e vortice misterioso: il contorno è iridescente, le cromie brillanti circondano il cerchio oscuro in un contrasto che colpisce e affascina. Al centro della sala, l’installazione di Esposito fatta con scope di bambù rivolte verso l’alto, quasi una foresta sonora grazie ai campanellini appesi qua e là, instaura un punto di contatto con le opere in legno del secondo artista, Jason Middlebrook (Jackson, Michigan, 1966).

DAL FIGURATIVO ALL’ASTRATTO

Quest’ultimo è stato selezionato dalla Galleria Pack, e chi già conosce l’opera dell’artista statunitense non può che stupirsi di fronte al radicale cambiamento di stile operato in questi più recenti lavori: dal figurativo, Middlebrook è passato a un astrattismo materico che si concretizza in tavole di legno sulle quali dipinge una sorta di “pelle” a rilievo, invitando a toccare l’opera, non solo a osservarla. Una geometria estrema, linee che disegnano labirinti essenziali o mappe ideali, percorsi contorti o forme che richiamano paesaggi spigolosi, decorazioni che si deformano in chiave optical ma che rispettano, sempre e inevitabilmente, i confini del legno, gli spazi della natura.

UN OSPITE MOSCOVITA

Come d’abitudine, Spazio 22 ospita una galleria straniera a cui affida il compito di scegliere un artista per proporlo nei locali milanesi: la russa Galerie Iragui ha puntato sulle ricerche di Pavel Pepperstein (Mosca, 1966) e sul suo progetto A History of Futuristic Hallucinations. Le opere hanno un che di dissacrante, con la loro ripresa di personaggi del passato (dagli antichi romani agli asceti buddisti, dai generali delle colonie britanniche agli uomini di Neanderthal) “raffigurati in momenti inquietanti della loro vita, in cui una visione di un futuro lontano si apre davanti a loro”. Immagini allucinatorie, appunto, dove passato e futuro si compenetrano, come si fondono immagine e parola, disegno e pittura. Quelle di Pepperstein sono opere fortemente simboliche e che, come in altri suoi progetti del passato, si caratterizzano per una notevole componente onirica.

Marta Santacatterina

Milano // fino al 13 gennaio 2017
Bruna Esposito – Davvero
FL GALLERY
Jason Middlebrook – My Grain
GALLERIA PACK
Pavel Pepperstein – A History of Futuristic Hallucinations
SPAZIO 22
Viale Sabotino 22
02 36554554
[email protected]
www.spazio22.com
MORE INFO:
https://www.artribune.com/dettaglio/evento/57634/bruna-esposito-davvero/
https://www.artribune.com/dettaglio/evento/57632/jason-middlebrook-my-grain/
https://www.artribune.com/dettaglio/evento/57633/pavel-pepperstein-a-history-of-futuristic-hallucinations/
Dati correlati
AutoriBruna Esposito, Jason Middlebrook, Pavel Pepperstein
Spazi espositiviFL GALLERY, GALLERIA PACK, SPAZIO 22
Indirizzo
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Marta Santacatterina
Giornalista pubblicista e dottore di ricerca in Storia dell'arte – titolo conseguito all'Università degli Studi di Parma con una tesi in Storia dell’arte medievale –, svolge da molti anni la professione di editor freelance per conto di varie case editrici ricoprendo anche, dal 2015 all’inizio del 2018, il ruolo di direttore editoriale del marchio Fermoeditore e della rivista collegata “fermomag”, sulla quale si è dedicata alle rubriche di arte, fotografia e mostre. Scrive per “Artribune” fin dalla nascita della rivista nel 2011, mentre più recenti sono le collaborazioni con il sito “Art&Dossier” – sul quale recensisce progetti allestiti in gallerie private –, con “La casa in ordine”, dove si occupa di designer emergenti e autoprodotti, e con la rivista “Dolcesalato”, su cui propone ai pasticceri suggestioni tratte dall'arte contemporanea. Scrive inoltre testi storico-artistici e sul fumetto per case editrici italiane (Giunti editore, Grafiche Step editrice ecc.) e statunitensi (Fantagraphics Books). Ha partecipato come giurata a concorsi di arte o fotografia e raramente cura delle mostre per artisti che riescono a convincerla grazie alla qualità dei lavori e alla solidità della loro poetica. Per la sede di Parma del Boston College, si occupa inoltre di attività di tutoring sull'arte contemporanea per studenti americani.