Alla maniera di Giulio Romano

Mantova celebra la “maniera” di Giulio Romano, artista rinascimentale che fece della città lombarda il suo luogo d’elezione.

Mantova è una città bellissima e degna cun si mova di mille miglia per vederla”, scriveva Torquato Tasso all’amico Antonio Costantini nell’agosto 1586. Anche ai giorni nostri, è probabile che in molti si ritroveranno a percorrere varie miglia per visitare la città lombarda in occasione della grande mostra allestita per celebrare Giulio Pippi de Jannuzzi, in arte Giulio Romano (nato a Roma nel 1492 o 1499 a seconda delle fonti, morto proprio a Mantova nel 1546).
In programma fino al 6 gennaio a Palazzo Ducale, Con nuova e stravagante maniera. Giulio Romano a Mantova è un ampio e composito evento cittadino, destinato a rinnovare una percezione generale dell’artista finora caratterizzata da forti chiaroscuri. Da un lato gravato dall’ombra del suo maestro, Raffaello Sanzio, dall’altro acceso dai fulmini critici indirizzati al suo manierismo, Giulio Romano è infatti rimasto oggetto di giudizi ambivalenti, ben sintetizzati da quello del Vasari, che parlò di artista “capriccioso e ingegnosissimo”.
Pittore, architetto, urbanista, incisore e designer, Giulio Romano incarna appieno l’ideale dell’artista totale rinascimentale, e al tempo stesso come nessun altro ha portato al superamento di tale archetipo di olimpica misura, infondendovi un’inedita vivacità.

GIULIO ROMANO E MANTOVA

Appena ventenne, nella natia Roma, Giulio è a fianco di Raffaello in tutte le sue maggiori commesse, dagli affreschi delle Logge Vaticane agli arazzi per la Cappella Sistina, distinguendosi al punto da risultare, nel 1520, erede testamentario del “divino” e assumendo così la guida della sua bottega. Quando viene chiamato a Mantova dal duca Federico II Gonzaga per essere nominato prefetto generale delle fabbriche e superiore delle vie urbane (una sorta di sovrintendenza generale della città), nel 1524, Giulio è dunque un artista di successo a Roma, l’allora centro del mondo: la scelta di trasferirsi in un contesto politico-culturale importante, ma comunque secondario rispetto alla sede papale, già di per sé dovrebbe far riflettere sul suo gusto per il nuovo e la personalità aperta (che, poi, sul trasferimento di Giulio possa aver influito anche il dover scampare allo scandalo per la diffusione di una sua opera pornografica, I Modi, è questione dibattuta, ma che di certo aggiunge ulteriore curiosità verso il personaggio).
A Mantova, Giulio Romano lascia un segno profondo con progetti che ridisegnano l’immagine e l’immaginario della città, trovando la sua massima realizzazione nel Palazzo Te, dove l’estro (soprattutto) pittorico dell’artista si diede a espandere, talvolta piegando e diffrangendo, quella “Grande Maniera” che il solito Vasari aveva inteso quale misura più piena del Rinascimento. Di fatto, è proprio all’esperienza mantovana di Giulio che la critica suole ricondurre la fondazione del Manierismo: un’esperienza in cui la “licenza”, ovvero l’allontanarsi dalla misura espressiva della precedente generazione artistica, diventa il tratto caratteristico del nuovo corso; nella combinazione della definita armonia raffaellesca e dello sfumato leonardesco, con una fantasia di forme e composizioni sempre più ardita, risiede in effetti un’eredità fondamentale dell’artista.

Complesso Museale Palazzo Ducale Sala di Troia; © Ministero per i Beni e le Attività culturali, Complesso Museale Palazzo Ducale di Mantova

Complesso Museale Palazzo Ducale Sala di Troia; © Ministero per i Beni e le Attività culturali, Complesso Museale Palazzo Ducale di Mantova

LA MOSTRA

La grande mostra organizzata a Mantova, a cura di un comitato scientifico guidato dal direttore di Palazzo Ducale, Peter Assmann, offre un’occasione preziosa per ripercorrere l’itinerario artistico di Giulio Romano, offrendo all’osservazione un complesso di opere mai riunite prima, innanzitutto grazie a un’importante collaborazione col Louvre: il suo Département des Arts Graphiques ha infatti prestato settantadue disegni, che, insieme a un’ampia serie di altre opere (dipinti, stampe, maioliche), sono stati organizzati in tre ampie sezioni espositive.
La prima, dal titolo Il segno di Giulio e allestita nel Castello di San Giorgio, risulta incentrata sulla grafica di progetto, con un anticipo dei grandi disegni che trovano la loro piena esposizione nella seconda sezione. Qui, Al modo di Giulio, i modelli vengono posti in diretto confronto con le decorazioni presenti nelle sale del Palazzo Ducale, in particolare nel celebre Appartamento di Troia, consentendo così di verificare corrispondenze e variazioni tra ideazione e messa in opera di grandi figurazioni ad affresco. Alla maniera di Giulio, nell’Appartamento della Rustica, chiude il percorso, con un approfondimento sia dell’opera architettonica dell’artista che dell’influsso avuto su discepoli ed epigoni.

LA CRITICA

Nel complesso, si tratta di uno straordinario insieme di opere, tale da permettere di accostare con nuovo slancio la questione del ruolo riconoscibile a Giulio Romano nella storia dell’arte. Al proposito, è il caso di ricordare come a partire dal Novecento egli sia stato oggetto di attenzioni non comuni da parte della critica, che molto si è spesa per segnalarne l’originale grandezza. Il ruolo ricoperto da Ernst Gombrich per mettere sulla mappa dell’arte globale sia Giulio Romano che Palazzo Te è noto: in tempi più recenti, vale richiamare almeno John Onians con le sue ipotesi – tanto discutibili quanto originali, riprese dal libro European Art. A Neuroarthistory – sul rapporto tra lo stile pittorico sviluppato dall’artista e l’umidità e nuvolosità tipiche dell’area mantovana, da cui sarebbe dipeso uno scompenso percettivo tale da allontanarne il tratto dal nitore raffaellesco appreso sotto i tersi cieli romani. Una visita a Mantova, magari in un’uggiosa giornata d’autunno, appare dunque un’ottima occasione per considerare, dal vivo, segni e umori dell’artista.

Giulio Romano, Nascita di Apollo e Diana. Parigi, Musée du Louvre

Giulio Romano, Nascita di Apollo e Diana. Parigi, Musée du Louvre

INTERVISTA AL DIRETTORE PETER ASSMANN

Quale ritiene sia lapporto più innovativo di questa nuova mostra alla percezione e al giudizio critico su Giulio Romano?
La figura artistica di Giulio Romano verrà presentata come “artista concettuale”, cioè un artista poliedrico che punta sulla creatività. Giulio Pippi detto Romano, con il suo approccio “con nuova e stravagante maniera”, come diceva Vasari, si è confrontato con compiti grandiosi, per esempio la ristrutturazione della città di Mantova, e invenzioni più piccole, come un vaso speciale per il banchetto del duca dei Gonzaga. Tutto questo attraverso una comunicazione artistica elaborata su disegni che si presentano in primis come una messa in scena, una composizione nuova e interessante.

I rapporti tra Maniera e Manierismo sono un rompicapo critico di lungo termine: quanto ritiene che possano essere rivisti, o almeno assestati, alla luce della nuova mostra mantovana?
Manierismo come indicazione di uno stile artistico del Cinquecento e inizio Seicento ormai è stato elaborato da decenni come tale, e trova in Giulio Romano un grande protagonista. La sua maniera unica diventava un modello di un discorso artistico che esportava le invenzioni italiane anche all’estero. Ovviamente questo è un argomento che andrebbe discusso a lungo: c’è una bella differenza tra Maniera e Manierismo. La Maniera punta su uno stile personale, il Manierismo descrive invece un movimento artistico europeo con certi parametri. La figura di Giulio Romano trova la sua posizione in entrambi i discorsi.

Complesso Museale Palazzo Ducale Palazzo dei Capitani e Domus Nova; © Ministero per i Beni e le Attività culturali, Complesso Museale Palazzo Ducale di Mantova

Complesso Museale Palazzo Ducale Palazzo dei Capitani e Domus Nova; © Ministero per i Beni e le Attività culturali, Complesso Museale Palazzo Ducale di Mantova

Quanto conta, a suo avviso, la possibilità di osservare tanta parte dellopera di Giulio Romano direttamente nei luoghi e nelle atmosfere in cui si è sviluppata?
La possibilità di confrontarsi con la creatività dell’artista sviluppata su carta, in confronto diretto con altre emanazioni dello spirito artistico giuliesco, fa sì che i nostri visitatori abbiano la possibilità di entrare direttamente nel mondo artistico di un personaggio che fu uno dei principali inventori di un nuovo concetto di fare arte.

Alla carriera di direttore di istituzioni museali e curatore lei ha sempre affiancato un autonomo percorso di artista poliedrico (incisore, pittore, scrittore): a partire dalla sua personale esperienza, quanto lincrocio di competenze, occasioni e sensibilità diverse può aver influito sullopera di un ingegno multiforme come Giulio Romano, e quanto ne ha definito l’opera?
Giulio Romano non fu solo artista, ma a lui fu affidato anche il ruolo di capo maestro, una sorta di soprintendente e direttore di museo ante litteram, perché si occupava non solo dei propri progetti, ma anche di tutto ciò che si svolgeva nell’area delle arti visive nel territorio dei Gonzaga: quindi valutava progetti artistici e collaboratori e lavorava anche sulle collezioni. Naturalmente una figura poliedrica può capire meglio una personalità di tale spessore, perché il continuo cambiamento di prospettive non è visto tanto come una cosa eccezionale, ma come parte integrante della propria esistenza e del lavoro quotidiano.

Luca Arnaudo

Articolo pubblicato su  Grandi Mostre  #18

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Luca Arnaudo

Luca Arnaudo

Luca Arnaudo è nato a Cuneo nel 1974, vive a Roma. Ha curato mostre presso istituzioni pubbliche e gallerie private, in Italia e all'estero; da critico d'arte è molto fedele ad Artribune, da scrittore frequenta forme risolutamente poco commerciali, come…

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