A Genova l’arte entra nel porto per raccontare la macchina invisibile del commercio globale
A Palazzo Ducale “Ninety Percent of Everything”, il progetto di U-BOOT Lab trasforma dati, suoni e immagini raccolti durante una residenza nel porto di Genova in un’installazione sulla crisi climatica e sulle infrastrutture del commercio globale
Quanto è visibile ciò che rende possibile la nostra vita quotidiana? Le navi che attraversano i mari, i container, i sistemi di comunicazione, il lavoro nei porti e le reti infrastrutturali che collegano luoghi lontanissimi costituiscono una macchina complessa, necessaria alla circolazione delle merci e, allo stesso tempo, “invisibile”. Una dinamica complessa che si trova al centro di Ninety Percent of Everything, installazione multicanale presentata da U-BOOT Lab dal 4 settembre al 4 ottobre 2026 nella Sala Liguria di Palazzo Ducale a Genova. Curato da Maria Pina Usai, il progetto nasce da una residenza artistica che ha portato due collettivi internazionali, Fish Tank e Fathom 30°, la factory sonora Stellare e l’artista Tiziana Alocci a lavorare tra il palazzo, il porto, il CNR-IRBIM (Istituto per le Ricerche Biologiche e Biotecnologiche Marine) e una nave cargo. Il risultato? Un ambiente audiovisivo nel quale dati scientifici e logistici, immagini, registrazioni sonore e testimonianze compongono una lettura del porto come luogo in cui si incontrano economia, ecologia, tecnologia e lavoro.

Il porto di Genova e la crisi climatica nell’installazione a Palazzo Ducale
Al centro di Ninety Percent of Everything c’è una grande proiezione a due canali che mette in relazione immagini in movimento, fotografie, registrazioni sonore, interviste e dati relativi al traffico navale, alla biodiversità marina, alle infrastrutture e al lavoro marittimo.
I diversi dati raccolti diventano strumenti per decodificare dei fenomeni di difficile comprensione, rendendoli pienamente visibili.
Alla proiezione si aggiungono due supporti che trasmettono dati in tempo reale: uno dedicato ai segnali AIS trasmessi dalle imbarcazioni che navigano nel porto di Genova attraverso un’antenna installata nello spazio espositivo; l’altro restituisce invece una mappa dinamica delle rotte delle navi cargo su scala globale.
Una geografia mobile fatta di coordinate, traiettorie e comunicazioni, arricchita dalle interviste e dai ritratti fotografici realizzati da Simone Lezzi che riportano al centro i lavoratori che fanno funzionare quotidianamente questa grande macchina commerciale.
Durante il periodo della mostra, incontri e workshop arricchiranno l’installazione attraverso materiali e testimonianze raccolti dal pubblico, destinati in parte a confluire nella pubblicazione conclusiva.
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La residenza tra porto, scienza e navigazione
La mostra è l’esito della prima residenza internazionale promossa da U-BOOT Lab, che attraverso una call ha raccolto candidature provenienti da 18 Paesi. Sono stati selezionati i collettivi under 35 Fish Tank (formato da Jennifer Yue Yuen Yu e Shawn Pak Hin Tang), e Fathom 30° (composto da Tamara Keller, Sofia Daniela Rudi Kent e Sun Woo Yoon). La ricerca è stata sviluppata tra il 15 e il 30 maggio, dove Fish Tank ha concentrato l’indagine sull’ambiente sonoro subacqueo, utilizzando registrazioni di segnali e vibrazioni per mappare le relazioni tra le diverse componenti del porto. Fathom 30° ha invece guardato ai momenti di interruzione della logistica – scioperi, rallentamenti e sospensioni – per individuare le fragilità del sistema del commercio globale. Il percorso è stato accompagnato dalla data artist Tiziana Alocci (Genova, 1989) e dalla factory sonora Stellare, composta da Ale Bavo, FiloQ e Raffaele Rebaudengo (con il supporto scientifico della biologa marina Francesca Garaventa e il contributo fotografico di Simone Lezzi).

Parola alla curatrice Maria Pina Usai
“Il progetto propone un rovesciamento di prospettiva rispetto a una lettura che considera la logistica marittima esclusivamente come causa di impatti ambientali, e invita a interrogare il ruolo che ciascuna di noi esercita nel sostenere questo sistema attraverso le proprie scelte quotidiane di consumo”, spiega la curatrice Maria Pina Usai. “L’obiettivo non è soltanto rendere visibile un’infrastruttura normalmente invisibile, ma spostare il pubblico da spettatore a soggetto direttamente coinvolto. In questa prospettiva, ‘Ninety Percent of Everything’ riconosce alle pratiche artistiche e culturali la capacità di costruire nuovi immaginari e di attivare forme di consapevolezza che possano contribuire a orientare comportamenti più sostenibili”.
Valentina Muzi
Ninety Percent of Everything
Sala Liguria, Palazzo Ducale – Piazza Matteotti 9, Genova
Dal 4 settembre al 4 ottobre 2026
Ingresso gratuito
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