A Roma c’è una mostra ispirata al realismo magico fatta da 5 artisti contemporanei

Fino al 24 luglio alla galleria Francesca Antonini Arte Contemporanea, gli artisti Alessia Armeni, Anne Buckwalter, Dario Carratta, Ruoxi Jin e Luca Rubegni si riuniscono intorno a una sensibilità che guarda al reale come a qualcosa di ambiguo e sospeso

Il titolo della nuova collettiva alla Francesca Antonini Arte Contemporanea, Dopo le sei di sera. Derive del realismo magico, non è un’operazione nostalgica sul Novecento italiano. È il tentativo di intercettare una sensibilità contemporanea che guarda al reale come a qualcosa di lievemente alterato: una realtà quotidiana, riconoscibile, eppure attraversata da una tensione silenziosa.

Dopo le sei di sera, Francesca Antonini Arte Contemporanea, Roma, Installation view, crediti di Filippo de Majo
Dopo le sei di sera, Francesca Antonini Arte Contemporanea, Roma, Installation view, crediti di Filippo de Majo

La mostra “Dopo le sei di sera” a Roma

La curatela è di Gaia Bobò, che chiarisce subito la posta in gioco. “Derive” non rinvia a un ritorno filologico al Realismo Magico storico – quello teorizzato da Franz Roh nel 1925 e declinato in Italia da Donghi, Casorati o Cagnaccio di San Pietro – ma a deviazioni laterali, a traiettorie atmosferiche che cinque artisti molto diversi hanno intercettato per conto proprio. Anche la formula Dopo le sei di sera funziona come dispositivo: evoca quel momento crepuscolare in cui gli spazi perdono definizione funzionale e si caricano di una qualità mentale. La frase, peraltro, compariva negli inviti della galleria sin dagli Anni Sessanta, quando l’allora Il Segno, sotto Angelica Savinio, la usava per indicare l’orario delle inaugurazioni: una notazione di servizio spostata oggi al centro. L’allestimento lavora per accordi più che per giustapposizioni. Le architetture rarefatte di Alessia Armeni (Roma, 1975) dialogano con le figure metafisiche di Luca Rubegni (Roma, 1993), mentre gli interni inquieti di Anne Buckwalter (Lancaster, PA, 1987) ele scene di Dario Carratta (Gallipoli 1988) – dove una mistica sommessa filtra dalle pieghe del reale – condividono la stessa frequenza perturbante. Le opere non si illustrano a vicenda: si rispondono a distanza, come stanze comunicanti.

Le installazioni di Ruoxi Jin alla Galleria Francesca Antonini di Roma

Scelta non scontata, in una mostra sul realismo magico, è l’inserimento delle installazioni di Ruoxi Jin (Harbin, China, 1997). L’artista lavora sull’incantamento degli oggetti, accostati per affinità improvvise fino a uno scatto epifanico; per la galleria firma un intervento site-specific con due finestre incastonate nelle nicchie architettoniche, che lasciano intravedere un altrove incognito. Jin non spiega ciò che si vede: trattiene l’alone di mistero, e proprio in questa reticenza le sue installazioni si rivelano uno dei punti più nitidi per leggere il realismo magico cercato dalla curatela. Un mistero-dietro-le-cose che si dà solo per riverbero.

Il Realismo Magico come postura

Più che uno stile comune, accomuna i cinque una postura: rallentare l’immagine, lasciar emergere ciò che di norma sfugge. In un presente saturo di visibilità immediata, è forse questa la ragione per cui il Realismo Magico torna a essere una categoria fertile – non come stile da riprodurre, ma come modo di abitare un reale sempre più nitido e sempre più irreale insieme.

Felicienne Lauro

Roma // fino al 24 luglio
Dopo le sei di sera. Derive del realismo magico
FRANCESCA ANTONINI ARTE CONTEMPORANEA – Via di Capo le Case, 4
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