A Torino c’è un confronto tra maestri: la mostra di Beato Angelico e Bartholomeus Spranger 

La rappresentazione del Giudizio universale è al centro del percorso espositivo. L’opera che Beato Angelico dedicò a questo tema, infatti, un secolo più tardi ispirò l’artista fiammingo e ora i lavori si possono osservare insieme

La mostra fiorentina dedicata al Beato Angelico è finita e le opere sono tornate nelle loro collocazioni originali. A Torino, ai Musei Reali, è tornata la stupenda Madonna dell’Umiltà, opera di un Beato Angelico vecchio e poetico. Ma non è tornata da sola. È stata accompagnata dal Giudizio Universale, conservato al Museo di San Marco a Firenze. Lo Spazio Scoperte del museo propone una significativa mostra di studio, intitolata Beato Angelico negli occhi di Bartholomeus Spranger. Giudizi Universali a confronto. È una comparazione tra le opere dei due artisti separati da oltre cento anni.  

Artisti a confronto: Beato Angelico e Bartholomeus Spranger 

Beato Angelico (Vicchio, 1395 ca. – Roma, 1455), mugellese, facente parte dell’ordine domenicano, è uno degli artisti più grandi del primo Rinascimento. Nella sua pittura spiritualità ed estetica, contemplazione e armonia si fondono in un unicum straordinario, immediatamente riconoscibile. Bartholomeus Spranger (Anversa, 1546 – Praga, 1611) durante la sua parabola artistica gira per le corti europee. Manierista stimato, dopo la formazione nelle Fiandre, passa per la Francia e giunge in Italia nel 1565. Nel nostro Paese soggiorna a Milano e a Parma e, poi, si reca a Roma per spingersi, al culmine della fama, verso Vienna e Praga dove lavora per Rodolfo II d’Asburgo, ritratto dall’Arcimboldo, creatore di straordinarie Wunderkammern.  

La mostra ai Musei Reali di Torino 

Viene qui proposto un confronto fra il Giudizio di Beato Angelico, che aveva creato un’invenzione iconografica per la rappresentazione di tale soggetto, e quello di Spranger, che si era ispirato a esso. Molti gli elementi rimasti identici, ma parecchie sono anche le modifiche. Il pittore fiorentino riprende tale modalità di rappresentazione del Giudizio dalla Città di Dio di Agostino d’Ippona, un modello che aveva preso piede nella tradizione teologica medievale. 

Il “Giudizio” di Beato Angelico e di Spranger 

Esso è proposto attraverso una struttura tripartita, in cui al centro è Cristo Giudice nel fulgore della gloria celeste, affiancato dalla Vergine, da San Giovanni Battista e da una schiera di santi. Nella parte inferiore vi sono le tombe aperte. Alla sinistra prendono posto i beati e alla destra i condannati sospinti dai demoni. I primi vengono guidati dagli angeli verso la Gerusalemme celeste e i dannati, divisi in gruppi a seconda dei peccati commessi, sono sospinti dai demoni nelle profondità dell’Inferno, dove li attendono i castighi eterni. Al centro di questa seconda parte è Lucifero. La vicinanza tra i dipinti è legata a motivazioni di ordine teologico, l’opera viene infatti commissionata a Sprenger, che la esegue nel 1571, dal Papa, per il convento domenicano del suo paese natale Bosco Marengo, in provincia di Alessandria. Ordine al quale era appartenuto anche l’Angelico. La brillantezza alla vista è data dal supporto sul quale l’opera è stata realizzata: una tavola di rame.  

Una mostra di studio, ma per tutti a Torino 

La mostra propone i risultati degli studi di natura scientifica sulle opere e aiuta il visitatore a leggerle in tutta la loro complessità, attraverso delle tavole iconografiche che descrivono ogni parte dei dipinti. Spranger inserisce nel suo Giudizio anche personalità del suo tempo storico, primo fra tutti papa Pio V, teologo e inquisitore, con san Carlo Borromeo e sant’Ignazio di Loyola artefice della Controriforma.  

Angela Madesani 

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Angela Madesani

Angela Madesani

Storica dell’arte e curatrice indipendente, è autrice, fra le altre cose, del volume “Le icone fluttuanti. Storia del cinema d’artista e della videoarte in Italia”, di “Storia della fotografia” per i tipi di Bruno Mondadori e di “Le intelligenze dell’arte”…

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