A Lugano ci sono 5 mostre dedicate all’Oriente da scoprire in giro per la città

Sono nei due principali musei cittadini, il Musec e il Masi, e anche da Primo Marella Gallery le cinque esposizioni dedicate all’arte orientale di ieri e di oggi che testimoniano l’affermata forza della cultura dell’Est anche in occidente

Cinque esposizioni: quattro nei due musei più importanti – il Masi e il Musec – e la quinta da Primo Marella Gallery, il cui fondatore con l’Estremo Oriente intrattiene una relazione almeno trentennale. Tutte a Lugano contemporaneamente. Può essere solo un caso? Difficile crederlo. Lugano non è Basilea che detiene nella Confederazione la leadership per l’arte contemporanea, non è nemmeno Ginevra città leader per la finanza, ma il collezionismo internazionale qui ha comunque salde radici. Lo si deve a una forte presenza di residenti stranieri molti dei quali che si avvalgono degli oculati servizi di gestionnaires de fortune e delle banche locali. È anche su questa base che gallerie e spazi istituzionali si muovono in scioltezza con le loro proposte. 

L’arte dell’Oriente conquista Lugano 

Nello specifico l’interesse per l’arte dell’Estremo Oriente si può spiegare due modi: il giapponesismo particolarmente sviluppato al Museo delle Culture è un filone che si è andato intensificando grazie all’acquisizione di collezioni private di grande prestigio, una fra tutte la collezione Ceschin Pilone-Fagioli costituita da oltre 10.000 immagini realizzate su svariati supporti. Diverso il discorso per le monografiche dedicate ad artisti contemporanei come i cinesi Zhang Hong Mei e He Wei o per la rassegna dei video provenienti dalla Corea del Sud. Questi testimoniano piuttosto la più che comprensibile attenzione per artisti poco conosciuti in Occidente, ma oggetto di grande attenzione in patria. Si tratta, dunque, di una presa d’atto: perché, come accade per qualsiasi altro genere di produzione materiale o immateriale, la pressione proveniente da est verso ovest non può più passare inosservata. 

Aldo Premoli 

Pittura e poesia. Uomini e dèi nell’arte giapponese dell’età moderna 

L’esposizione è costruita attorno a due recenti acquisizioni: sessantadue rotoli verticali realizzati tra il XV e il XX Secolo donati da Claudio Perino e sei monumentali paraventi del periodo Edo che fanno parte della collezione costituita da Maria Francesca Di Milia. L’uso di esporre un rotolo verticale dipinto (kakemono) nacque nell’VIII secolo in contesti religiosi per poi diffondersi anche nelle abitazioni private dove i kakemono erano appesi nel tokonoma, una nicchia ricavata nella parete. La funzione dei paraventi era, invece, quella di suddividere gli spazi abitativi, segnalando il rango e il gusto dei padroni di casa con la complessità e la preziosità delle decorazioni pittoriche, che correvano sulle diverse ante a comporre un’unica scena. A partire dalla seconda metà del XX Secolo, i tokonoma sono progressivamente scomparsi dalle abitazioni e la scrittura giapponese è cambiata al punto da rendere ardua la lettura delle calligrafie. Le abitazioni contemporanee, anche in Giappone, non dispongono più degli spazi atti ad accogliere questo genere di oggetti con le loro funzioni originarie. Kakemono e paraventi di squisita fattura hanno, però, conquistato nuovi estimatori nel circuito collezionistico quali raffinati oggetti d’arte. 

Lugano // fino al 17 maggio 2026 
Pittura e poesia. Uomini e dèi nell’arte giapponese dell’età moderna 
MUSEC – MUSEO DELLE CULTURE 
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Xilografia di Utagawa Hiroshige proveniente dalla Collezione Caudio Perino, Musec, Lugano
Xilografia di Utagawa Hiroshige proveniente dalla Collezione Caudio Perino, Musec, Lugano

Zhang Hong Mei. Fabric of the City 

Dell’artista cinese Zhang Hong Mei (Shandong, 1973) la mostra propone trenta opere recenti. Il vocabolo “fabric” del titolo allude al concetto di stratificazione urbana e sociale delle grandi metropoli cinesi. Dietro le intricate composizioni tessili della serie, si celano le riflessioni e le emozioni suscitate in Zhang Hong Mei da questi conglomerati di recente fattura. Nelle tele esposte frammenti di stoffa rossa, gialla, verde, blu e nera vengono minuziosamente ritagliati e assemblati secondo complessi schemi compositivi. Il tessuto fa da supporto a una cifra stilistica che nasce dall’incontro tra due elementi fondamentali. Il primo dettato dalla sua formazione nel design tessile, avviata in Cina e approfondita in Italia; il secondo dalla pratica del paper-cutting. L’uno e l’altro sono elementi profondamente radicati nella cultura popolare cinese. La ricerca di Zhang Hong Mei si distingue per la capacità di reinterpretarli in chiave contemporanea. Il percorso è arricchito da alcune sculture in cui il gesto del ritaglio si trasferisce dal tessuto alle lamine di acciaio. Sagomate e ripiegate come fossero carta sottile, danno forma a dinamiche architetture astratte. 

Lugano // fino al 5 luglio 2026 
Zhang Hong Mei. Fabric of the City 
MUSEC – MUSEO DELLE CULTURE 
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lugano Zang Hng Mei, City, 2025, Collage tessile e acrilico su tela © Zhang Hong Mei, Jinan
Zang Hng Mei, City, 2025, Collage tessile e acrilico su tela @Zhang Hong Mei, Jinan

I 47 rōnin. Hiroshige e la Scuola Utagawa al Musec 

In totale l’esposizione riunisce 35 stampe xilografiche provenienti dalla Collezione Claudio Perino e dall’Archivio Marco Fagioli. Si tratta di tre serie della Scuola Utagawa, molto influente perché produceva immagini popolari assai apprezzate e facilmente diffuse, praticando una sorta di “cultura visiva di massa” dell’epoca. In questo caso i soggetti ruotano intorno al dramma kabuki “Kanadehon Chūshingura”, ispirato alla leggendaria vicenda dei 47 rōnin, poco conosciuta in Occidente, ma celeberrima in Giappone. Gli elementi della “mitologia” nipponica ci sono tutti. Asano Naganori, nel XVIII Secolo viene costretto al suicidio rituale per aver aggredito Kira Yoshinaka nel castello dello shōgun Tokugawa Tsunayoshi, i suoi quarantasette samurai rimasti senza padrone decidono di vendicarlo, pianificano un attacco e uccidono Kira, consegnandosi poi alle autorità e suicidandosi a loro volta con dignità. La loro storia simbolo di lealtà e onore stata raccontata nel teatro, nelle stampe ukiyo-e e anche nel cinema. Tra gli artisti che rappresentarono l’episodio al Musec spicca Utagawa Hiroshige, uno dei più importanti pittori giapponesi del XIX Secolo. Accanto alle opere di Hiroshige sono presentate anche le serie del suo allievo Utagawa Shigenobu e di Utagawa Kuniteru.  

Lugano // dal 30 aprile al 4 ottobre 2026 
I 47 rōnin. Hiroshige e la Scuola Utagawa 
MUSEC – MUSEO DELLE CULTURE 
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K-NOW! Korean Video Art Today 

La mostra ospitata nello spazio ipogeo del LAC propone uno sguardo sulla videoarte della Corea del Sud, linguaggio profondamente intrecciato alle recenti turbolenze storiche di questo Paese. L’esposizione si apre in uno spazio buio con Citizen’s Forest una video installazione multicanale di Chan-kyong Park del 2016. Ha un formato panoramico allungato, che richiama l’orizzontalità dei rotoli distesi utilizzati nella pittura tradizionale asiatica. In questa dimensione sospesa e stratificata, cerimonie dello sciamanesimo popolare si intrecciano alla commemorazione di fatti tragici della storia coreana recente. All’opera di Park rispondono nello spazio attiguo i video di altri sette autori girati tra il 2027 e il 2024 raccolti dalle curatrici Francesca Benini (MASI) e Je Yun Moon, già vicedirettrice dell’Art Sonje Center di Seoul. Si tratta di opere della durata variabile tra i cinque e i ventisei minuti che prevedono di conseguenza una visita non frettolosa. 

Lugano // Fino al 19 luglio 2026 
K-NOW! Korean Video Art Today 
MASI 
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Sungsil Ryu, Fotogramma tratto da BJ Cherry Jang 2018.9, 2018 © Sungsil Ryu lugano
Sungsil Ryu, Fotogramma tratto da BJ Cherry Jang 2018.9, 2018 © Sungsil Ryu

HE WEI. Dreams in Mist, A Flicker of Color 

Nato nel 1987 in Cina, He Wei ha studiato prima all’Accademia di Belle Arti di Firenze e poi a Milano. La sua pittura che indaga l’origine di forme, volumi e colori in cerca di bellezza e bruttezza insieme, sembra navigare nella nebbia (“mist”) del dubbio. Nei ritratti ora in mostra nello spazio luganese una serie di corpi femminili si sdoppiano o si rifondono, le linee perdono rigidità, i margini si fanno sfumati, il bianco e nero predominante rivela un barlume di colore (“flicker of color”). Il tutto si intreccia in una serie di composizioni figurative dove appaiono corpi femminili ritratti in bianco e nero, ma percorsi da inserti cromatici astratti. Il realismo si appanna e le figure si rivelano essere presenze sospese tra riconoscibile e inesistente. Accostando il realismo alla deformazione, il familiare all’impossibile, He Wei prova a coinvolgere che guarda in un’esperienza estetica che prevede una contemplazione sospesa tra fascino e fastidio.  

Lugano // Fino al 27 aprile 2026 
HE WEI. Dreams in Mist, A Flicker of Color 
PRIMO MARELLA GALLERY 
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Veduta dell'esposizione di He Wei da Primo Marella Gallery @primomarellagallery Lugano
Veduta dell’esposizione di He Wei da Primo Marella Gallery, @primomarellagallery

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Aldo Premoli

Aldo Premoli

Milanese di nascita, dopo un lungo periodo trascorso in Sicilia ora risiede a Cernobbio. Lunghi periodi li trascorre a New York, dove lavorano i suoi figli. Tra il 1989 e il 2000 dirige “L’Uomo Vogue”. Nel 2001 fonda Apstudio e…

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