Sarà la cultura a salvarci da questi tempi difficili?

È un tempo complesso quello in cui stiamo vivendo: alla pandemia si somma il mito dell’immagine sempre più dilagante, che ci allontana dal mondo reale. Che cosa può fare la cultura per porre rimedio a tutto ciò?

Photo Pratik Gupta via Unsplash
Photo Pratik Gupta via Unsplash

Quante cose ci sta insegnando questa lunga stagione… Come sempre si ha opportunità di crescere nel dolore, nella crisi e grazie a incagli che ci obbligano a fermarci e riflettere: guardandoci intorno, guardandoci indietro. Così da poter essere in grado di pianificare un futuro più possibile.
Abbiamo bisogno della cultura. È questo un ulteriore insegnamento dalla crisi pandemica. Siamo fermi e ci “auscultiamo”.

Il mito della caverna di Platone © Artribune Magazine
Il mito della caverna di Platone © Artribune Magazine

VIVERE NELL’ILLUSIONE DELL’IMMAGINE

Di cosa ci si rende conto in questo momento di stallo? Che si vive nell’illusione dell’immagine. Siamo di fronte ancora una volta al mito della caverna di Platone. Non vediamo più la vita, la fotografiamo per gli altri, la rappresentiamo a essi. Non la sentiamo più, abbiamo bisogno del riscontro altrui (il like) per renderci conto che sia vera. Non si ha più un metro proprio di fortuna/sfortuna, benessere/malessere. Tutto è demandato al gradimento degli altri. Che a loro volta sono spettatori, non ci sono più protagonisti. La vita è una narrowcast dove ognuno dal proprio cellulare/telecomando vota con un like come vive un altro. Dal più estraneo degli influencer al più prossimo dei conoscenti. I primi non influenzano alcunché, a pensarci bene. Mostrano le loro vite, plastiche, artefatte, costruite per poter essere fotografate e riprese, per poter essere aspirate ma da nessuno vissute. I secondi spesso neanche li salutiamo se li incontriamo per strada. Pensiamo di sapere tutto di loro e dopo tutto “non c’è questa confidenza da addirittura rivolgergli la parola”. Li giudichiamo, questo sì: è la democrazia del XXI secolo. Perché fermarci a chiedergli “come stai?”, quando già lo so. Le illusioni raccontate sono gioie, benessere, bellezza (ovviamente per lo più stelline, perché in fondo vorremmo solo che gli altri ci invidiassero), raccontate da chi il più delle volte non solo non le vive queste esperienze (perché sono costruite, fasulle) ma non le conosce neanche, non ne ha gli strumenti. Ha bisogno del like degli altri per capire cosa vale (sé e la sua vita). Gente che trascorre feste, serate, viaggi scattando foto. Senza “vedere” sostanzialmente nulla, senza vivere nulla, bensì “registrando” affinché qualcuno si accorga che lui/lei esiste, “vive” nel senso mediatico del termine.

“La trasmissione virale ha esacerbato il tema del contatto, la vita e la percezione si sono ancor più rarefatte”.

In che modo ci può venire in aiuto la cultura quindi? Riscattandoci, come sempre. Come nessun altro più di lei è in grado di fare. Si è smarriti – o privi – di identità. Cultura è identità. Portare la memoria del passato, ricordandoci da dove veniamo, ci può insegnare chi siamo. La catarsi greca era quello stupore anche doloroso perché cruento che stimolava la riflessione, innescava la percezione, la sensibilità (facendo anche pagare il prezzo, emotivo, di una colpa). La cultura deve cortocircuitare una società seduta nell’illusione. Le persone non sentono più nulla, in senso emotivo, percettivo. Le grandi masse vivono di narrazione, seguendo schemi di ciò che l’altro può riconoscere all’interno di standard e stereotipi. Non si vive più di contatto ma di immagini. La trasmissione virale ha esacerbato il tema del contatto, la vita e la percezione si sono ancor più rarefatte. Che la cultura, in tutte le sue forme, al cinema, nei libri, a teatro, nelle canzoni, nei musei, ci pungoli a sentire chi siamo, che inneschi risvegli da cortocircuito. Che la cultura, ancora una volta, ci salvi.

Fabio Severino

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #64
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Fabio Severino
Fabio Severino, dottore di ricerca in Comunicazione e Master in Business Administration presso l'Università di Roma La Sapienza, si occupa di management culturale. È autore Treccani e columnist di Artribune. Dal 2016 senior advisor di Oltre venture. Tra le sue pubblicazioni: "Economia e marketing per la cultura" (FrancoAngeli, 2011), "Marketing dei libri" (Bibliografica, 2012), "Heritage Marketing" (FrancoAngeli, 2007), "Un marketing per la cultura" (FrancoAngeli, 2005), "Comunicare la cultura" (FrancoAngeli, 2007), "Sette idee per la cultura" (Labitalia, 2005).