I 20 musei italiani fuori dai giri segnalati dai lettori di Artribune

Qualche mese fa avevamo chiesto alla nostra readership di proporre i loro luoghi e musei meno noti preferiti: dalla Gypsotheca di Possagno all’umbra Scarzuola, ecco i vincitori.

Quali sono i luoghi e i musei italiani fuori mano e poco noti da non perdere?”, ha chiesto Artribune qualche mese fa ai suoi follower. I lettori hanno risposto. Da nord a sud, tra collezioni monotematiche, chiese e siti archeologici, ecco una selezione degli underdog preferiti dalla comunità.

– Giulia Giaume

1. LA GYPSOTHECA DI POSSAGNO

La Gypsotheca di Possagno CC Museo Canova

Nella Gypsotheca di Possagno – una delle tre parti in cui è diviso il Museo Canova della cittadina trevigiana – sono conservati i modelli originali in gesso delle opere del maestro del Neoclassicismo Antonio Canova. Voluta dal vescovo Giovanni Battista Sartori, fratellastro di Canova, nella città Natale dello scultore, la collezione di opere trovò posto all’interno di un edificio progettato dall’architetto Francesco Lazzari di Venezia (tra il 1834 e il 1844). Fortemente danneggiato durante la Prima Guerra Mondiale, lo spazio fu restaurato dai conservatori Stefano e Siro Serafin. Per evitare nuovi danni ai gessi e alla struttura, durante la Seconda Guerra Mondiale le statue furono trasferite nel Tempio di Possagno, dove rimasero fino al 1946. L’attuale allestimento recupera l’originale visione museologica di Sartori, il fondamentale contributo di Carlo Scarpa nel 1957. Questa gypsotheca, dal greco “raccolta di gessi”, è la più grande collezione monografica del suo genere d’Europa.

www.museocanova.it

2. IL SITO ARCHEOLOGICO DI HERDONIA IN PUGLIA

Gli scavi archeologici di Herdonia CC Giaianno

L’antica città romana di Herdonia, scoperta non lontano dall’attuale Ordona nel 1962 dall’archeologo Joseph Mertens, è nota come “la Pompei della Puglia”. Teatro di battaglie durante la seconda guerra punica, raggiunse l’apice del suo sviluppo in età imperiale, ospitò uno dei castelli di Federico di Svevia nel Duecento. Abbandonata attorno al XIV-XV secolo, fu ripopolata tra il XVII e XVIII secolo, e qui fu stabilito uno dei cinque siti voluti da Ferdinando IV di Borbone per riqualificare il tavoliere meridionale. Oggi sono visibili in tutta l’area le mura perimetrali dell’antico insediamento, i resti della porta principale, un complesso di costruzioni in laterizio e reticolato, i resti di due templi, di una basilica, del foro, di un mercato circolare, delle terme e di un piccolo anfiteatro, mentre all’esterno delle mura si estende una vasta necropoli (i manufatti di ceramica dauna qui ritrovati sono conservati nei musei di Foggia, Bari e Taranto). Dopo una prima interruzione degli scavi nel 2000 per via di un contenzioso tra il Ministero della Cultura e i proprietari dei terreni, questi sono ricominciati nel 2014 quando il Ministero è riuscito ad acquisire parte della proprietà. Ad oggi lo Stato sta cercando di acquisire il resto del terreno per continuare gli scavi. Nel sito sono organizzate rievocazioni in costume ed eventi teatrali, ma l’abbandono prolungato sta rendendo necessari nuovi interventi, voluti in particolare dalla cittadinanza che spera nell’istituzione di un apposito Parco Archeologico.

3. IL MUSEO GUADAGNUCCI DI MASSA

La collezione del museo Guadagnucci di Massa

Nella seicentesca Villa Rinchiosta di Massa – nata come casino di caccia e trasformata in villa per volere di Teresa Pamphili, giunta da Roma in sposa di Carlo II Cybo Malaspina – c’è il Museo Guadagnucci, che ospita una vasta collezione di opere (46) eseguite dallo scultore Gigi Guadagnucci (Massa, 1915 – 2013) nell’arco di tutta la sua produzione artistica, tra il 1857 e il 2005. Formatosi in Francia e vissuto a lungo a Parigi, Guadagnucci è stato uno dei principali maestri del marmo del XX secolo: il museo, aperto nel 2015 per il centenario dalla nascita del maestro, trae origine dalla donazione di un consistente nucleo di sue opere ceduto dall’artista e dalla moglie al Comune di Massa nel 2012. La sede – il piano terra e quello interrato della villa dell’architetto Alessandro Bergamini, immersa in un grande parco – era stata scelta mentre Guadagnucci era ancora in vita per diventare un “polo di arte contemporanea”.

4. IL PARCO DI SCULTURE FIUMARA D’ARTE IN SICILIA

Fiumara d’Arte

A Motta d’Affermo, in provincia di Messina, c’è il parco di sculture Fiumara d’Arte di Antonio Presti, realizzato tra il 1990 e il 2010. Gestito dalla Fondazione Fiumara d’Arte, il parco ripercorre idealmente il tracciato del fiume con lo scopo di valorizzare il territorio attraverso l’arte contemporanea. Le opere, poste in punti panoramici distanti dal centro abitato, includono le spettacolari Energia mediterranea di Antonio Di Palma è un’installazione ambientale in cemento dipinto di azzurro che riproduce la forma di un’onda marina, e 38° Parallelo – Piramide di Mauro Staccioli, opera monumentale cava e percorribile, le cui coordinate coincidono con il trentottesimo parallelo indicando il punto di contatto tra l’astrazione matematica e la realtà della natura.

5. IL TEATRO ANDROMEDA A SANTO STEFANO DI QUISQUINIA

Il Teatro Andromeda a Santo Stefano di Quisquinia

Allo stesso tempo teatro all’aria aperta e installazione, l’Andromeda si trova a Santo Stefano di Quisquinia, in provincia di Agrigento. Costruito dal pastore-artista Lorenzo Reina, il Teatro Andromeda sorge in una zona panoramica di Santo Stefano, a 900 metri sul livello del mare, è composto da un palco circolare e 108 posti a sedere in pietra che riproducono in numero e disposizione le stelle della costellazione di Andromeda. Durante il solstizio d’estate, l’ombra del sole proiettata da un disco posto alle spalle del palco produce un cerchio che coincide con uno spazio nero circolare sul palco. Presentato alla XVI edizione della Mostra internazionale di architettura della Biennale di Venezia, è definito “il teatro in pietra più alto del mondo”.

6. IL TEMPIO DI HERA A METAPONTO

Il Tempio di Hera a Metaponto ph Giugiuiac

A pochi chilometri da Matera, nel comune di Bernalda, sorgono le Tavole Palatine: sono i resti di un tempio dorico del VI secolo a.C. dedicato alla divinità greca Hera, composto da 15 colonne con scanalature e capitelli di ordine dorico. Il tempio, legato a un santuario extraurbano, era stato inizialmente attribuito al culto di Atena e, dopo il ritrovamento di un frammento di un vaso, delle statuette e una dedica votiva per la dea Hera negli anni Venti, correttamente attribuito alla divinità olimpica. Restaurate nel 1961 ma note nei secoli precedenti, le Tavole Palatine erano localmente definite anche “Mensole Palatine” o “Colonne Palatine”, probabilmente in ricordo alle lotte contro i Saraceni dei Paladini di Francia, oppure “Scuola di Pitagora” e “Mensae Imperatoris”, probabilmente a ricordo dell’imperatore Ottone II che, nella spedizione contro i Saraceni del 982, si accampò a Metaponto.

7. IL PARCO DI SCULTURE DI SANTA SOFIA

Parco di sculture di Santa Sofia CC FAI

Il Parco fluviale di sculture a Santa Sofia, in provincia di Forlì-Cesena, nasce nel 1993 quando l’amministrazione comunale e Romagna Acque-Società delle Fonti decisero di istituire un museo a cielo aperto con opere di artisti come Mauro Staccioli, Hidetoshi Nagasawa e Francesco Somaini che dialogassero con il paesaggio e il fiume Bidente, dal Parco della Resistenza di Santa Sofia a Capaccio. In continua espansione – da poco più di un anno si è aggiunto il Cono tronco di Arnaldo Pomodoro (gemello di quello newyorchese), concesso per cinque anni dall’omonima fondazione al Comune di Santa Sofia in comodato d’uso – il museo ospita oggi 12 lavori di vari stili e fatture.

8. IL MUSEO STIBBERT DI FIRENZE

La collezione del Museo Stibbert

All’interno di Villa Montughi, a Firenze, c’è l’insolito Museo Stibbert con la sua collezione di armi antiche, armature e manufatti artistici. La collezione, donata dall’inglese di madre toscana Frederick Stibbert, è uno dei più interessanti esempi di eclettismo ottocentesco, come il palazzo in cui è ospitato. Stibbert – che si era arricchito in Inghilterra con le ferrovie si era poi stabilito a Firenze dove, alla fine dell’Ottocento, aveva restaurato e ingrandito la villa appartenuta alla famiglia Davanzati – alla sua morte donò l’edificio, il parco e le collezioni alla città, facendo nascere la fondazione che aprì la casa al pubblico. Il museo è per questo considerato una dimostrazione di amore della comunità inglese ottocentesca (al tempo considerevole) nei confronti di Firenze.

www.museostibbert.it

9. IL GIARDINO DEI CIUCIOI A LAVIS IN TRENTINO

Il giardino dei Ciucioi

Il giardino Bortolotti detto “dei Ciucioi“, è un esempio di architettura romantica di Lavis, in Trentino, che vuole simulare un paesaggio fantastico e pittoresco. Completato nel 1860 per volontà di Tommaso Bortolotti da Lavis (sindaco della città nella prima metà del XIX secolo) nei pressi delle salite del Bristol, il giardino ospitò all’apice del suo splendore una suggestiva cornice di piante rare ed esotiche disposte in due serre che si inserivano con eleganza nel panorama con ampie terrazze coltivate. Il complesso, oggi del Comune, è una fantasiosa rassegna di stili architettonici e riprende stilemi ottocenteschi del nord Europa: se la sua architettura naturalizzata con sassi a vista richiama l’antico Castelliere preistorico, spiccano anche delle strutture ad archi di ispirazione gotica e orientaleggiante.

10. LA CENTRALE MONTEMARTINI DI ROMA

Centrale Montemartini – Roma

Tantissime le segnalazioni a Roma. La prima è quella della suggestiva Centrale Montemartini, secondo polo espositivo dei Musei Capitolini e notevole esempio di riconversione a sede museale di un edificio di archeologia industriale. La Centrale è infatti il primo impianto pubblico di Roma per la produzione di energia elettrica, allestito a museo dal 1997, quando furono trasferiti al suo una selezione di sculture e reperti archeologici.

11. IL PALAZZO EMILEI-FORTI A VERONA

Palazzo Emilei Forti ph Andrea Bertozzi

Palazzo Emilei-Forti, nel centro storico di Verona a due passi da Piazza delle Erbe, nasce dall’unione fra il Palazzo medioevale di Ezzelino da Romano ed il Palazzo rinascimentale “Emilei-Forti”. Per molto tempo ha ospitato l’omonima Galleria d’arte moderna, ma è diventato dal 2012 sede del Museo dell’Opera AMO: Arena MuseOpera, nello spazio museale di Palazzo Forti, a pochi passi dalla centralissima piazza delle Erbe, dedicato all’opera lirica. Il museo ha come scopo la valorizzazione e divulgazione della cultura lirica proprio a Verona, città che grazie allo storico festival areniano è diventata una delle capitali internazionali dell’opera, forma artistica che in Italia ha trovato la sua massima espressione. Attraverso spartiti autografi, missive, appunti, schizzi dei più grandi compositori come Verdi, Bellini, Rossini, Puccini, Donizetti, oltre che abiti di scena originali, parti di scenografia, fotografie, bozzetti di grandi scenografi e costumisti, si vuole raccontare una delle arti più distintive della cultura italiana.

12. IL GIARDINO DI DANIEL SPOERRI SULL’AMIATA

Il giardino di Daniel Spoerri

A Seggiano, in provincia di Grosseto, c’è un parco-giardino di circa 16 ettari tra il borgo e la frazione di Pescina, sul Monte Amiata, in una località nota come Paradiso: è il giardino di Daniel Spoerri, un parco artistico situato ideato dall’omonimo artista svizzero. Arrivato in Toscana negli anni Novanta, Spoerri decise di istituire qui la sua abitazione-laboratorio, progettando un parco-museo di sculture e installazioni. Inaugurato nel 1997, insieme alla fondazione Il Giardino di Daniel Spoerri – Hic Terminus Haeret, il parco non ospita solo le sue opere ma accoglie ed espone installazioni di più di quaranta artisti diversi, da Jean Tinguely e Erwin Wurm e Meret Oppenheimer.

13. IL MUSEO REVOLTELLA DI TRIESTE

Il Museo Revoltella di Trieste

Il Museo Revoltella di Trieste è una rilevante galleria d’arte moderna istituita nel palazzo del barone Pasquale Revoltella, morto a metà dell’Ottocento: questi dispose nel testamento di lasciare alla città sia l’edificio, sia la propria collezione d’arte, sia una cospicua rendita che ha permesso al museo di arricchire di anno in anno il proprio patrimonio. Dalla fine dell’Ottocento il museo ospita opere di Hayez, Morelli, Favretto, Nono, Palizzi e Previati, e nel giro di due secoli si è progressivamente arricchito con opere di grande valore, come la celebre Signora col cane di De Nittis. Nel corso del Novecento il museo è diventato un importante riferimento per l’arte moderna e contemporanea, con opere di Casorati, Sironi, Carrà, Mascherini, Bolaffio, Morandi, De Chirico, Manzù, Marini, Fontana e Burri. Negli anni Sessanta il Museo Revoltella ha poi acquisendo il vicino palazzo Brunner, dove, attraverso una lunga opera di ristrutturazione, iniziata nel 1968 su progetto di Carlo Scarpa e terminata nel 1991, sono stati ricavati nuovi spazi espositivi.

www.museorevoltella.it

14. IL MUSEO DELLA GIOSTRA A BERGANTINO

Museo della giostra

Il Museo della Giostra e dello Spettacolo Popolare di Bergantino, in provincia di Rovigo, nasce come centro culturale di ricerca e di documentazione storica del mondo dello spettacolo popolare itinerante. Dalle fiere di paese alle giostre dei moderni luna park, il museo, inaugurato nel 1999 dentro Palazzo Strozzi, celebra la tradizione dello spettacolo itinerante di Bergantino. L’esposizione alterna fotografie, stampe, filmati e dipinti – con materiale iconografico dal Museo nazionale delle arti e tradizioni popolari di Roma, dal Centro Etnografico di Ferrara e dall’Accademia dei Concordi di Rovigo – a strumenti musicali, manufatti e modellini d’epoca, come una giostra per bambini di fine Ottocento.

www.museodellagiostra.it

15. IL MUSEO DELLA FRUTTA DI TORINO

Museo della Frutta di Torino

Il Museo della Frutta di Torino ospita una collezione di oltre mille artificiali plastici modellati nella seconda metà dell’Ottocento da Francesco Garnier Valletti (Giaveno, 1808 – Torino, 1889), eccentrico artigiano, artista e scienziato. Il museo mette a confronto molte varietà di frutta coltivata a fine Ottocento, perfettamente documentate da Garnier Valletti, con quelle in vendita oggi, permettendo di osservare l’evoluzione della produzione e del consumo ortofrutticolo, della biodiversità e della ricerca. Collocato nel Palazzo degli Istituti Anatomici, il Museo della Frutta propone insieme al Museo di Anatomia Umana e al Museo di Antropologia Criminale dedicato a Cesare Lombroso una visione articolata del positivismo scientifico che ha trovato, tra fine Ottocento e inizio Novecento, il suo centro nella città di Torino.

www.museodellafrutta.it

16. LA SCARZUOLA IN UMBRIA

La Scarzuola

La Scarzuola, una località rurale in provincia di Terni, è relativamente famosa per essere il luogo dove l’architetto milanese Tomaso Buzzi costruì nella seconda metà del secolo scorso la sua “città-teatro”, una sorta di figurazione della città ideale. Gemmata da un convento – costruito là dove si narra sia vissuto San Francesco d’Assisi, la Scarzuola è un gioiello architettonico interamente composto di tufo: Buzzi ha elaborato questa struttura dai tratti metafisici e surreali come metafora di un viaggio mistico-esoterico attraverso la storia umana alla ricerca della verità basato sul poema illustrato italiano Hypnerotomachia Poliphili. L’opera è formata da costruzioni raggruppate in rappresentazioni sceniche dove sono replicati Villa Adrian, Villa d’Este, i sette edifici nell’Acropoli (Partenone, Colosseo, Pantheon, Piramide, Torre dei Venti, Tempio di Vesta, la torre dell’orologio di Mantova) e Bomarzo. Oggi la Scarzuola è un parco privato ed è visitabile con l’accompagnamento di Marco Solari, proprietario del parco e nipote di Tomaso Buzzi.

www.lascarzuola.it

17. LA CASA MUSEO ANDERSEN A ROMA

Il Museo Andersen a Roma ph Lalupa

C’è poi la casa museo dello scultore norvegese-americano Hendrik Christian Andersen (Bergen, 1872-Roma, 1940), nell’edificio fatto costruire e decorato da lui a partire dal 1922 in stile eclettico neo-rinascimentale. La palazzina ospita due grandi atelier con oltre 700 opere dell’artista – tra sculture di gesso e bronzo, dipinti e opere grafiche – e la sua abitazione (ora usata per mostre temporanee dedicate ad artisti stranieri tra Otto-Novecento e contemporaneità).

18. IL MUSEO BODONIANO DI PARMA

Museo Bodoniano di Parma

Il Museo Bodoniano di Parma è il più antico museo della stampa in Italia e il terzo in Europa, inaugurato nel 1963 in occasione del 150° anniversario della morte di Giambattista Bodoni, il tipografo piemontese che rese la città capitale mondiale della stampa a partire dalla seconda metà del Settecento. Posto all’interno del Palazzo farnesiano della Pilotta e accessibile dalla Biblioteca Palatina, il museo ospita migliaia di volumi, carteggi e strumenti tipografici della stamperia Bodoni, dalle matrici ai torchi, e soprattutto un migliaio di edizioni bodoniane, alcune uniche e rarissime (in seta e pergamena), che costituiscono una delle più ricche collezioni al mondo.

www.museobodoniano.it

19. IL MUSEO DELLA CARTA DI PESCIA

Museo della Carta di Pescia

Il Museo della Carta di Pescia, in provincia di Pistoia, è nato nel 196 per preservare e tramandare l’antica arte della lavorazione e fabbricazione della carta “a mano” e far conoscere l’importanza e l’evoluzione della produzione della carta, che ha caratterizzato il territorio pesciatino dalla fine del XV secolo. Gestita dall’Associazione Museo della Carta di Pescia ETS-Onlus, la struttura dispone di spazi espositivi, aule, una biblioteca e una sala conferenze, offre la possibilità di partecipare a laboratori didattici finalizzati a conoscere la storia della carta e le tecniche di fabbricazione. È anche interattivo: attraverso l’utilizzo di copie dei macchinari originali i visitatori possono creare un foglio di carta a mano seguendo le antiche tecniche dei mastri cartai.

www.museodellacarta.org

20. IL PALAZZO DEI PAPI A VITERBO

Forse il più celebre dei siti off the grid qui selezionati, il Palazzo dei Papi di Viterbo è il simbolo della città di Viterbo, parte del polo monumentale del Colle del Duomo. Nato da un ampliamento del palazzo della Curia vescovile della città, ospitò papa Alessandro IV, scappato da Roma nel 1257 per l’ostilità del popolo e dei nobili romani capitanati dal senatore Brancaleone degli Andalò. Il Capitano del Popolo Raniero Gatti gestì l’ampliamento e fece costruire la grande sala per le udienze nota come “Aula del Conclave” per aver ospitato il primo e più lungo conclave della storia nel 1268-1271, durato 1006 giorni. Oggi, oltre all’Aula del Conclave, diverse parti del Palazzo sono aperte al pubblico, come la bellissima Loggia delle benedizioni, caratterizzata da una serie di archi ogivali trilobati che costituiscono la scena di Piazza San Lorenzo e la Sala Gualterio, interamente affrescata e caratterizzata dallo stemma di papa Clemente IV (di cui i viterbesi chiesero la beatificazione).

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Giulia Giaume
Amante della cultura in ogni sua forma, è divoratrice di libri, spettacoli, mostre e balletti. Laureata in Lettere Moderne, con una tesi sul Furioso, e in Scienze Storiche, indirizzo di Storia Contemporanea, ha frequentato l'VIII edizione del master di giornalismo Walter Tobagi. Collabora con diverse riviste su temi culturali, diritti civili e tutto ciò che è manifestazione della cultura umana, semplicemente perché non può farne a meno.