Etichette d’artista. Tutti (o quasi) i vini che puntano sull’arte

Ma cosa si intende per vini d’artista? I vini le cui etichette sono firmate da artisti noti o emergenti. Se il sapore del vino e le sue peculiarità rimangono inalterate, la cantina guadagna in pregio e creatività.

L’etichetta del vino, insieme al volume e al design della bottiglia, è tra i primi elementi a colpire l’attenzione di un consumatore. Ha il difficile compito di indurre la curiosità, raccontare visivamente il carattere del vino e di chi lo produce e, perché no, trasmettere delle emozioni a priori, ancor prima di poter degustare il contenuto della bottiglia. Per non presentarsi a mani vuote a Capodanno, il vino può essere sempre una buona idea. Ne abbiamo selezionato alcune tipologie che pensiamo possano catturare lo sguardo di chi le regala e di chi le riceve.

– Giorgia Basili

1. LE ETICHETTE DI STEFANO VITALE PER DONNAFUGATA

etichetta mille e una notte, donna fugata

Nel 1994 l’incontro casuale tra Stefano Vitale e Gabriella Anca Rallo, che insieme al marito Giacomo aveva fondato la casa vinicola Donnafugata, segnò l’inizio di una lunga avventura condivisa. Nel 2018 Donnafugata ha persino curato la mostra Inseguendo Donnafugata insieme al FAI – Fondo Ambiente Italiano per celebrare questa unione in una cornice d’eccezione: Villa Necchi Campiglio. Inoltre, Donnafugata ha stretto due collaborazioni con Dolce&Gabbana dando vita prima a Tancredi 2017 Edizione Limitata poi a Rosa, un inedito vino rosato dalla personalità fruttata e floreale. Tancredi è il rosso di Donnafugata che insieme a Dolce & Gabbana propone un’edizione limitata dell’eccellente vendemmia 2017, proveniente dalla Tenuta di Contessa Entellina. Dal colore rosso rubino intenso, Tancredi 2017 Edizione Limitata unisce note di frutta rossa, gelso e mirtillo, a note balsamiche e a delicati sentori di liquirizia e tabacco dolce.

2. GIUSEPPE PENONE E IL BAROLO BATTUTO ALL’ASTA

Giuseppe Penone per Barolo en Primeur

Le bottiglie di Barolo en primeur sono state vestite quest’anno dalle etichette firmate dal celebre artista del movimento dell’Arte Povera, Giuseppe Penone. Il Barolo en primeur è stato battuto all’asta a novembre 2021, in collegamento diretto con New York: hanno partecipato molti bidder internazionali in lotta per aggiudicarsi le 14 barrique di Barolo Gustava dell’annata 2020, ad ogni barrique era stato abbinato un progetto solidale. L’operazione è stata promossa dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo, in collaborazione con la Fondazione CRC Donare e con il Consorzio di Tutela Barolo Barbaresco Alba Langhe e Dogliani.

3.  LE CASSE D’ARTISTA DEL PROGETTO ARTIFERA

Giuseppe Vassallo, Un fallace asintoto, olio su tavola, cm 30×20, 2021

Il progetto Artifera, ideato e curato da Giovanni Scucces (storico dell’arte e giornalista), è nato dall’intesa fra la sua galleria SACCA e tre aziende vitivinicole: Di Giovanna (Contessa Entellina e Sambuca di Sicilia, tra le provincie di Palermo e Agrigento), Frasca (Modica) che ha scelto i vini Madre Terra 2020 e Transizione 2017 e Quignones (Licata) che porta avanti una produzione vinicola naturale grazie all’uso di vitigni rari e ha destinato al progetto Artifera i vini della linea Largasia, in particolare il Petit Verdot (2018) e l’Inzolia Chardonnay (2020). Gli artisti coinvolti sono: Giuseppe Costa (1980, Palermo), Marilina Marchica (1984, Agrigento), Gabriele Salvo Buzzanca (1986, Barcellona Pozzo di Gotto), Federico Severino (1990, Catania), Giuseppe Vassallo (1990, Palermo).  Ogni cantina ha realizzato una collezione di cassette d’artista a tiratura limitata (25 o 35 esemplari), e il cofanetto contiene due bottiglie pregiate. Le opere sono realizzate direttamente su un coperchio estraibile in legno in modo che sia possibile esporle integrando il cofanetto o separatamente (con o senza cornice).

4. I SODI DI DAN NICCOLÒ CON LE ILLUSTRAZIONI DELL’ORNITOLOGO JOHN GOULD

La cantina Castellare di Castellina è stata fondata nel 1977 in Chianti Classico. Ogni anno, dal 1977 in poi, l’etichetta de I Sodi di S. Niccolò è stata impreziosita da una diversa illustrazione a firma di John Gould. In particolare, le bottiglie che celebrano i 40 anni di vendemmie de I Sodi di S. Niccolò sono accompagnate dalla raccolta delle illustrazioni dell’ornitologo e naturalista britannico. Il volume raccoglie le illustrazioni dei 40 volatili riprodotti sulle etichette delle prime 40 annate.

5. L’OPERA DI PAOLO CANEVARI SULLE BOTTIGLIE DI CAPRAI

L’opera di Paolo Canevari sulle bottiglie di Caprai ph Marius Mele

L’etichetta del Sagrantino dei Cinquant’anni (Caprai è nata nel 1971) è stata affidata all’artista romano Paolo Canevari (Roma, 1963) che usa sagome in foglia d’oro per richiamare la tradizione pittorica medievale. L’etichetta minimale ed elegante rimanda ad un’opera di Benozzo Gozzoli – legato a Montefalco e già protagonista dell’azione filantropica di Caprai – custodita a Terni: il Matrimonio Mistico di Santa Caterina d’Alessandria del 1466. Canevari si è avvalso dell’expertise degli artigiani fiorentini della bottega di Giusto Manetti Battiloro nata nel lontano 1600. Le bottiglie sono destinate ad invecchiare fino ad altri 30 anni, grazie ad una vinificazione integrale suggerita dall’enologo Michel Rolland.

6. LA CANTINA MASCIARELLI

montepulciano doc riserva art project 1 masciarelli

Masciarelli Tenute Agricole nasce nel 1981 a San Martino sulla Marrucina, piccolo paese collinare a sud di Chieti. È l’intuito imprenditoriale di Gianni Masciarelli, a dare inizio all’avventura. La cantina si è affermata nel tempo come una delle realtà di maggior prestigio nel panorama italiano, dal 2008 è guidata dalla moglie di Gianni Masciarelli, Marina Cvetic, e dalla figlia Miriam Lee Masciarelli che strenuamente difendono questa eccellenza tra i vini abruzzesi. In occasione della celebrazione dei 40 anni dell’azienda è nato Masciarelli Art Project, una nuova residenza d’artista. Primo ad essere stato invitato Job Smeets, designer ironico e concettuale, fondatore di Studio Job, duo formato da Smeets (Hamont-Ache, 1969) e Nynke Tynage. Dalla residenza al Castello di Semivicoli è nata un’installazione, The Harvest, e un’etichetta disegnata a mano in ogni dettaglio per il Montepulciano d’Abruzzo Riserva Villa Gemma. Vi compaiono elementi come il cinghiale, la rosa e la croce. Il Villa Gemma “nasce da uve 100% Montepulciano rigorosamente raccolte a mano in cassette a partire dalla seconda metà di ottobre nel Cru di Cave a San Martino sulla Marruccina”. Abbinamenti? Cioccolato, Formaggi stagionati, Selvaggina.

7. LA CANTINA NITTARDI, DAL CHIANTI DA MICHELANGELO ALLE ETICHETTE D’ARTISTA

Nittardi 1981 Bruno Bruni

Nittardi, azienda vinicola del Chianti, fa etichette d’artista da ben 40 anni. L’idea è nata insieme al pittore Bruno Bruni nel lontano 1981, quasi per caso. L’ultimo artista coinvolto è Fabrizio Plessi, la cui etichetta d’oro impreziosisce l’annata 2019 del vino. Altri artisti che hanno collaborato con la cantina sono stati Emilio Tadini, Valerio Adami, Friedensreich Hundertwasser, Eduardo Arroyo, Mimmo Paladino, Yoko Ono, Tomi Ungerer, il pittore Pierre Alechinsky del Gruppo CoBrA, Dario Fo, Otto Götz e Hsiao Chin, Mikis Theodorakis, Johannes Heisig. Non solo, scavando nella storia della cantina si scopre che nel XVI secolo questa Tenuta era il Nectar Dei: la torretta di difesa in mezzo alle vigne sulle colline tra Siena e Firenze, da cui Michelangelo Buonarroti ricavava il suo vino.

8. YAYOI KUSAMA E LA BOTTIGLIA DI CHAMPAGNE PER VEUVE CLICQUOT

La Grande Dame, Yayoi Kusama Studio Beautyshot flower bottle

La bottiglia de La Grande Dame in vetro nero, con la sua etichetta gialla, è stata impreziosita da pois neri, a simboleggiare le bollicine. A disegnarla la artistar giapponese Yayoi Kusama. Oltre all’etichetta, Kusama ha disegnato l’astuccio dello Champagne La Grande Dame 2012 e realizzato una piccola opera in 100 esemplari: My Heart That Blooms in The Darkness of The Night, frutto di 250 ore di lavoro, è composto da un vortice floreale che racchiude simbolicamente il volume della bottiglia.

9. VINI VIETTI VESTITI DA OPERE ORIGINALI DAL 1974

VILLERO 2012 et RenzoPiano

A partire dal 1974 alcuni vini Vietti sono vestiti da opere create appositamente da un artista (il primo fu Claudio Bonichi) ed ispirate al vino di quell’annata particolare. La tiratura corrisponde al numero delle bottiglie prodotte e le prime cento sono firmate dall’Artista. Dal 1988 l’etichetta d’Autore viene dedicata al vino del vigneto Barolo Villero. Alfredo Currado racconta: L’idea è nata intorno ad una bottiglia di Barolo Rocche. Una sera d’inverno, in compagnia di un gruppo di amici, alcuni dei quali artisti, gustavamo alcune bottiglie di Barolo; […] Nell’euforia del momento stendemmo una lista di Artisti, ed il giorno seguente quell’idea fumosa prese corpo”. Tra gli artisti anche Pier Paolo Pasolini e Gianni Gallo, gli ultimi: Oliviero Toscani, Qiu Guangping, Anton Fuchs, Giuseppe Stampone, Renzo Piano e Alessandro Piangiamore (2020).

10. CANTINA PRODUTTORI DI CORMÒNS

Cantina Produttori Cormons Nno della Pace, Rotella

Nella Cantina Produttori di Cormòns dal 1985 produce il Vino della Pace, il cui nome è ispirato al connubio di vitigni provenienti da diverse aree del mondo. Dalla sua fondazione, ogni anno, tre artisti internazionali sono invitati a disegnare le etichette delle bottiglie. I primi furono Zoran Music, Arnaldo Pomodoro, Enrico Baj, poi si annoverano artisti come Dietman, Minguzzi, Fiume, Consagra, Celiberti, Manzù, Sassu, Fini, Vedova, Anderle, Rauschenberg, Corneille, Treccani, Nagasawa, Tadini, Ceroli, persino Dario Fo e Yoko Ono.

11. VALDO SPUMANTI, PARADISE SPECIAL EDITION

Valdo Paradise di Ceci Johnson

La Paradise Special Edition di Valdo Spumanti nasce dal gemellaggio Sicilia, Veneto, Usa. L’etichetta molto fresca e colorata, è decorata in maniera quasi barocca, ricolma di riferimenti all’arte e alla natura del Bel Paese. Dietro la trasformazione della bottiglia c’è lo zampino della designer newyorkese Ceci Johnson, founder dell’Atelier Ceci New York. L’iconografia riprende vari riferimenti, dalla conchiglia della Venere del Botticelli, al cavallo alato della fontana di Trevi, passando per il patrimonio naturalistico del Paese.

12. CHÂTEAU MOUTON ROTHSCHILD A BORDEAUX

Chateau Mouton Rothschild etichetta Elafur Eliasson

Bacon, Chagall, Dalì e Koons hanno disegnato le etichette per il Bordeaux attualmente più famoso al mondo. Nel 1924 il giovane pittore e cartellonista Jean Carlu concepì un’etichetta in stile cubista scatenando un putiferio perché si pensò venisse oltraggiata la tradizione secolare. Alla fine della Seconda Guerra Mondiale andò molto meglio: il Barone Philippe de Rothschild volle festeggiare la liberazione dedicando il suo vino all’Année de la Victorie, commissionò così a Philippe Jullian un’immagine simbolica con la “V”. La vittoria aveva un sapore inebriante. Indovinate chi ha realizzato l’etichetta del 2019? Olafur Eliasson che tratteggia una rappresentazione astratta della cantina: divide lo spazio in due sezioni (il giorno e la notte) e ritaglia al centro in cut-out una forma sferica che ha la funzione di catturare i colori e i riflessi dello Château Mouton Rothschild all’interno della bottiglia, le ellissi che attorniano la sfera simboleggiano il cammino del sole intorno al pianeta Terra.

13. LA RISERVA CAPO DI STATO DELLA CANTINA LOREDAN GASPARINI

“Des Roses pour Madame” e “…pour Monsieur la Bombe” di Tono Zancanaro, Capo di Stato

La riserva speciale del Rosso di Venegazzù deriva la sua fortuna dal vigneto del 1946 delle “Cento piante”, con uve Cabernet Sauvignon, Merlot, Cabernet Franc e Malbec. È dal 1964 che il Conte Loredan ha iniziato a realizzare questa riserva, ormai simbolo della cantina Loredan Gasparini. Nel 1967 l’artista italiano Tono Zancanaro (1906-1985) dedicato alla Riserva Capo di Stato due opere, metafora del maschile, il vino, e del femminile, l’uva. Parliamo delle due etichette: “Des Roses pour Madame” e “…pour Monsieur la Bombe”. Nel 2011 Il Capo di Stato è medaglia d’Oro al Merano Wine Award: “le sensazioni di frutto appena raccolto si sprigionano in bocca, sostenute dalla sfumatura vagamente selvatica e da sentori pepati e mentolati”. Ma da dove deriva questo particolare nome? Tra i primi palati che attrasse ci furono vari Capi di Stato. Grande estimatore fu il Presidente Charles de Gaulle, in suo onore “prese definitivamente la carica di Capo di Stato”.

14. L’ETICHETTA DI GEMELLO

Gemello, Cangrande.17, Tenute Olbios

La bottiglia di Cangrande.17 di Tenute Olbios riproduce sull’etichetta l’opera Wolf like me di Andrea Ambrogio, in arte Gemello, rapper e artista romano. Il vino di per sé “al naso regala sensazioni nette ed intense di fiori rossi, di ciliegie, more e ribes, di cannella e vaniglia”, viene spiegato. “In bocca è fresco e sapido, ma allo stesso tempo morbido, dai tannini ben torniti. Stupisce per la finezza degli aromi, eleganza dovuta all’esperta mano dell’enologa e titolare della cantina Daniela Pinna che porta avanti la tradizione vitivinicola di famiglia con passione, dedizione e continua ricerca dell’eccellenza”.

15. GIANNI PITTA DISEGNA GIGOLÒ PER LA MASSERIA NEL SOLE

gigolo Masseria del sole Gianni Pitta

La storia oltre che l’immagine di una cantina sono spesso raccontate dalle etichette dei loro vini, occorrono anni per far emergere il proprio brand e soprattutto coraggio. Gianni Pitta ha assaggiato il vino prodotto da Masseria nel Sole, provando ad instaurare un feeling emotivo. “La Dop Cacc’emmitte di Lucera è una delle più antiche d’Italia, un vino che in questi ultimi 6/7 anni è migliorato tantissimo al punto da conquistare fasce sempre più ampie di mercato non solo in Italia ma anche all’estero”. Ha quindi collegato la capacità di alcuni esseri umani di affascinare più di altri con la qualità del vino, considerando nell’immaginario collettivo la figura del Gigolò. “Originariamente con il termine gigolò si intende un ballerino che danza accompagnandosi con la dama a pagamento da giguer, ‘saltare al ritmo di giga’, quindi ballerino’ […] Rodolfo Valentino pare, agli inizi delle sua vicissitudini di emigrato italiano negli Stati Uniti fu anche un gigolò”. L’etichetta risulta quindi ispirata al film del 1980 American Gigolò scritto e diretto da Paul Schrader con protagonista Richard Gere, che ha dato vita ad un’icona vintage e sprezzante.

16. LA VENDEMMIA D’ARTISTA DI ORNELLAIA

Shirin Neshat, Vendemmia d’Artista

Siamo ormai a 12 edizioni per Ornellaia Vendemmia d’Artista, la cantina “seminascosta ai piedi delle colline nei pressi di Bolgheri” si sviluppa a pochi chilometri dalla costa mediterranea. Tomás Saraceno, nato in Argentina nel 1973, è stato chiamato ad interpretare il carattere “Solare” di Ornellaia 2017 “esortandoci a riflettere sull’impatto che le nostre azioni hanno sul pianeta”. Il coinvolgimento dell’artista è stato su più fronti: ha creato un’opera d’arte per la tenuta, le etichette per una serie limitata di bottiglie in grande formato e un’etichetta che esprime il carattere dell’annata in ogni cassa di Ornellaia. Prima di Saraceno è stata la volta di Shirin Neshat (Qazvin, 1957), attivista e femminista iraniana, alla quale è stato chiesto di interpretare il carattere “La Tensione” dell’annata 2016 di Ornellaia. La selezione degli artisti è stata fatta in maniera oculata tra le eccellenze dell’attualità: William Kentridge, Ernesto Neto, Yutaka Sone, John Armleder, Rodney Graham, Michelangelo Pistoletto, l’artista cinese Zhang Huan che si è ispirato a Confucio, la sublime Rebecca Horn, Ghada Amer & Reza Farkhondeh, infine Luigi Ontani, scelto per interpretare “L’Esuberanza” di Ornellaia 2006, la prima edizione del progetto partito a maggio 2009. Da allora, ogni anno, un artista contemporaneo firma un’opera d’arte e una serie di etichette in edizione limitata, traendo ispirazione da una parola scelta dall’enologo che descrive il carattere della nuova annata.

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Giorgia Basili
Giorgia Basili (Roma, 1992) è laureata in Scienze dei Beni Culturali con una tesi sulla Satira della Pittura di Salvator Rosa, che si snoda su un triplice interesse: letterario, artistico e iconologico. Si è spe-cializzata in Storia dell'Arte alla Sapienza con una tesi di Critica d'arte sul cinema di Pier Paolo Pasolini, letto attraverso la lente warburghiana della Pathosformel. Collabora con diverse riviste di settore prediligendo tematiche quali l’arte urbana e il teatro, la cultu-ra e l’arte contemporanea nelle sue molteplici sfaccettature e derive mediali. Affascinata dall’innesto del visivo con la letteratura, di tea-tro e mitologia, si dedica alla scrittura di poesie per esprimere la propria sensibilità e il proprio pensiero estetico-critico su ciò che la circonda.