Fase Tre (IV). Crisi e rinascita

“Questa crisi – ogni crisi – porta con sé le condizioni del nuovo. Della rinascita. Ricostruire è un gesto traumatico: vuol dire ricominciare da zero, dopo la cancellazione del precedente”. Le riflessioni sull’oggi di Christian Caliandro.

Johann Heinrich Füssli, L'incubo, 1781. Detroit Institute of Arts
Johann Heinrich Füssli, L'incubo, 1781. Detroit Institute of Arts

7 novembre 2020. Non si può creare qualcosa di nuovo rimanendo all’interno del sistema precedente: il condizionamento è troppo forte, il cambio di paradigma è impossibile se il tuo linguaggio, il tuo intero modo di pensare e di vivere è strutturato attorno al sistema precedente. Per immaginare, e praticare, un vero cambio di paradigma occorre esistere/pensare/parlare/operare già all’interno del paradigma nuovo.
Paradosso: come fai a creare-costruire il paradigma, se per farlo è necessario abitarlo, vivere al suo interno, esistere in base alle sue condizioni? Questo paradosso individua il funzionamento e la funzione principale dell’arte: creare-costruire il nuovo piano di esistenza mentre lo si abita già (mentre si scivola su di esso), e abitarlo mentre lo si crea-costruisce.
Io scrivo la mia via di fuga”: l’opera è la cura: l’opera costituisce la via di fuga, l’exit strategy, il piano nuovo di esistenza e il paradigma che non c’era.
È l’unica piattaforma in grado di fare questo: visione/visionario; immagine/immaginario.
Bisogna continuare, non posso continuare, e io continuerò” (Samuel Beckett, L’innominabile, 1953).
La bellezza vera è quella che si determina quando siamo spinti ad alzarci contro il sopruso. Chi si alza cerca una immagine nuova. Se non cerca una immagine nuova vuol dire che non si è alzato. Noi abbiamo perso le nostre immagini perché non ne abbiamo prodotte altre. Non dobbiamo abbandonare i luoghi, dobbiamo sempre cercare le nostre immagini” (Tano D’Amico, via Emilia Giorgi).

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John David Washington e Robert Pattinson in Tenet (Christopher Nolan, 2020)
John David Washington e Robert Pattinson in Tenet (Christopher Nolan, 2020)

9 novembre 2020. Mia madre. C’è una sua foto qui, sul caminetto, nella villa di Borgo Pineto: è la fine degli Anni Ottanta, lei indossa gli occhiali da sole e ha la mia età. Quaranta, quarantuno anni: le rimangono poco più di vent’anni da vivere, e in questa immagine non lo sa. Sono circondato, qui e a Bari, dai suoi oggetti. Contenitori, brocche, vasi, portavasi… Alcuni glieli ho regalati io…
Le fotografie di quando eravamo bambini e adolescenti, io e mio fratello – il modo in cui il tempo si distorce e si allunga, durante questi lockdown – e in cui il passato torna a galla, più vivido di prima – più vivido che mai.

10 novembre 2020. “C’è nell’intimo di ogni essere umano, dalla prima infanzia sino alla tomba e nonostante tutta l’esperienza dei crimini commessi, sofferti e osservati, qualcosa che ci si aspetta invincibilmente che gli faccia del bene e non del male. È questo, prima di tutto, che è sacro in ogni essere umano. Il bene è l’unica fonte del sacro” (Simone Weil, La persona e il sacro, in Morale e letteratura, ETS, Pisa 1990, p. 38).
Perché vengano fuori idee forti, interessanti e rilevanti è necessaria una condizione di crisi, di privazione e di scarsità. Nulla di fondamentale esce oggi da un contesto prospero, ricco. Questa crisi – ogni crisi – porta con sé le condizioni del nuovo. Della rinascita. Ricostruire è un gesto traumatico: vuol dire ricominciare da zero, dopo la cancellazione del precedente. Comporta la perdita, e il senso di perdita – comporta che tu vedi, con i tuoi occhi, l’erosione e l’estinzione di un’intera cultura negli occhi degli altri.

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Le mosche – le mosche che invadono il patio di dietro – che volano dappertutto – with the flies – e noi… noi dobbiamo proteggerci –  nella pandemia – nel contagio – queste idee e questi pensieri che confliggono – che volano da tutte le parti come le mosche – with the flies – nessun posto dove raggiungerti, nessun posto dove rifugiarsi, nessun posto dove nascondersi – solo una vita da vivere – senza di te – con il mondo – esistere è fuori da te, esistere è indipendente da te – la vita, cioè, vive al di fuori di te, vive attraverso te – come le mosche (with the flies) – una pagina dopo l’altra, un giorno dopo l’altro – e il tuo compito è registrare questo flusso continuo, questa caduta perpetua – (come la caduta in diagonale degli atomi in Lucrezio) – … – un funerale di mosche, sono tutte raccolte attorno al cadavere di una di loro su un listello del tavolo, qui nel patio di dietro – certe cose sono fisse, costanti, immutabili – raccolte davanti al cadavere della loro amica, che una volta era lì e adesso non c’è più… – e adesso… e adesso, nella pandemia, nel contagio, stiamo evolvendo senza neanche accorgercene, la mutazione avviene (silenziosamente) – senza il nostro consenso –
… non è il cadavere di una mosca quello sul tavolo, ma un pezzo di popcorn.

Christian Caliandro

LE PUNTATE PRECEDENTI

Fase Tre (I). L’opera e la realtà
Fase Tre (II). Essere l’altro
Fase Tre (III). La paura e gli interstizi

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Christian Caliandro
Christian Caliandro (1979), storico dell’arte contemporanea, studioso di storia culturale ed esperto di politiche culturali, insegna storia dell’arte presso l’Accademia di Belle Arti di Foggia. È membro del comitato scientifico di Symbola Fondazione per le Qualità italiane. Ha pubblicato “La trasformazione delle immagini. L’inizio del postmoderno tra arte, cinema e teoria, 1977-’83” (Mondadori Electa 2008), “Italia Reloaded. Ripartire con la cultura” (Il Mulino 2011, con Pier Luigi Sacco) e “Italia Revolution. Rinascere con la cultura” (Bompiani 2013). Cura su “Artribune” le rubriche inpratica e cinema; collabora inoltre regolarmente con “La Gazzetta del Mezzogiorno”, “minimaetmoralia”, “che-Fare”. Ha curato mostre personali e collettive, tra cui: “The Idea of Realism // L’idea del realismo” (2013, con Carl D’Alvia), “Concrete Ghost // Fantasma concreto” (2014), entrambe parte del progetto “Cinque Mostre” presso l’American Academy in Rome; “Amalassunta Collaudi. Dieci artisti e Licini” presso la Galleria d’Arte Contemporanea “Osvaldo Licini” di Ascoli Piceno (2014); “Sironi-Burri: un dialogo italiano (1940-1958)” presso lo spazio CUBO (Centro Unipol Bologna, 2015); “RIFTS_Abate, Angelini, Veres” (Artcore, Bari 2015); “Opera Viva Barriera di Milano” (Torino 2016); “La prima notte di quiete” (i7-ArtVerona, 2016).