Emergenza Covid: 11 proposte di cheFare per salvare i nuovi centri culturali in Italia

L’agenzia per la trasformazione culturale ha elaborato 11 proposte per politiche locali e nazionali da presentare al Governo, a favore dei nuovi centri culturali italiani che il Coronavirus rischia di far scomparire. Ecco cosa fare per salvarli

Esiguità dei budget, confronto quotidiano con il territorio, volano per progetti di riqualificazione, ma anche laboratorio di progettazione identitaria sono le caratteristiche dei nuovi centri culturali proliferati in tutta Italia negli ultimi 10 anni. Spazi non convenzionali e ibridi – dalle residenze d’artista nei borghi di montagna remoti a dighe, centrali elettriche, tunnel riconvertiti in laboratori teatrali, gallerie, sale proiezioni fino ai Bagni pubblici trasformati in luoghi dove fare reading poetici e altre attività – che il Coronavirus ha messo sotto la lente d’ingrandimento: il ripensamento della cultura e della coesione sociale in ottica territoriale e di prossimità li ha, infatti, eletti a interlocutori privilegiati. Ma c’è anche il rovescio della medaglia. “Moltissimi di questi spazi rischiano di dover chiudere proprio a causa del Coronavirus, disperdendo non solo le decine di milioni di euro di investimenti fatti finora dal pubblico e dai privati, ma anche i capitali sociali e culturali accumulati con fatica nel corso del tempo, oltre alle migliaia di lavoratori coinvolti”, spiega Bertram Niessen, presidente dell’agenzia culturale cheFare che da quasi dieci anni li studia per raccontarli, e facilitare il loro lavoro: da questo lungo studio ne è nato un libro, Bagliore, e un festival itinerante, laGuida, realizzata con il supporto della Fondazione Compagnia di San Paolo e di cui si sono svolte finora due tappe, Partecipazione e Piazza. “Già durante la prima fase del Covid, in molte parti d’Italia i nuovi centri culturali hanno costituito la centrale operativa per forme di solidarietà di base che si sono organizzate per portare una risposta ai gruppi sociali più colpiti”, continua Niessen. “Non si tratta solo di solidarietà materiale, come punti logistici per la raccolta e la distribuzione dei beni necessari, ma anche di supporto e sviluppo di progetti sempre più indispensabili a fronte delle disuguaglianze accentuate dal Coronavirus”. Per poterli salvare e permettergli di continuare la loro nobile missione, cheFare ha elaborato 11 proposte per politiche locali e nazionali che porterà sui principali tavoli di revisione politica. Eccole nel dettaglio…

– Claudia Giraud

https://www.che-fare.com

1. MISURE DI SOSTEGNO

Bagni Pubblici di Via Agliè Torino

Costruire misure di sostegno sia in ottica di sopravvivenza che di consolidamento, come contributi per l’affitto o l’acquisto di spazi; contributi per l’acquisto di macchinari; detassazioni o riduzioni parziali delle tassazioni; agevolazioni per la stabilizzazione del personale.

2. PERCORSI DI ACCOMPAGNAMENTO E FORMAZIONE

Ex Fadda San Vito dei Normanni

Favorire la nascita di percorsi di accompagnamento e formazione per i nuovi centri culturali e per le organizzazioni che operano al loro interno, mirati alla costruzione di nuove competenze tra territori diversi in Italia e all’estero.

3. QUALITÀ DELLA PRODUZIONE ARTISTICA E CULTURALE

Crezi Plus Palermo

Investire sulla qualità della produzione artistica e culturale attraverso progetti specifici di produzione e circuitazione di opere e percorsi di finanziamento della direzione artistica e della curatela.

4. VISIBILITÀ MEDIATICA ED EDITORIALE

Pollinaria Civitella Casanova

Incentivare la visibilità mediatica ed editoriale della realtà dei nuovi centri culturali.

5. RETI DI SECONDO LIVELLO

Ex Villaggio ENI Borca di Cadore

Favorire la nascita di reti di secondo livello e il consolidamento di quelle esistenti, coinvolgendo parallelamente istituzioni come fondazioni, centri studi, università in percorsi di emersione, studio ed advocacy.

6. PERCORSI DI SISTEMATIZZAZIONE

Bagliore

Attivare percorsi di sistematizzazione della grande mole di ricerche condotte finora in modo frammentario, in modo da produrre quadri esaustivi sia degli elementi quantitativi che degli impatti di medio e lungo periodo che possono avere sui territori.

7. FORME DI APPRENDIMENTO NELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE

Square, finanziamenti nuovi centri culturali

Dedicare un’attenzione particolare alle forme di apprendimento nella pubblica amministrazione che i nuovi centri culturali attivano sui territori, alla loro emersione e al consolidamento di questi saperi.

8. POLITICHE NAZIONALI DI SISTEMA

Square lapiazza generale

Trovare forme di integrazione tra le politiche locali e regionali esistenti, nell’ottica della costruzione di politiche nazionali di sistema.

9. PERCORSI DI INTEGRAZIONE, CIRCUITAZIONE E VALORIZZAZIONE

Square, politiche nuovi centri culturali

Considerare i nuovi centri culturali come parte integrante degli ecosistemi culturali dei territori, facilitando e sostenendo percorsi di integrazione e valorizzazione con le infrastrutture culturali pubbliche e private tradizionalmente intese come musei, biblioteche, archivi ecc.

10. FORME DI PARTECIPAZIONE SUI TERRITORI

10 wide politiche nuovi centri culturali

 

Identificare misure specifiche che sostengano forme di partecipazione sui territori, articolando rapporti tra nuovi centri culturali, pubbliche amministrazioni, organizzazioni emergenti e istituzioni tradizionali.

11. VOCABOLARI TEORICI ED OPERATIVI COMUNI

11 wide finanziamenti nuovi centri culturali

Approfondire e ampliare vocabolari teorici e operativi comuni, in grado di restituire la complessità dell’esistente. Le categorie oggi utilizzate – nuovi centri culturali, centri culturali indipendenti, centri di aggregazione civica, case del quartiere, community hub, creative labs, etc – si riferiscono a tipologie di luoghi variegati che riguardano processi, forme di attivazione di contaminazione, impatti e strutture di finanziamento auspicabili anche molto diverse.

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Claudia Giraud
Nata a Torino, è laureata in storia dell’arte contemporanea presso il Dams di Torino, con una tesi sulla contaminazione culturale nella produzione pittorica degli anni '50 di Piero Ruggeri. Giornalista pubblicista, iscritta all’Albo dal 2006, svolge attività giornalistica per testate multimediali e cartacee di settore. Dal 2011 fa parte dello Staff di Direzione di Artribune (www.artribune.com ), è Caporedattore Musica e cura, per il magazine cartaceo, la rubrica "Art Music" dedicata a tutti quei progetti dove il linguaggio musicale si interseca con quello delle arti visive. E’ stata Caporedattore Eventi presso Exibart (www.exibart.com). Ha maturato esperienze professionali nell'ambito della comunicazione (Ufficio stampa "Castello di Rivoli", "Palazzo Bricherasio", "Emanuela Bernascone") ed in particolare ha lavorato come addetto stampa presso la società di consulenza per l'arte contemporanea "Cantiere48" di Torino. Ha svolto attività di redazione quali coordinamento editoriale, realizzazione e relativa impaginazione degli articoli per l’agenzia di stampa specializzata in italiani all’estero “News Italia Press” di Torino. Ha scritto articoli e approfondimenti per diverse testate specializzate e non (SkyArte, Gambero Rosso, Art Weekly Report e Art Report di Monte dei Paschi di Siena, Exibart, Teknemedia, Graphicus, Espoarte, Corriere dell’Arte, La Piazza, Pagina).