Vi proponiamo l’introduzione di Bertram Niessen al libro “Bagliore”: una mappatura dei nuovi centri culturali italiani e un focus sulle loro identità attraverso le parole di sei scrittori under 35, impegnati nel progetto di residenza che dà il titolo al volume.

Sono residenze d’artista nei borghi di montagna remoti. Opere d’ingegneria civile abbandonate – dighe, centrali elettriche, gallerie – riconvertite in laboratori teatrali, gallerie, sale proiezioni. Rifugi alpini che organizzano festival musicali. Bagni diurni dove si lava chi non ha acqua in casa e dove si fanno reading di poesia. Fabbriche e caserme riconvertite in auditorium, spazi espositivi, ristoranti sociali. Locali per la musica dal vivo che sono anche caffè letterari. Centri sociali occupati che sono club, spazi per la danza, laboratori di stampa. Biblioteche in cerca di nuovi nomi che ospitano laboratori di stampa 3D e sale prove. Cinema che accolgono gruppi di lettura e librerie che organizzano cineforum. Beni culturali dimenticati di cui si prendono cura gruppi di studenti. Vecchi circoli dove a fianco dei giocatori di briscola hanno iniziato a riunirsi gli appassionati di robotica.
L’elenco potrebbe continuare per molte pagine, perché ogni nuovo centro culturale è una storia a sé. Nasce prima di tutto dalle biografie, dalle storie personali di chi l’ha messo in pie‐ di. C’è chi ha mollato il lavoro e se ne è inventato uno nuovo, magari tornando in luoghi che credeva lasciati alle spalle per sempre. C’è chi non si è mai spostato, e ha tessuto nel tempo reti sottili tra associazioni, scuole e gruppi informali. C’è chi ha occupato stabili dismessi e cerca nuove forme istituzionali. Qualcuno ha ereditato la casa dei nonni e ha provato a farla diventare un luogo di relazione invece che un semplice bed and breakfast. Qualcun altro, stanco dello stillicidio dei tagli all’accademia, si è scoperto imprenditore sociale o cooperativo.

Bagni Pubblici di Via Agliè, Torino
Bagni Pubblici di Via Agliè, Torino

Gli spazi stessi contano, ovviamente. E quando se ne visitano un po’ inizia a emergere un’estetica tutta particolare, un modo delle cose di stare nello spazio che per molti anni è stato più familiare agli esploratori di archeologie industriali che non agli appassionati di arte o di cinema. I nuovi centri culturali rifulgono nella luce incerta delle architetture incompiute, delle piante che ri‐colonizzano il cemento tra gli interstizi, della polvere degli anni che si deposita sulle superfici.
C’è chi prova a travestirli in qualcosa d’altro, allestendo scenografie permanenti che cercano di assomigliare di volta in volta a uffici, ristoranti o sale d’attesa di studi medici; c’è invece chi sposa – per necessità o virtù – le caratteristiche più crude dello spazio e finisce per abitare mondi che ricordano da vicino Stalker di Tarkovskij.
Ci sono le persone e ci sono gli ambienti. E poi ci sono le relazioni. I flussi. Le reti. Quelle cose alle quali è sempre un po’ imbarazzante dare un nome fuori dai circoli degli addetti ai lavori perché dove è passato il rullo compressore del marketing le parole si riducono sempre a una dimensione. Eppure sono proprio le relazioni ad abitare più di ogni altra cosa i nuovi centri culturali. A guardare con gli occhi socchiusi sembra quasi di vederle. Alcune sono strutturate e rigorose, proiezioni di volontà individuali e collettive che si danno forma nel tempo per diventare artefatti progettuali che si muovono nel mondo. Altre sono pulsioni meno definite, primarie e rudimentali, dotate di tentacoli e vibrisse, a volte detonanti e a volte inconcludenti.
E allora a guardarla dall’alto in questo modo l’Italia diventa un groviglio di linee che uniscono vallate, vecchi monasteri, scrittori, paesi di montagna, città di provincia e aree metropolitane, spettacoli, associazioni, mostre, palazzine in cemento armato, teatranti, comitati civici, artisti, cooperative, clubber, pubblici, collettivi, progettisti, centri di ricerca, maker, circoli, proiezioni, case cantoniere, film, stampanti 3D, imprese sociali, capannoni, curatori, orti condivisi, fondazioni, performance, comunità, scene artistiche, organizzazioni, attivisti.

Ex Fadda, San Vito dei Normanni
Ex Fadda, San Vito dei Normanni

Quello dei nuovi centri culturali è un mondo attraversato ogni giorno da decine di migliaia di persone eppure ancora poco conosciuto, poco studiato e poco raccontato. Spesso chi li frequenta li vive come degli unicum senza pensare che, ovunque vada in Italia, probabilmente c’è un luogo simile dietro l’angolo.
Per gli altri, per chi non li conosce, sono posti da ragazzi. Vanno bene per fare qualche foto carina di gente policroma che parla seduta in cerchio mentre scrive sui post‐it, ma la cultura seria si fa solo altrove, nelle università, nelle aziende, nelle redazioni, nei grandi musei. A cheFare sappiamo che non è così. Da anni viaggiamo attraverso l’Italia per connettere, studiare, progettare, produrre, finanziare, raccontare i nuovi centri culturali. Sappiamo che sono eredi di tante cose che c’erano anche prima – prima della crisi, prima del precariato, prima del Ventunesimo secolo – ma che sono diventati qualcosa di molto diverso. Sappiamo che dietro a parole a volte un po’ di plastica – creatività, community, innovazione, hub, coesione, rigenerazione – si sono costruiti luoghi fondamentali delle passioni civili, dove la cultura che arriva dal basso è agganciata al resto d’Europa e del mondo. Per questo abbiamo messo assieme Bagliore.
Bagliore è il libro che tenete tra le mani ma è anche un progetto iniziato nell’agosto 2019, quando cheFare e il Saggiatore hanno ottenuto, con il sostegno del mibact e di siae nell’ambito del programma Per Chi Crea, le risorse per lanciare un sistema di residenze d’autore nei nuovi centri culturali d’Italia. Alla nostra chiamata hanno risposto in quattrocentocinquantanove.

Bagliore (il Saggiatore, Milano 2020)
Bagliore (il Saggiatore, Milano 2020)

Un numero strepitoso, che ha voluto dire tanto lavoro per noi e per la giuria composta da Paolo Di Paolo, Claudia Durastanti, Andrea Gentile, Giacomo Giossi e Marilù Manta. Ma anche un segnale fortissimo della voglia di raccontare un mondo che è sotto gli occhi di tutti e che non può più essere ignorato.
Federica Andreoni, Pierluigi Bizzini, Marco De Vidi, Giulia Gregnanin, Alessandro Monaci e Matteo Trevisani si sono immersi nella vita di tutti i giorni dei Bagni Pubblici di via Agliè di Torino, degli spazi del Cre.Zi. Plus a Palermo, dell’ExFadda a San Vito dei Normanni, dell’Ex Villaggio Eni di Borca di Cadore, delle Officine Culturali di Catania, di Pollinaria a Civitella Casanova. Sono scrittrici e scrittori, consapevoli del proprio sguardo sul mondo e di come raccontarlo. Abbiamo scelto di non condizionarli troppo con il nostro, di sguardo, e di non sommergerli con centinaia di articoli dal nostro sito. Li abbiamo scelti proprio perché sono autori e autrici, perché siamo convinti che quello di cui c’è veramente bisogno nel 2020 è uscire qua fuori, fare teoria della pratica e pratica della teoria.
Insomma, c’è bisogno di fare cultura.

‒ Bertram Niessen

Federica Andreoni, Pierluigi Bizzini, Marco De Vidi, Giulia Gregnanin, Alessandro Monaci e Matteo Trevisani – Bagliore. Sei scrittori raccontano i nuovi centri culturali
il Saggiatore, Milano 2020
€ 19
ISBN 9788842827108
www.ilsaggiatore.com

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Bertram Niessen
Bertram Niessen – docente, autore e ricercatore – si occupa di arte elettronica, spazi urbani, economia della cultura, DIY 2.0 e manifattura distribuita, culture della Rete e della collaborazione. Dal 2012 segue lo sviluppo della piattaforma di innovazione culturale cheFare, di cui è direttore scientifico. È membro del Consiglio Culturale della Casa della Cultura di Milano e dell'Advisory Board del Master "Progettare Cultura" ALMED dell'Università Cattolica di Milano. Dal 2003 insegna in corsi graduate, master e dottorati un ampio spettro di materie, dalla metodologia della ricerca alla sociologia della cultura, passando per la sociologia urbana e le nuove tecnologie per la ricerca sociale. Nel 2001 è stato tra i fondatori del collettivo di media art Otolab, con il quale ha progettato ed eseguito performance per oltre dieci anni nei principali festival europei e ha insegnato Teorie e Tecniche della Performance Audiovisiva presso diverse accademie. È stato ricercatore post-doc all’Università di Milano ed ha conseguito un PhD in Urban European Studies all’Università di Miano-Bicocca. Scrive, quando capita, su varie testate: IL, La Domenica – Il Sole 24 Ore, Doppiozero, Nòva, Artribune, Vita, cheFare.