Galleria Thais. Una Wunderkammer di antichità e design d’oriente nel cuore del Veneto

Occhi puntati sulla Galleria Thais, in provincia di Vicenza, uno spazio nel quale Oriente e Occidente entrano in dialogo. Fra arte antica e design di ispirazione contemporanea.

Villa Orna. Giardino. Courtesy Galleria Thais
Villa Orna. Giardino. Courtesy Galleria Thais

In piena pandemia la Cina ha ermeticamente chiuso i confini nazionali e, dalla fine di marzo, agli stranieri non è più consentito entrare nel Paese. Se da un punto di vista geopolitico la situazione non sembra migliorare, a risollevare gli animi di nostalgici e appassionati esiste, a ben altre latitudini, una galleria che racchiude un distillato di storia, cultura, arte e civiltà cinese. Si tratta di Galleria Thais, una realtà espositiva, museale e imprenditoriale che dal 1996 trova sede in una splendida villa veneta alle porte dei Colli Berici.

GALLERIA THAIS: STORIA DI UNA COLLEZIONE

Il progetto di raccogliere pezzi di arte orientale nasce dai numerosi viaggi di lavoro di Gioacchino Obrietan e della moglie Elisabetta Zanin che, fin dall’inizio degli Anni Novanta, si recano con frequenza in Cina. L’accoglienza e il rispetto per una cultura diversa, la sensibilità artistica per un bello che esula dai canoni estetici occidentali e i numerosi contatti accumulati durante i viaggi hanno portato la coppia a comperare un gran numero di pezzi, salvando dall’oblio della memoria elementi decorativi, arredi e portali.
Se la Rivoluzione Culturale maoista aveva tentato di fare tabula rasa della millenaria cultura cinese, dal 1978 l’apertura della Cina da parte di Deng Xiaoping portò il Paese non solo a prendere posto nella grande scacchiera concorrenziale dell’economia di mercato, ma anche a riconsiderare l’importanza del suo patrimonio culturale. I templi iniziarono pian piano a riaprire e il grande ammasso di reliquie storiche, beni artistici e memorie culturali, scampati alla distruzione, cominciarono a riapparire senza la vergognosa etichetta di rappresentare un retaggio borghese e feudale.

PAROLA AI COLLEZIONISTI DELLA GALLERIA THAIS

La collezione è frutto di attente ricerche e di una vasta rete di contatti personali. Tutti i pezzi del museo e della galleria sono stati scelti personalmente da noi negli anni, comperati regolarmente da raccoglitori e da monasteri, oppure intercettati nei nascenti circuiti del mercato antiquario orientale tra Pechino, Shanghai e Suzhou”, spiega Elisabetta Zanin, accompagnandoci tra le stanze che potrebbero essere definite delle vere e proprie Wunderkammer. A stupire non sono solo lo sguardo d’insieme e gli allestimenti meticolosamente pensati, ma è anche, e forse soprattutto, la cura del dettaglio: ogni pezzo ha una sua storia che risulta puntualmente segnata in un certificato che racconta al visitatore-compratore la provenienza, l’epoca, la storia e la collocazione originale delle opere; la descrizione è coronata da un immancabile scatto che immortala i due collezionisti vicentini con i monaci, gli antiquari o i mercanti dai quali i pezzi sono stati acquistati. Un gesto che sottende un grande rispetto per la memoria e l’origine della collezione.

Granaio di Villa Orna. Courtesy Galleria Thais
Granaio di Villa Orna. Courtesy Galleria Thais

UN CONTENITORE D’ECCEZIONE: VILLA ORNA

A rendere l’esperienza di visita un vero e proprio momento di viaggio tra il mistico e il trascendentale contribuisce sicuramente l’eccezionalità dello spazio. Villa Orna è un bellissimo esempio di complesso settecentesco di villa veneta nei cui annessi rustici sono custoditi volumi di millenaria saggezza. La villa, da più di trent’anni dimora della famiglia Obrietan, ospita dal 1996 Galleria Thais, una delle più accreditate realtà europee nell’ambito dell’antiquariato orientale, e dal 2005 il Museo Obrietan, nell’ala occidentale, in quello che un tempo era l’ambiente del granaio.
Dell’antico complesso residenziale rimangono oggi i tre edifici principali: dietro alla villa padronale vera e propria, la foresteria e le antiche stalle sono state interamente ristrutturate per ospitare i laboratori di restauro dei pezzi antichi e gli spazi espositivi della galleria. Un parco fa da cornice al rustico, immergendo il complesso di edifici in un’atmosfera senza tempo e completando il percorso di visita tra magnolie e antichi ippocastani, statue di Buddha e campane templari.

LA GALLERIA THAIS

Punto di riferimento per arredatori, architetti, collezionisti e appassionati di oriente, Galleria Thais propone preziosi arredi e autentici capolavori provenienti da Cina e Tibet, in una narrazione espositiva che racconta quotidianità lontane. La duplice missione espositiva e imprenditoriale fa della galleria un unicum che accontenta visitatori e acquirenti.
L’allestimento accompagna il pubblico in un percorso emozionale che si snoda tra coerenti scorci di vita orientale, guidando il visitatore tra intimi interni e sacre atmosfere buddiste.
Tra i pezzi spiccano antiche campane templari ‒ oggetto che vanta l’ennesimo primato cinese nella sua invenzione ‒, arcaiche porte con inscrizioni augurali, tempietti domestici e originali tavoli da calligrafia.

Cassettiera con mosaico di pelle e maniglie da collana tibetana Design Zael. Courtesy Galleria Thais
Cassettiera con mosaico di pelle e maniglie da collana tibetana Design Zael. Courtesy Galleria Thais

ZAEL: QUANDO L’ANTICO ORIENTE SI FA DESIGN

Elisabetta Zanin non è solo un’imprenditrice e una collezionista, ma è anche un’affermata designer che nel tempo ha saputo trovare un connubio formale ed estetico tra la cultura cinese e quella contemporanea occidentale, anzi quella locale, veneta.
Attraverso un sapiente uso dei materiali, espressione della tradizione artigianale e dell’esperienza imprenditoriale del territorio, Elisabetta ha saputo rileggere con la sua linea, Zael, molti arredi provenienti dal mondo orientale. Preziosi serramenti diventano piccoli cabinet di plexiglass, antiche sedie imperiali vengo rese comode sedute con intrecci di pelli tessute a telaio.
A sorprendere non sono solo le imprevedibili contaminazioni, i materiali, e le nuove destinazioni d’uso degli antichi pezzi di antiquariato orientale. A far strabuzzare gli occhi di addetti o meno del settore sono anche i nomi dell’arte e del design italiano che spuntano nelle diverse collaborazioni della designer. Uno dei pezzi che sicuramente non passa inosservato è un piccolo mobile cinese da farmacia in legno di olmo laccato, di inizio XIX secolo.
Per questo mobiletto ho voluto attivare una speciale collaborazione con Venini, la celeberrima fornace veneziana. Le formelle acquamare di vetro Venini, retroilluminate a led, creano delle trasparenze che, con la presenza di oggetti nella cavità dell’armadietto, rimandano all’antica tradizione delle ombre cinesi. Trattandosi di un mobile troppo basso per le esigenze di una casa contemporanea occidentale, ne ho ridisegnato le gambe, utilizzando il corten. Le maniglie dei cassettini, invece, hanno una loro storia: fanno parte di un lampadario disegnato da Alessandro Mendini per Venini”, cosi spiega Elisabetta Zanin, muovendosi tra le sue creazioni.

GALLERIA THAIS E IL DESIGN

Una cassettiera, le cui maniglie si presentano in forma di piccoli teschi ‒ smembrati da una collana rituale tibetana ‒ cattura immediatamente l’attenzione e porta alla mente immaginari contemporanei alla Damien Hirst. Le piccole teste in rame dorato restituiscono all’osservatore espressioni poco rassicuranti, ma il colpo d’occhio è armonizzato da un’atmosfera carnevalesca creata dalla colorata superficie a mosaico di tasselli di pelli lavorate. Altra sorprendente contaminazione risulta dalla rielaborazione di un secondo mobile da farmacia cinese, questa volta reso unico dall’inserimento di murrine di vetro Venini, incassate su base di plexiglass bianco, disegnate negli Anni Sessanta da Carlo Scarpa. E ancora non mancano tavolini e sedute rivisti con materiali inaspettati, lampade e punti luce che raccontano storie di geografie lontane.
Si tratta di qualcosa di più rispetto a semplici rivisitazioni: in questi oggetti d’arredo si condensano capitoli di storia, tradizione artistica e sapienza artigiana di oriente e occidente, magistralmente orchestrati da una profonda conoscenza di materiali, forme e tecniche.
Si potrebbe quasi dire che Zael, in questo sincretismo estetico, restituisca visualmente l’essenza della Via della Seta in forme autentiche che rimandano ad antichi e preziosi incontri tra Venezia e Pechino.

Giorgia Cestaro

www.thaisoriente.com

Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI
Giorgia Cestaro
Giorgia Cestaro (Padova, 1988) è una Storica dell’Arte e dell’Architettura che dal 2015 vive a Pechino. Dopo anni di esperienza nell’ambito della didattica museale in Italia, lavora come Art Educator presso lo Ullence Center for Contemporary Art nel 798 Art District della capitale cinese. Decide poi di trasferire le sue competenze artistiche in ambito educativo e ricopre il ruolo di Coordinatore Didattico della Scuola Paritaria Italiana d’Ambasciata di Pechino fino al 2018. Il suo vivo interesse per la metropoli che la circonda e le continue domande che questo contesto quotidianamente le suscita, la spinge a entrare nel mondo della ricerca. Da ottobre 2018 è PhD Candidate in Architettura. Storia e Progetto tra il Politecnico di Torino e la Tsinghua University di Pechino, spostando così, semestralmente, la residenza nei suoi due Paesi: l’Italia e la Cina. Nel tempo libero coltiva il suo interesse per le arti visive, vivendo attivamente il panorama artistico cinese che dal 2015 racconta sulle pagine di Artribune.