Fake news, complottismi e altre discutibili prese di posizione. Una parte dei protagonisti del mondo dell’arte non è stata capace di astenersi dal divulgare sciocchezze sui social durante l’emergenza. Peccato.

Sono passati 100 giorni dall’inizio dell’emergenza Coronavirus in Europa. E forse dopo 100 giorni può essere, se non necessaria, quantomeno curiosa qualche riflessione su come si è comportato il mondo dell’arte, che prova ha dato, se ha retto o non ha retto lo stress psicologico della quarantena. Con particolare riferimento al comportamento che ciascuno di noi ha avuto sui social, canale tanto più strategico quanto più qualsiasi altro canale fisico è stato precluso dalle circostanze dell’emergenza.
Dunque come si è mossa tutta questa varia umanità che giustamente chiede attenzione, chiede sostegno, chiede risorse, rivendica misure attraverso strumenti nuovi (ad esempio il neonato gruppo Art Workers Italia) o già rodati (ad esempio il Forum dell’arte contemporanea)?

IL MONDO DELL’ARTE E IL CORONAVIRUS

All’inizio, nei primi giorni del contagio, tra il serio e il faceto ce la siamo “presa” col collezionista Fabrizio Lucherini il quale, con una serie di imbarazzanti filmati motivazionali, cercava di convincere i propri follower sui social che rispetto all’epidemia c’era ben poco da preoccuparsi. Peccato che poi arrivarono 30mila decessi in due mesi. Lucherini, comprensibilmente, non prese benissimo il nostro articolo, ma almeno i video in cui si rendeva ridicolo e attraverso i quali trasmetteva messaggi sbagliatissimi e potenzialmente pericolosi ai suoi fan, si interruppero subito e occorre dargliene atto. Poi venne Vittorio Sgarbi, il quale cercò per lunghi giorni (poi chiese scusa) di convincerci via web che il virus andava via bevendo una semplice tisana calda. Nel frattempo che Sgarbi cazzeggiava magari finendo per convincere qualcuno sebbene bannato da Facebook e invitato dai dipendenti di dimettersi da presidente del Museo Mart, là fuori morivano come mosche infermieri, medici, forze dell’ordine e decine di migliaia di cittadini.
Non sarebbe giusto però ignorare che Lucherini non è stato di certo l’unico e neppure il più grave esempio in questo senso. Protagonisti a vario titolo del mondo dell’arte che si sono contraddistinti per esternazioni sopra le righe del tutto evitabili e potenzialmente dannose sono stati ahinoi parecchi. I filoni li potete immaginare: complottismo, fake news, divulgazione di notizie scientifiche farlocche o non verificate, minimizzazione di problemi gravi, condivisione di siti spazzatura quando non addirittura tendenze no-vax. I protagonisti? Misto mare: collezionisti, galleristi, curatori, artisti, videomarker. In molti hanno optato per contribuire alla disinformazione e al caos invece di dare un segnale di responsabilità tacendo o facendo circolare solo notizie certificate.

IL MONDO DELL’ARTE E LE FAKE NEWS SUI SOCIAL

Ma se è sbagliato inquinare il dibattito con menzogne e falsità in generale, è sbagliato il doppio farlo in un momento di emergenza nazionale. Ed è grave il triplo se a farlo sono esponenti del mondo della cultura dai quali ti aspetteresti un profilo intellettuale più rigoroso e una capacità di informarsi e discernere.
Proprio in virtù di questo, la decisione di fare qui qualche nome. Non prendetela come una messa all’indice. Solo come una bonaria e possibilmente ironica carrellata di prese di posizione che ci sono dispiaciute e che sono parse profondamente inopportune visto il momento. Siparietti che non hanno solo danneggiato l’immagine di chi se n’è fatto protagonista, ma che di certo non hanno contribuito a mettere in buona luce tutto il sistema dell’arte.

LE FESSERIE DEL MONDO DELL’ARTE SUL VIRUS

Tanto per cominciare, ci ha a dir poco sbalordito la condotta di alcuni grandi e grandissimi nomi dal versante degli artisti. Personalità navigate, dalla grande carriera, presenti in istituzioni pubbliche e private da decenni, seguite dagli artisti più giovani. Eppure protagoniste di una condotta social incomprensibile.

Post di Lara Favaretto sul Coronavirus
Post di Lara Favaretto sul Coronavirus

È il caso ad esempio di Lara Favaretto, che non si è fatta mancare la condivisione di meme inquietanti. Ma anche, sempre per stare su nomi di altissimo profilo internazionale, di Paola Pivi, che non di rado ha ritenuto di intervenire nel dibattito con conclusioni illuminanti tipo “siamo l’unico Paese agli arresti domiciliari“. Da un’artista della caratura internazionale di Paola Pivi ti potresti aspettare riflessioni sul domani, sul futuro dell’arte, sul ruolo delle immagini, sulle sfide del “new normal” che ci aspetta. E invece la trovi lì a discutere del tema più truce della settimana: chi sono gli “affetti stabili”?

Post su Facebook di Paola Pivi
Post su Facebook di Paola Pivi
Post su Facebook di Paola Pivi
Post su Facebook di Paola Pivi

Alle inappuntabili analisi della Pivi rispondono esultanti Gigiotto e Maria Adele Del Vecchio. L’uno curatore ed ex gallerista, l’altra artista. Al di là delle risposte, questi due personaggi ‒ importanti e autorevoli nel nostro settore e dunque a loro modo influenti ‒ non si sono astenuti neppure un istante dall’utilizzare la propria popolarità per diffondere contenuti solo in parte condivisibili.

Post di Adele Del Vecchio sul Coronavirus
Post di Adele Del Vecchio sul Coronavirus

Tra i vari filoni controversi di questi 100 giorni (la figura di Luc Montagner, la figura di Giulio Tarro…) non se ne sono fatto mancare uno, sempre e sistematicamente prendendo di mira ‒ con una certa veemenza ‒ la maggioranza di creduloni che si è sorbita la quarantena senza lamentarsi e senza gridare al complotto: tutti fessi, mica furbi come loro che hanno capito tutto del grande inganno globale ordito da Big Pharma!

Post di Gigiotto Del Vecchio sul Coronavirus
Post di Gigiotto Del Vecchio sul Coronavirus

Ovviamente i nemici giurati di questo gruppetto di neo infettivologi ribelli hanno nomi e cognomi: Roberto Burioni e Ilaria Capua, ad esempio. Loro “fanno intrattenimento, mica scienza come Giulio Tarro“, ci spiega Gigiotto del Vecchio, calatissimo nel ruolo di giudice capace di discernere gli scienziati buoni da quelli cattivi.

Post di Gigiotto Del Vecchio sul Coronavirus
Post di Gigiotto Del Vecchio sul Coronavirus

Per chi volesse approfondire sulla figura di Giulio Tarro consigliamo questo accurato lavoro de L’Espresso. Mentre l’epopea di Luc Montagnier è stata ben raccontata sia dal Post che dalla Stampa con dovizia di particolari. Voi però siete liberissimi di continuare a fidarvi di Gigiotto… Sulla stessa falsariga si pongono le sortite social di Sara Rossi, artista promettente una ventina d’anni fa, oggi docente in accademia a Genova e a Bergamo.

Post di Sara Rossi sul Coronavirus
Post di Sara Rossi sul Coronavirus

Evidentemente però il suo ruolo di insegnante non le impedisce di condividere temi controversi con toni non sempre appropriati: complottismi e ricostruzioni ballerine su faccende irrinunciabili per i professionisti dell’indignazione com vaccini, 5G e altre amenità. Mancano solo le sirene e le scie chimiche e poi ci siamo tutti. Intendiamoci: ciascuno è liberissimo di combattere le proprie battaglie da tastiera, quello che fa specie è l’incapacità di rendersi conto del momento grave e inedito che si sta attraversando e fermarsi un attimo. Nel frattempo Sara Rossi ci fa sapere tramite il solito Luc Montagner che il virus scomparirà da solo e a breve. E noi speriamo tanto che abbia ragione!

Post di Elisabetta Giovagnoni sul Coronavirus
Post di Elisabetta Giovagnoni sul Coronavirus

Ma andiamo avanti, perché il nostro Giulio Tarro pare aver mietuto vittime con una certa agilità presso il mondo degli ex galleristi. Anche Elisabetta Giovagnoni ha deciso di condividerne le gesta con l’ennesimo meme di facile acchiappo dedicato al discusso scienziato (ad onor del vero cancellato dopo numerose proteste tra i commenti). Perfetto per far colpo sulla popolazione facilmente suggestionabile in un periodo di allerta e difficoltà. Ma che cos’è questo se non il modo meno idoneo di usare i social media in un frangente emergenziale?
Forse potrebbe rispondere Simonetta Lux, storica professoressa d’arte contemporanea alla Sapienza di Roma e componente del CdA della società capitolina Zètema.

Post sul Coronavirus di Simonetta Lux
Post sul Coronavirus di Simonetta Lux

La sua battaglia contro le antenne del 5G non si è fermata neppure durante l’epidemia, anzi ha trovato nuove motivazioni: Vittorio Colao, capo della task force governativa per la Fase 2, è stato in passato amministratore di Vodafone e dunque il complottismo è presto fatto. Quindi giù condivisioni di video capziosi mirati a farci credere che Colao voglia collocarci dei micro robot sotto pelle per controllarci da lontano e iniettarci farmaci a nostra insaputa (!). Cosa gliene importi a Colao di somministrare medicine mediante nano-robot non è meglio specificato, ma non importa: l’importante è indignarsi e cercare di indignare il prossimo.

Post di Pietro Gaglianò sul Coronavirus
Post di Pietro Gaglianò sul Coronavirus

Ma le lunghe settimane di confinamento hanno coinvolto anche intellettuali brillanti come Pietro Gaglianò, tra l’altro fresco di pubblicazione del suo nuovo libro, il quale a un certo punto ha cominciato a confondere quello che era uno stato di (grave) emergenza con uno “stato di assedio” dando la stura a una serie di commenti firmati da una parte di quel nutrito gruppo di raffinati pensatori che ha passato la quarantena lagnandosi al grido di “ci tengono reclusi“, “ci hanno messo agli arresti” come se ci fosse qualcuno lì nel palazzo che godesse ad attuare misure restrittive per rispondere a una situazione estrema.

Post di Stefania Galegati
Post di Stefania Galegati

Rispondono con accoramento l’artista Stefania Galegati, che ci fa sapere che contrarre il virus per strada totalizza le stesse probabilità statistiche di essere colpiti da un meteorite (speriamo abbia ragione lei, ma nel frattempo che l’ottimistica teoria-Galegati venga confermata, atteniamoci alle disposizioni e mettiamo la mascherina), e Alessandra Populin, la quale sobilla la gente dell’internet e anzi si sorprende che i suoi amici ritengano giuste le misure che il Governo italiano ha dovuto attuare per limitare il contagio. Lei avrebbe preferito un intervento più soft, come quello del Belgio, Paese dove vive. Forse (o forse no?) Populin cambierebbe idea guardando i dati reali del Belgio, il Paese occidentale col maggior numero di morti in rapporto alla popolazione: 747 per ogni milione di abitanti, in Italia ci fermiamo “solo” a 505, nella vicinissima Olanda, grazie alle restrizioni tanto odiate da Populin, poco più di 300: la metà dei defunti del Belgio. Insomma tanto per capirci le misure che vengono additate come fasciste altro non sono che provvedimenti che hanno salvato la pelle a decine di migliaia di persone.

Post di Alessandra Populin sul Coronavirus
Post di Alessandra Populin sul Coronavirus

A Populin poi dobbiamo molte altre chicche, che non ti aspetteresti da chi si occupa per professione di cultura, come la protesta (inscenata da molti a dire il vero) contro la app di tracciamento Immuni che prima o poi dovrebbe arrivare. Si tratta forse di uno dei tormentoni più grotteschi delle ultime settimane: schiere di persone che si lamentano dell’app del Ministero della Salute perché rappresenterebbe un controllo eccessivo e utilizzano per lamentarsi l’app di Facebook, che riesce a tracciare perfino quante volte vai al bagno. Insomma, massima disponibilità a cedere ogni tuo dato a Mark Zuckerberg per fini meramente commerciali, ma totale ostilità a cederli a un ente pubblico per fini sanitari, di precauzione e di bene comune. Che dire?

Post di Fulvio Chimento sul Coronavirus
Post di Fulvio Chimento sul Coronavirus

La carrellata termina con il bravo critico e curatore Fulvio Chimento che, reduce da una bella mostra a Bologna a fine gennaio, invece di godersi i successi professionali investe il suo tempo a fare propaganda no-vax su Facebook al grido di “se troveranno un vaccino io non lo farò“, aizzando così torme di anti vaccinisti con la bava alla bocca. Un modo, lo ribadiamo ancora una volta, sbagliatissimo di usare le reti sociali in momenti di difficoltà. Un modo ancor più sbagliato, lo ribadiamo, se proviene da esponenti del mondo della cultura e dell’arte. Un andazzo che riguarda una piccola parte del nostro ambito (la maggioranza delle persone si è comportata in modo assai serio), ma che non ci siamo sentiti di far passare sotto silenzio. Magari non ci faremo amici, ma potrà servire a incoraggiare qualcuno, durante la prossima emergenza, a un utilizzo meno disinvolto dei potenti mezzi di influenza e comunicazione che tutti abbiamo ormai a disposizione.

Massimiliano Tonelli

(l’articolo verrà aggiornato qualora emergessero nuovi contenuti… interessanti!)

Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI
Massimiliano Tonelli
È laureato in Scienze della Comunicazione all’Università di Siena, dal 1999 al 2011 è stato direttore della piattaforma editoriale cartacea e web Exibart. Ha moderato e preso parte come relatore a numerosi convegni e seminari; ha tenuto docenze presso centri di formazione superiore tra i quali l’Istituto Europeo di Design, l'Università di Tor Vergata, l'Università Luiss, l’Università La Sapienza di Roma ed è professore a contratto allo IULM di Milano. Ha collaborato con numerose testate tra cui Radio24-Il Sole24 Ore, Time Out, Formiche. Suoi testi sono apparsi in diversi cataloghi d’arte contemporanea e saggi di urbanistica e territorio. È stato giurato in svariati concorsi di arte, architettura, design. Attualmente dirige i contenuti di Artribune e del Gambero Rosso.