La grande ballerina Isadora Duncan, precorritrice della danza moderna, è protagonista della mostra al MART di Rovereto, composta perlopiù da dipinti e sculture. Dagli artisti come Rodin e von Stuck che la omaggiarono ai futuristi che la osteggiarono. Una mostra “corale” sull’idea e la sensazione di movimento utopico.

L’aura mitica che circonda Isadora Duncan (San Francisco, 1877 ‒ Nizza, 1927) è dovuta non solo all’innovazione che portò nella danza, ma al fatto di concepire se stessa come una sorta di “opera d’arte totale”. Precorritrice della danza moderna e della fusione tra persona e personaggio, esteta, attivista, fomentatrice di rivoluzioni estetiche e sociali, donna emancipata e libera: tutti questi aspetti vengono messi in luce dalla mostra al MART.
Non mancano i memorabilia: dall’unico filmato oggi restante di Isadora mentre danza al libro dei soci del gabinetto Vieusseux con la sua firma, che ne documenta la presenza in Italia già nel 1902, fino allo scambio epistolare con D’Annunzio. Ma il percorso si struttura principalmente intorno alle opere d’arte, con una successione di sculture e dipinti che creano un effetto complessivo di tipo corale.

CLASSICO E MODERNO

L’idea di movimento, evocata dalle decine di figure danzanti, attraversa il percorso come una ventata di grazia e allo stesso tempo di anticonvenzionalità. Anche quando occhieggia il richiamo alla classicità, esplorato nella prima sezione (“bisogna tornare all’antico per garantire un futuro alla danza“, diceva).
Un intreccio di ideale classico e (soprattutto) moderno, dunque, che viene esemplificato da opere di artisti che si ispirarono a lei, dal solenne Libero Andreotti all’oscuro Franz von Stuck fino ad Auguste Rodin, oltre che da variazioni sul tema della danza come quella di Zandomeneghi.
Dopo un capitolo sul legame professionale e personale con Eleonora Duse e il suo compagno Gordon Craig, si giunge nella sezione più maestosa e suggestiva, quella che testimonia dell’influenza sull’arte italiana tra tardo Simbolismo e Liberty, con autori come Laurenti, Bistolfi, Previati, Baccarini, Boccioni.

Cesare Laurenti, Fioritura nuova, 1897. Fondazione Musei Civici di Venezia, Galleria Internazionale d'Arte Moderna di Ca' Pesaro
Cesare Laurenti, Fioritura nuova, 1897. Fondazione Musei Civici di Venezia, Galleria Internazionale d’Arte Moderna di Ca’ Pesaro

VIVERE IL MOVIMENTO

Meno armoniose, più dissonanti, le sezioni successive individuano l’eco più tarda dell’influenza della grande danzatrice sulle arti in Italia. Fino al ritorno dell’ideale classico nel periodo tra le due guerre, dove la resa del movimento rimane leggiadra anche quando si tratta di espressioni monumentali e talvolta pittoresche agli occhi di oggi (tra gli autori di questa sezione Mazzoleni, Cambellotti, Campigli, Ciampi, Raphaël).
C’è poi la lotta tra due concezioni della modernità, quella che voleva rivoluzionare a partire dalla lezione del passato e quella che puntava alla tabula rasa: un passaggio della mostra è dedicato infatti alla disputa ingaggiata dai futuristi nei confronti della ballerina dopo un primo periodo di curiosità e ammirazione.
E ancora, gli stretti rapporti con l’Italia, l’influenza sul movimento delle “danzatrici libere”, la figura dell’eccentrico fratello Raymond: si completa così il panorama di un’esposizione che punta sull’accumulo per “far vivere” al visitatore l’idea utopica di movimento sviluppata e incarnata dalla danzatrice.

Stefano Castelli

Evento correlato
Nome eventoIsadora Duncan - Danzare la rivoluzione
Vernissage17/10/2019 ore 18
Duratadal 17/10/2019 al 01/03/2020
AutoreIsadora Duncan
CuratoriCarlo Sisi , Maria Flora Giubilei
Generearte moderna
Spazio espositivoMART MUSEO D'ARTE MODERNA E CONTEMPORANEA DI TRENTO E ROVERETO
IndirizzoCorso Angelo Bettini 43 - Rovereto - Trentino-Alto Adige
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Stefano Castelli
Stefano Castelli (Milano, 1979) è giornalista, critico d'arte e curatore. Si è laureato in Scienze Politiche all'Università degli studi di Milano con una tesi di filosofia politica su Andy Warhol come critico sociale. Ha vinto nel 2007 il concorso per giovani critici indetto dal Castello di Rivoli con un saggio su "Scatologicità e Pop Art in Bruce Nauman". Come giornalista scrive per Artribune, dal 2011, e Arte Mondadori, dal 2007. Come curatore è impegnato nella scoperta di giovani artisti e ha curato una trentina di mostre tra gallerie e musei. Come critico ha scritto tra l'altro per la mostra Big Bang, Museo Bilotti, Roma, 2008. Il suo taglio critico è orientato a una lettura politico-sociale dell'arte e a una lettura dell'estetica come fenomeno non disgiungibile dall'etica.