WiFi Impressionist. L’installazione robotica di Richard Vjgen che dipinge en plein air

L’autore si chiama Richard Vijgen ed è un artista e interaction designer olandese. La sua ultima installazione è un sistema capace di captare i segnali delle reti wifi e trasformarli in panorami astratti. Ecco foto e video dell’opera.

Richard Vijgen, WiFi Impressionist, 2019
Richard Vijgen, WiFi Impressionist, 2019

Nella seconda metà dell’Ottocento, grazie all’opera di artisti appartenenti a movimenti come gli Impressionisti e i Macchiaioli, nacque la pittura en plein air. L’idea era quella di portare la pratica pittorica fuori dagli studi, all’aria aperta, con l’obiettivo di catturare la luce naturale attraverso dipinti veloci, in grado di immortalare la mutabilità del paesaggio. L’artista e designer olandese Richard Vijgen (1982), appassionato di data visualization, ha preso ispirazione da questo particolare momento della storia dell’arte, ma anche dai panorami cittadini di William Turner, per produrre una nuova installazione intitolata WiFi Impressionist.

UN PLOTTER SU CAVALLETTO

L’opera, documentata in una serie di fotografie e in un video, è composta da un’antenna direzionale posizionata su un meccanismo girevole, e da un plotter portatile su cavalletto. L’antenna, che si muove a 360 gradi, cattura la presenza di segnali wi-fi nelle vicinanze e li trasforma in disegni che vengono tracciati su un foglio da un braccio robotico. I segni lasciati dal plotter sono diversi a seconda della durata e dell’intensità delle onde elettromagnetiche captate, ma cambiano anche in relazione alla loro posizione nello spazio. Più il disegno si fa denso, maggiore sarà il numero di reti wi-fi attive nelle vicinanze. Naturalmente, anche il tempo gioca un ruolo importante: il braccio meccanico continua a svolgere il suo lavoro potenzialmente all’infinito, e il foglio si fa sempre più scuro con il passare delle ore.

VISUALIZZARE L’INVISIBILE

Non è la prima volta che Richard Vijgen, fondatore di uno studio specializzato in sistemi di visualizzazione di dati complessi, si confronta con il tema delle onde elettromagnetiche. L’ha fatto di recente con Hertzian Landscapes (2019), installazione interattiva a più schermi commissionata dal Netherlands Institute for Sound and Vision, ma anche in Architecture of Radio, applicazione per tablet prodotta nel 2016 e premiata con una menzione d’onore al Prix Ars Electronica di Linz. Particolarmente suggestivo, poi, è il progetto WiFi Tapestry, di cui vi abbiamo già parlato in passato, che trasformava i segnali wi-fi in piccoli movimenti in grado di muovere la trama di un arazzo, lasciando tracce visibili all’occhio umano e trasformandolo così in una specie di “Sacra Sindone dell’era digitale”.

– Valentina Tanni

www.wifiimpressionist.com

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Valentina Tanni (Roma, 1976) è critica d’arte, curatrice e docente. Si interessa principalmente di new media art e di editoria multimediale. Ha curato numerose mostre, tra cui: la sezione di Net Art di “Media Connection” (Roma e Milano, 2001), le collettive “Netizens” (Roma, 2002) e “L’oading. Videogiochi Geneticamente Modificati” (Siracusa, 2003), “Maps and Legends. When Photography Met the Web” (Roma, 2010), “Datascapes” (Roma, 2011) e “Hit the Crowd. Photography in the Age of Crowdsourcing” (Roma, 2012), “Nothing to see here” (Milano, 2013), “Eternal September. The Rise of Amateur Culture” (Lubiana, 2014), “Stop and Go. L'arte delle gif animate” (Roma, 2016, Lubiana 2017). Ha collaborato con i festival di arti digitali Interferenze e Peam ed è stata curatore ospite di FotoGrafia. Festival Internazionale di Roma per la sezione “Fotografia e Nuovi Media” (edizioni 2010-2012). Ha scritto per testate nazionali e internazionali e lavorato come docente per istituzioni pubbliche e private. Attualmente insegna Digital Art al Politecnico di Milano. Dal 2011 collabora con Artribune.