Come le istituzioni culturali cercano di far fronte, nell’esercizio delle loro funzioni, alle questioni ambientali? Ci sarebbe spazio per una vastissima ricerca, intanto abbiamo chiesto qualche spunto ad alcune istituzioni pubbliche e private milanesi.

Si parla molto di sostenibilità ambientale: tutti ne discutono, tutti cercano di far sentire la propria voce, soprattutto in seguito all’onda rivoluzionaria generata negli ultimi mesi dalla giovane attivista svedese Greta Thunberg. Proprio i giovani sono attualmente in prima linea nel difendere un mondo che non può più tornare indietro di fronte a dissesti ambientali ormai lampanti. Di fronte a quest’urgenza, però, sembra venire a mancare una risposta concreta dalle istituzioni, da chi può fare qualcosa e porre delle restrizioni a delle pratiche abituali e spesso piccole, figlie di un mondo iper-industrializzato che fonda i processi di produzione e distribuzione su una cultura della serialità e dello spreco.
Partendo da quest’ultima considerazione ci siamo chiesti se le istituzioni culturali, e dunque i musei pubblici e privati, seguono delle prassi per ridurre gli sprechi, se posseggono delle certificazioni ambientali specifiche e come si occupano della gestione degli allestimenti e dei disallestimenti delle mostre temporanee in termini di emissioni e di smaltimento.

L’IMPEGNO DEL POLDI PEZZOLI

Il Poldi Pezzoli, casa-museo, è molto attento all’impatto ambientale della propria struttura e ha adottato delle scelte progettuali in questa direzione. La dottoressa e direttrice Annalisa Zanni afferma, a riguardo degli allestimenti, che essi vengono affidati ad architetti esterni con esperienze museali, che dimostrino particolare attenzione anche agli aspetti conservativi. Si richiede l’utilizzo di materiali adeguati alla conservazione e alla sicurezza delle opere. Da anni la Direzione del Museo presta molta attenzione al fine di limitare lo spreco dei materiali allestitivi cercando di riutilizzare quelli esistenti, smontati e custoditi con cura e attenzione. Il Poldi Pezzoli, attraverso Federica Manoli, responsabile del sistema di gestione ambientale del Museo, fa anche parte di un gruppo di studio costituito dal Coordinamento regionale lombardo di ICOM Italia sul tema del riciclo, del deposito e della condivisione tra i vari musei dei materiali di allestimento. “L’acquisizione della certificazione ambientale è un’azione ormai improcrastinabile da parte di un’istituzione culturale come un museo d’arte che per propria mission segue e, possibilmente, anticipa lo sviluppo sostenibile della società in cui opera e a cui appartiene”. Eccola, la dichiarazione ferma e concisa della direttrice, la quale ha fatto riferimento ad alcune innovazioni raggiunte all’interno del museo in termini di risparmio energetico e riduzione di inquinanti.

IL CONTRIBUTO DI CONVERSO

Un punto di vista altrettanto interessante l’abbiamo ottenuto da Converso, uno spazio espositivo non profit ospitato nella chiesa sconsacrata di San Paolo Converso e allo stesso tempo sede dello studio d’architettura Locatelli Partners. Trattandosi di un bene storico-artistico e architettonico di pregio risalente al 1549, non è previsto alcun controllo sull’impatto ambientale nel mantenimento delle strutture, poiché è sottoposto a molteplici enti. Tuttavia è per loro un impegno quotidiano preservare l’integrità e la bellezza del sito che li ospita, pur conservando una particolare attenzione allo spreco delle risorse. Chiara Spagnol, exhibition curator, ci spiega le ragioni di questa sensibilità al tema ambientalista: “Non a caso, Converso nasce da una costola di Locatelli Partners, uno studio d’architettura conosciuto per aver posto l’accento su una produzione rapida, sostenibile e flessibile come la stampa 3D con materiale cementizio di recupero – un progetto concretizzatosi per la prima volta in Europa durante il Fuori Salone 2018, “3D Housing 05””. Ne consegue che tutti gli impianti della struttura sono atti a implementare l’esistente in un’ottica di risparmio energetico. Ogni attività di produzione, per ragioni che spaziano dal budget a un senso più esteso di responsabilità, punta a ridurre quanto più possibile lo spreco dei materiali utilizzati per l’organizzazione delle mostre, il cui allestimento è seguito da una figura che si dedica alla previsione delle esigenze di ogni caso specifico.

Il Comune di Milano ha sviluppato e sta sviluppando strumenti per ridurre l’impatto ambientale degli eventi e delle iniziative, che al momento riguardano solo indirettamente gli spazi museali”.

L’Assessore alla Cultura di Milano, Filippo Del Corno, ci riferisce che negli ultimi tempi l’amministrazione ha costituito un tavolo tecnico interassessoriale volto a studiare un piano d’azione per affrontare il tema della sostenibilità ambientale in ambito museale. Prossimamente potremo conoscere tutte le iniziative che verranno messe in atto per affrontare questo problema, emergente anche nel settore culturale. A partire da Expo 2015, infatti, il Comune di Milano ha sviluppato e sta sviluppando strumenti per ridurre l’impatto ambientale degli eventi e delle iniziative, che al momento riguardano solo indirettamente gli spazi museali. È in atto una collaborazione con AMAT – Agenzia Mobilità Ambiente Territorio ‒ per la redazione di un protocollo di indicazioni e norme che caratterizzano gli eventi sostenibili. Lo scorso febbraio è stata presentata a Palazzo Marino un’iniziativa sperimentale che ha avuto molto successo e a cui hanno aderito numerosi esercizi commerciali. Milanoplasticfree vuole sensibilizzare al tema la popolazione più giovane riducendo l’utilizzo di plastica nei locali, bar e club milanesi. Inoltre gli strumenti per garantire dei criteri ambientali minimi riguardano necessariamente anche altre tematiche, come lo spreco alimentare, l’efficienza energetica e l’accessibilità agli eventi attraverso il trasporto pubblico. L’Assessorato alla Cultura, in collaborazione con ANCI Lombardia, ha anche aderito al progetto GreenFEST, che mira a diffondere le buone pratiche di Green Public Procurement esistenti in Italia per l’adozione di criteri ambientali minimi nel settore delle attività culturali finanziate, promosse o gestite da soggetti pubblici.

UNA STRATEGIA PER IL FUTURO

Ovviamente si tratta solamente di tre esempi, tutti e tre nella stessa città. Solo uno spunto per una ricerca che, per essere autorevole, dovrà essere necessariamente più ampia e scientifica. Con l’obbiettivo di rispondere alla domanda: “come si comportano i musei rispetto all’ambiente?”. È chiaro che la cultura può giocare un ruolo fondamentale nel coinvolgere e informare l’opinione pubblica per l’adozione di criteri green anche, in maniera più ampia, nella vita quotidiana dei cittadini. Il museo è per definizione un luogo al servizio della società e del suo sviluppo, che ha lo scopo di educare tutti i suoi visitatori. La tematica ambientale dovrebbe essere presente al suo interno e a più livelli, per raggiungere un grande bacino di persone che apprezzano sempre di più l’arte e la cultura, un po’ perché va di moda, un po’ perché è fortunatamente in crescita il livello di partecipazione dei cittadini. Così come l’arte, l’ambientalismo non deve rimanere di nicchia, appannaggio dei soli esperti che si ritrovano a discuterne in congressi. Le istituzioni culturali dovrebbero essere vettore di un messaggio forte, che contribuisca a cambiare il comportamento dei singoli cittadini, non solo proponendo mostre legate al tema, ma anche indirizzando il pubblico ad adottare comportamenti responsabili tra le mura museali, per abituarli a fare lo stesso nella quotidianità delle mura domestiche.

Emma Onesti, Ilaria Paglicci, Riccardo Pogliani, Ilaria Sponda
(esercitazione a seguito di un workshop di giornalismo culturale svoltosi nel maggio 2019 allo IULM di Milano)

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