Milano. La città che sale? (I)

Milano in questi ultimi anni ha conquistato grande attenzione da parte degli operatori italiani e internazionali. Opinione comune è che la città si stia imponendo sempre più come un modello di crescita culturale da seguire e imitare. La pensano tutti così? Pro e contro della città che sale, dalla voce dei suoi protagonisti.

1. CARLO CRACCO ‒ CHEF

Carlo Cracco. Photo Barbara Santoro

Io sono vicentino di origine, milanese di adozione. Milano è la città che ho scelto per il mio lavoro, ma anche per la mia famiglia. È una città che ti prende e permette di esprimere le proprie idee e i propri sogni: Galleria ne è un esempio. Negli ultimi anni è diventato un punto di riferimento del mondo della cultura, della moda, del design e della gastronomia.
Quest’anno il Salone del Mobile ha raggiunto numeri da record e questo è un segnale che la ricettività è cresciuta. Credo sia importante continuare a investire in questa direzione. Milano rappresenta sempre più il cuore dell’europa. Credo che anche le altre città italiane debbano prendere come spunto Milano per competere con le principali capitali internazionali.

2. FILIPPO DEL CORNO ‒ ASSESSORE ALLA CULTURA – COMUNE DI MILANO

Filippo Del Corno, photo Mascolo/Photoviews

Lo sviluppo culturale di Milano si dispone lungo tre assi, disegnati da un piano strategico: 1. crescita quantitativa e qualitativa dell’offerta culturale come fattore di attrattività complessiva della città; 2. aumento del patrimonio cognitivo della comunità cittadina grazie alla diffusa accessibilità urbana e sociale dell’offerta culturale stessa; 3. approccio sistemico di competizione, alleanza e condivisione progettuale tra molteplici soggetti e istituzioni culturali, pubbliche e private.
Non si tratta di un modello, che ne presuppone la sua replicabilità, nonché infallibilità, in qualsiasi contesto; è piuttosto un metodo, che potrebbe essere declinato in altri territori con modalità e risultati differenti. Oggi a Milano la cultura è finalmente al centro del dibattito pubblico sulla trasformazione urbana e sociale della città. Esiste tuttavia il rischio di un eccesso di spettacolarizzazione e di bulimica accelerazione nella fruizione culturale: effetto collaterale – da evitare, o almeno limitare – di una crescita così impetuosa e coinvolgente.

3. MARCO LANATA ‒ GENERAL MANAGER – PIRELLI HANGARBICOCCA

Marco Lanata. Photo Lorenzo Palmieri

Oggi il brand Milano è fortemente riconosciuto in Italia e all’estero. Expo e anche operazioni di riqualificazione come Porta Nuova e Citylife hanno fatto da innesco a una città che è riuscita a coniugare il passato con una grande capacità d’innovazione. Tuttavia, Milano si colloca in uno scenario europeo molto competitivo e, per mantenere il suo ruolo di città attrattiva e dinamica a livello globale, deve sempre di più sostenere gli ambiti in cui eccelle, quali la moda, il design, l’architettura, il food, ma anche accrescere il proprio posizionamento quale polo di riferimento dell’arte contemporanea.
Il “Sistema Arte Contemporanea” a Milano in questi ultimi anni è cresciuto molto grazie a realtà quali Pirelli HangarBicocca, Fondazione Prada, miart ecc., dunque esistono istituzioni e un programma rilevante che vanno preservati e supportati in un’ottica di sistema e di comunicazione integrata del brand Milano.

4. MARCO SCOTINI ‒ DIRETTORE DIPARTIMENTO DI ARTI VISIVE E STUDI CURATORIALI – NABA

Marco Scotini

Per certo, Milano è cambiata. C’è chi dice grazie a Expo. Il fatto che le date coincidano non significa vedere quella come una causa. Gli ultimi tre anni hanno visto la piena maturità di istituzioni già attive da tempo: ottimi istituti nel campo della formazione, eccellenti fondazioni, un alto tasso di gallerie esemplari, riviste specializzate e centri per l’arte. Mi accorgo di non uscire però dall’ambito privato (quel common ground che Milano ha sempre avuto).
Rispetto all’accoppiata vincente (fashion e design) l’arte contemporanea sta risalendo la china. Che si stia compiendo il dogma trinitario? Di fatto quello che vedo è un’avanzante professionalizzazione anche nel nostro campo. A Milano, l’ambito dell’arte sta finalmente passando da attività generica a occupazione sistematica all’altezza dei tempi. Che ci sia sperimentazione, innovazione e ricerca è invece tutto da vedere. Come la brandizzazione, un pericolo da evitare!

5. BEATRICE TRUSSARDI ‒ PRESIDENTE – FONDAZIONE NICOLA TRUSSARDI

Beatrice Trussardi. Photo Julian Haergraves

La Fondazione Nicola Trussardi ha iniziato il suo percorso di museo nomade nel 2003, in una Milano poco attenta al contemporaneo, dove le uniche realtà vitali erano fondazioni e gallerie. Ci sono voluti quindici anni per arrivare alla Milano di oggi: un arco di tempo in cui soprattutto i privati sono stati motore del cambiamento. Oggi si parla di “modello Milano” perché è evidente che questo modello funziona. Una scommessa vinta grazie all’attitudine tutta meneghina di andare oltre gli ostacoli: ognuno si sente chiamato a fare la sua parte, valorizzando risorse ed eccellenze, per il bene comune.
Ma non dimentichiamoci degli importanti investimenti a monte, di risorse e tempo, e degli sforzi fatti per mettere in dialogo pubblico e privato, lavorando a obiettivi comuni e superando le reciproche diffidenze. E se Expo è servito a risvegliare l’orgoglio dei milanesi e ha dato una spinta definitiva a questo processo, nel nostro ambito un forte impulso è arrivato anche da miart, che ha fornito a Milano un pretesto per riconoscersi come sistema e credere nelle proprie potenzialità.

6. ASTRID WELTER ‒ HEAD OF PROGRAMS – FONDAZIONE PRADA

Astrid Welter. Photo Delfino Sisto Legnani

Negli ultimi anni Milano ha dimostrato una grande vivacità culturale, che si è intensificata a partire dal 2015 con Expo. Quello che rende la città un caso forse unico in Italia è la forte presenza di iniziative private di qualità che hanno integrato la proposta artistica e culturale promossa dalle istituzioni pubbliche. Si è innescato un circolo virtuoso a cui, credo, abbia contribuito anche la Fondazione Prada, che festeggia proprio in questi giorni venticinque anni di attività. La scelta di Milano come centro delle attività della nostra fondazione all’epoca non era affatto scontata e ora, a distanza di più di due decenni, si è rivelata vincente e in anticipo sui tempi.
Mi auguro che in futuro Milano continui a essere un laboratorio di idee anche in altri campi, dalla mobilità sostenibile ai modelli occupazionali alternativi o ancora ai piani urbanistici innovativi. Una città in grado di rafforzare il ruolo dell’Italia nel panorama europeo.

7. ALESSANDRO RABOTTINI ‒ DIRETTORE ARTISTICO – MIART

Alessandro Rabottini. Photo Mark Blower

Sono convinto che Milano possa e debba essere considerata ormai una capitale della cultura a livello internazionale. Se ci limitiamo al contesto dell’arte moderna e contemporanea – lasciando quindi da parte le eccellenze del design, della moda, dell’architettura recente e dell’editoria – non possiamo non riconoscere il profilo internazionale di moltissime delle gallerie che vi operano, l’ambizione e la qualità delle mostre che producono le istituzioni pubbliche e le fondazioni private, la vivacità della scena indipendente e il proliferare degli spazi non-profit. Questa moltitudine di formati e tipologie si riunisce, in occasione di miart, a formare il calendario corale della Milano Art Week, che Fiera Milano organizza in collaborazione con il Comune di Milano, e credo che la quantità e la qualità degli appuntamenti che animano questa settimana sia una enorme risorsa per tutti.
Dobbiamo far sì che questi sforzi individuali diventino sempre più sistemici e strutturali, perché in questo momento Milano sta generando un fenomeno di ritorno che è di primaria importanza per l’intero Paese: artisti, curatori e operatori del settore delle ultime generazioni, che negli ultimi anni sentivano la necessità di andare a Londra, Bruxelles o Berlino per potersi formare ed esprimere la propria progettualità, in questi anni stanno tornando perché sentono che c’è una città e un pubblico che può accogliere nuove energie. È questa pulsione corale che fa di una città una capitale culturale.

8. GIORGIO CARRIERO ‒ PRESIDENTE – FONDAZIONE CARRIERO

Giorgio Carriero

In questo momento Milano è indubbiamente la città più dinamica d’Italia, l’unica città del nostro Paese con una vocazione fortemente internazionale, ormai sullo stesso piano delle grandi capitali europee o delle metropoli d’oltreoceano. Si tratta di una posizione importante, conquistata anche grazie al ruolo determinante che i privati hanno saputo giocare in uno scenario di forte cambiamento. Questo vale anche per l’ambito culturale e artistico, dove l’offerta in termini di fondazioni, centri d’arte, gallerie, collezioni si è arricchita dal punto di vista quantitativo ma soprattutto qualitativo, integrando il sistema museale pubblico e spesso affiancandolo in termini di proposte e di relazioni.
Grazie a una visione lungimirante e a un’amministrazione locale negli ultimi anni particolarmente attenta a intercettare stimoli e cambiamenti, Milano ha saputo capitalizzare più di un secolo di energie e di fermenti, diventando un caso unico in Italia per la sua capacità di attrarre risorse e di metterle a sistema, creando le condizioni perché le idee possano svilupparsi e dare frutti. Ovviamente, trattandosi di un sistema complesso, ci sono aspetti migliorabili, e la mia attitudine mi porta a cogliere e valorizzare soprattutto quelli su cui è fondamentale continuare a costruire con sempre più fantasia ed entusiasmo.

9. MASSIMO DE CARLO ‒ GALLERIA MASSIMO DE CARLO

Massimo De Carlo con Elzbieta Bialkowska – foto Ela Bialkowska, Okno Studio

Milano riceve molta attenzione soprattutto dal turismo di massa. Questo ovviamente è un bene per la città e la sua economia. Sul piano culturale alcune istituzioni private, come Fondazione Prada, HangarBicocca, Fondazione Trussardi, stanno raccogliendo finalmente a livello internazionale quegli attestati di stima che si sono guadagnati in molti anni di lavoro.
Non lo definirei un grande fenomeno, piuttosto una favorevole contingenza che però rischia di essere vanificata senza un maggiore coordinamento e senza una visione programmatica da parte della città. Non dimenticherei comunque il lavoro costante svolto dalle gallerie anche in tempi di crisi.

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #43

Abbonati ad Artribune Magazine
Acquista la tua 
inserzione sul prossimo Artribune

Dati correlati
AutoriBeatrice Trussardi, Ugo La Pietra
CuratoriMarco Scotini, Alessandro Rabottini
Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI
Artribune è una piattaforma di contenuti e servizi dedicata all’arte e alla cultura contemporanea, nata nel 2011 grazie all’esperienza decennale nel campo dell’editoria, del giornalismo e delle nuove tecnologie.