Banksy: I 10 murales politici che hanno alimentato il suo mito. Fino al wall sulla Brexit a Dover

Non solo il murales sulla Brexit, Banksy deve la sua fama ad una serie di opere irriverenti e provocatorie contro il sistema capitalistico e l’avidità politica. Qui tutte le immagini dell’artista politico.

L’opera dedicata alla Brexit a Dover, nel Regno Unito
L’opera dedicata alla Brexit a Dover, nel Regno Unito

Dal momento in cui è apparsa sulla parete di un edificio nel porto di Dover, l’ultima opera di Banksy – un enorme murales che rappresenta un operaio armato di martello e scalpello intento a staccare una delle 12 stelle dalla bandiera dell’Unione Europea – ha generato il solito clamore mediatico e la consueta sequela di polemiche tra chi sostiene che trattasi di un’operazione artistica e chi invece di una sapiente azione di marketing. In qualsiasi modo la si pensi, Banksy sa sempre come far parlare di sé e ha fatto indiscutibilmente centro ancora una volta. Le foto del suo ultimo lavoro sono rimbalzate in rete in ogni angolo del pianeta. Eppure la ricetta è semplice: messaggi chiari, comprensibili a tutti che appaiono all’improvviso nei posti più disparati; immagini provocatorie al limite del distaccante, ed un anonimato rigoroso che non fa che accrescerne la notorietà.

I PRECEDENTI DI BANKSY

Questo mash-up di elementi ha trasformato l’uomo di cui nessuno conosce la vera identità paradossalmente nello street artist più noto del pianeta con un seguito anche social (solo su instagram conta più di un milione e mezzo di followers) da far invidia alle star della musica o della tv. Pur avendo raggiunto il successo con i graffiti raffiguranti bambini, poliziotti, topi o membri della famiglia reale inglese, è la politica l’arena in cui sguazza l’estro di Banksy che mescola generici messaggi contro il sistema capitalistico, la guerra, l’avidità a riferimenti più dotti alla storia dell’arte o alla cultura popolare.
Il murales di Dover è solo l’ultimo in ordine cronologico di una lunga serie di opere dal forte richiamo politico. Proprio sul versante opposto rispetto a Dover, a Calais in Francia, Banksy aveva disegnato, qualche mese fa, un murales raffigurante Steve Jobs “figlio di un migrante siriano” all’interno della Giungla, il gigantesco campo profughi di Calais in cui vivono migliaia di migranti, per sottolineare come l’immigrazione non rappresenti un danno, ma ricchezza e prosperità per un paese.

MIGRAZIONI E QUESTIONE EUROPEA

Il problema delle politiche di accoglienza in Europa sembra essere uno degli argomenti preferiti di Banksy che ha pubblicamente denunciato le difficili condizioni dei rifugiati ammassati alla frontiera francese, con un graffito che rappresentava Cosette, protagonista de I miserabili di Victor Hugo, sulla parete dell’ambasciata francese di Londra nel 2016. Opere provocatorie, certo, ma con una volontà di denuncia sempre molto precisa. Solo pochi mesi prima, per contestare il Great Wall, il muro costruito dal governo inglese a Calais per impedire ai migranti di attraversare il tunnel della Manica ed introdursi illegalmente in Inghilterra, il writer inglese aveva realizzato un murales molto discusso raffigurante un bambino con una valigia e un cannocchiale che puntava esattamente verso il Regno Unito. Banksy è diventato un vero fenomeno mediatico nel 2005 quando sono apparsi nove sue graffiti sul lato palestinese del muro che divide Israele e Cisgiordania, eretto ufficialmente per impedire l’ingresso dei terroristi in Israele, ma di fatto barriera invalicabile che isola la popolazione di un’intera regione.

I MURALES CONTRO LA GUERRA

I graffiti raffigurano in maniera provocatoria bambini che perquisiscono poliziotti o intenti a scavare buche per oltrepassare il muro, ma anche ragazzi che lanciano fiori al posto delle bombe. Sulla parete è anche disegnata la colomba della pace che ha nel becco il classico rametto di ulivo, ma indossa un giubbotto antiproiettile e ha il mirino puntato sul cuore, chiaro riferimento al fallimento di tutte le trattative di pace. Territorio particolarmente caro al writer inglese che, oltre 10 anni dopo, è tornato in Cisgiordania per realizzare una nuova opera dal forte impatto mediatico: Il Walled Off Hotel, albergo che vanta, si fa per dire, la peggiore vista del mondo perché affacciato direttamente sul muro di Gaza. Per denunciare, infine, l’indifferenza dell’Occidente nei confronti della condizione del popolo palestinese, Banksy ha disegnato un gattino siberiano sulle macerie di Gaza, ironico riferimento alle banalità che si postano sui social network. Social che il writer inglese contesta spesso nelle sue opere nonostante essi siano di fatto la fonte che ne alimenta la fama (e i guadagni!). Che sia anche questa una forma di marketing?

Mariacristina Ferraioli

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Mariacristina Ferraioli
Mariacristina Ferraioli è giornalista, curatrice e critico d’arte. Dopo la laurea in Lettere Moderne con indirizzo Storia dell’Arte, si è trasferita a Parigi per seguire corsi di letteratura, filosofia e storia dell’arte presso la Sorbonne (Paris I e Paris 3). Ha conseguito il Master in Organizzazione e Comunicazione delle Arti Visive presso l’Accademia di Belle Arti di Brera. Ha vinto la Residenza per Curatori della Dena Foundation for Contemporary Art presso il Centre International d’Accueil et d’Echanges des Récollets di Parigi. Ha lavorato al Centre Pompidou collaborando alla realizzazione della mostra “Traces du Sacré” e ha pubblicato un testo critico sul catalogo della mostra. Ha coordinato l’ufficio Master dell’Accademia di Belle Arti di Brera e ha curato mostre sia in Italia che all’estero. Redattrice di Artribune, collabora stabilmente con Cosmopolitan Italia, Marie Claire Maison, Le Quotidien de l'Art. Ha conseguito un dottorato in Comunicazione e mercati: Economia, Marketing e Creatività presso l’Università Iulm di Milano, è docente a contratto presso diverse istituzioni e fa parte del team curatoriale di ArtLine, progetto d’arte pubblica del Comune di Milano nel parco di CityLife.