Festival Fog a Milano. Una giornata con Alessandro Sciarroni

Fra gli ospiti d’onore della rassegna milanese, il coreografo Alessandro Sciarroni non smette di far parlare di sé.

Alessandro Sciarroni, Folk s. Photo credits Matteo Maffesanti
Alessandro Sciarroni, Folk s. Photo credits Matteo Maffesanti

Leone d’Oro alla carriera fra i più discussi e chiacchierati degli ultimi anni: stiamo parlando di Alessandro Sciarroni (1976), coreografo italiano che, secondo alcuni, di danza non ne fa, non conosce la tecnica e si muove in circuiti molto di nicchia. Il Festival FOG Triennale Milano Performing Arts gli ha dedicato una intera giornata: un’occasione (d’oro) per approfondire la ricerca, il pensiero e lo sforzo insiti nei lavori di questo grande artista.
In seguito al premio conferitogli da una delle più mastodontiche istituzioni del settore danza, la Biennale di Venezia appunto, gli addetti ai lavori non hanno perso occasione di fare polemica, lamentandosi della scelta caduta su un coreografo che non porta in scena la danza, che non possiede una formazione accademica, parte di quei circuiti della danza contemporanea ultra sperimentale che fanno gola solo agli appassionati più sfegatati, rimanendo fondamentalmente ignoto al pubblico generalista. Capi d’accusa tanto veri quanto ovvi, che ci riportano univocamente alla questione: che cosa è la danza oggi?

TURNING

I due macro-lavori presentati all’interno del festival FOG, ovvero Turning e Aurora, due progetti molto diversi fra loro, danno la possibilità di riflettere sull’intera carriera del coreografo e di provare a rispondere alla fatidica domanda: partiamo da Turning, una delle creazioni più di successo dell’artista, che al momento è stata declinata in circa sette differenti versioni. Si tratta di un poderoso lavoro di ricerca intorno a un concetto estremamente semplice, ovvero il corpo che ruota all’infinito intorno al proprio asse. Con un’ostinazione e un confronto continuo con i limiti fisici del corpo umano, Sciarroni ha sviluppato un metodo innovativo nel panorama coreografico: lo studio meticoloso di un solo movimento innaturale, la rotazione continua su sé stessi, reso possibile da una tecnica ben precisa basata sulla gestione dello sguardo e dell’appoggio dei piedi. È danza? Certamente sì, è la danza che parla al mondo del contemporaneo e che, oltre al risultato, lascia intravedere il processo creativo e la profondità della sua ricerca, la cui forza trasforma un’idea astratta in un movimento specifico e leggibile.

Alessandro Sciarroni, Aurora. Photo credits Cosimo Terlizzi
Alessandro Sciarroni, Aurora. Photo credits Cosimo Terlizzi

AURORA

Un ulteriore sviluppo di una ricerca basata sull’insistenza e sul superamento del limite si trova in Aurora, meraviglioso progetto iniziato nel 2015 e conclusosi tre anni dopo: il vero successo di questa operazione sta nell’estrema umanità e sensibilità con la quale Sciarroni ha trasformato una partita di goalball (disciplina sportiva dedicata a persone non vedenti o ipovedenti) in uno spettacolo, i suoi giocatori in attori. I protagonisti di questa esperienza sono sia atleti sia persone non sportive, entrambi privi del senso della vista: in questa ricerca basata sull’ascolto del corpo dall’interno, i partecipanti hanno sviluppato al massimo le percezioni sonore e tattili, guidati in un lavoro di scoperta di tutte le possibilità di movimento, di azione e di reazione del corpo, conclusosi con la messa in scena di una vera e propria partita. Perché anche questa è danza? Perché stiamo vivendo un periodo molto delicato, nel quale è innegabile che la danza fatta di passi, di regole, di virtuosismo e di bellezza fine a sé stessa sia una disciplina codificata, dalla quale non avrebbe senso aspettarsi grosse innovazioni. In questo senso, un artista che riesce a utilizzare il movimento come puro linguaggio per veicolare un’idea, una sensazione o una storia, senza dover necessariamente compiacere lo spettatore con la bellezza del corpo in movimento, è veramente prezioso. Alessandro Sciarroni ci è riuscito in pieno, costruendo negli anni un metodo di lavoro capace non solo di esplorare i confini del movimento ma anche di approcciarsi a sfide ben più grandi: è così che una normale partita di goalball diventa un brillante esempio di fiducia, un celebrazione di umanità. Non ci resta che unirci alle danze e festeggiare il giusto riconoscimento al grande lavoro di un artista estremo in tutti i sensi, brindando ad Augusto, prossimo progetto del coreografo e spettacolo d’apertura della prossima Biennale Danza.

Giada Vailati

www.alessandrosciarroni.it

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AutoreAlessandro Sciarroni
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Giada Vailati
Classe 1994, studia danza dall’età di nove anni, terminati gli studi classici frequenta l’accademia Dancehaus di Susanna Beltrami, diplomandosi in danza contemporanea e teatro. Nel 2018 viene selezionata per un master in danza contemporanea e somatic approach presso La Biennale di Venezia, lavorando con la coreografa Marie Chouinard e partecipando ad un suo spettacolo di repertorio. Lavora come danzatrice e performer con diverse compagnie italiane ed internazionali fra cui l’israeliana Public Movement, è membro fondatore di Cult of Magic, collettivo di artisti che opera nell’ambito musicale e performativo e collabora come critica di danza e di teatro per 1977magazine e per Artribune.