Molte luci e qualche ombra nel nostro report musica dai 25 anni di C2C Festival di Torino

Come ormai da tradizione, finita l’Art Week torinese termina anche C2C Festival che, giunto alla sua venticinquesima edizione, porta a casa dei risultati non troppo soddisfacenti. Ciononostante ha brillato per l’eccezionale lavoro di light design e per la presenza di alcuni artisti

Sono già passati 25 anni da quando Sergio Ricciardone e soci hanno avuto la visione lungimirante di connettere fra loro i locali di Torino tendendo l’orecchio verso quegli artisti più inclini alla sperimentazione e all’esplorazione dei nuovi linguaggi musicali. Venticinque anni nei quali è praticamente successo di tutto, sia all’interno di Xplosiva – l’associazione fondatrice del festival – sia nel mondo intero. Ciononostante, C2C Festival (noto originariamente come Club To Club) continua a portare in alto la sua bandiera ma, dopo tutti questi anni e al netto dell’ultima edizione, dove sta andando davvero il festival?

C2C Festival 2026, Lingotto Torino, photo Claudia Giraud
C2C Festival 2026, Lingotto Torino. Photo Claudia Giraud

La 25ma edizione di C2C Festival

Inaugurata lo scorso 29 ottobre, in concomitanza con l’Art Week, la 25ma edizione di C2C Festival si è conclusa infatti con alcune conferme, ma anche con numerosi dubbi rivolti al suo stesso destino. Fatta eccezione per alcune intuizioni sparse qua e là, come la reintroduzione fra le venue del Teatro Carignano (qui è andata in scena la mattina del 31 ottobre una sognante performance intima, sussurrata e fortemente concettuale del duo dreampop norvegese Smerz), il biglietto unico per due discoteche storiche come Le Roi (disegnata da Carlo Mollino) e Notorius, la redistribuzione degli spazi nella sede del Lingotto, e la riconferma di Ed Warren per quanto riguarda il light design, la rassegna non ha brillato particolarmente, registrando purtroppo una partecipazione inferiore rispetto all’anno scorso.

Voci contrastanti tra dati ufficiali e percezione reale

Nonostante le comunicazioni ufficiali diffuse dall’organizzazione abbiano parlato trionfalmente di 43mila presenze complessive e di serate “sold out”, la percezione vissuta dal pubblico e dagli addetti ai lavori all’interno dei locali è stata profondamente diversa. A smentire l’illusione del tutto esaurito ci hanno pensato i corridoi del Lingotto, apparsi visibilmente più vuoti e ariosi rispetto alle edizioni passate, e la facilità con cui è stato possibile muoversi e accedere ai palchi senza la tipica calca asfissiante dei grandi anni (a parte il giorno di apertura alle OGR, travolti da under 35 soprattutto stranieri, accorsi a sentire ML Buch). A questo punto è lecito chiedersi quale impatto abbia avuto l’attuale clima di tensione politica ed economica (ricordiamo che mentre Art Week e C2C Festival davano inizio alle danze, in tutto il Paese si è svolto un grande sciopero nazionale contro il carovita e il riarmo), quanto dipenda ad esempio dal cambio di sponsor, e quanta responsabilità abbiano invece gli stessi organizzatori che probabilmente hanno preferito nuovamente riciclare nomi già ben consolidati piuttosto che mettersi in gioco, conducendo davvero un’indagine sincera all’interno dell’avanguardia musicale. E la scelta di invitare per l’ennesima volta un’artista come Arca (che ha presenziato già a New York per l’appuntamento C2C Festival dello scorso 8 maggio), affidandole anche la conduzione del DJ set misterioso di sabato 31 ottobre – insieme a Bill Kouligas –, la dice lunga. Ma procediamo con ordine.

C2C Festival 2026, Lingotto_Elias Ronnenfelt_©FabianaAmato
C2C Festival 2026, Lingotto, Elias Ronnenfelt. Photo Fabiana Amato

Le prime due serate di C2C Festival 2026

Eletta anche quest’anno come location ideale per l’inizio e per la fine del festival, la Sala delle Fucine delle OGR ha aperto le sue porte la sera di giovedì 29 ottobre portando sul palco le dolci ballate elettrofolk di Wendy Eisenberg, il dream pop della già citata cantautrice danese ML Buch (accompagnata dal Quartetto Pessoa), e l’irruenza di DJ Python e Shygirl che forse hanno rappresentato il punto più alto della prima serata. Ci si aspettava invece un po’ di più dagli storici maestri del sampling, The Avalanches, che hanno portato avanti un set così iper dinamico da risultare presto stucchevole. Dall’acustica più che valida delle OGR, sabato 30 si è passati purtroppo a quella sempre devastante del Lingotto: uno spazio problematico reso questa volta un pelo più fluido attraverso l’ampliamento del corridoio di passaggio da uno stage all’altro con tanto di pedane sulle quali poter ascoltare altra musica. Chiusa invece la Plenitude Room, che l’anno scorso aveva ospitato un progetto di Nico Vascellari (per lasciare il posto nel corridoio allo Smile luminoso di Davide Sgambaro), e cambio di nome del second stage che dalla collaborazione con Stone Island passa a quella con il celebre magazine di musica Dazed.

C2C Festival 2026, Teatro Carignano Torino, Smerz, photo Claudia Giraud
C2C Festival 2026, Teatro Carignano Torino, Smerz. Photo Claudia Giraud

I grandi nomi e le sorprese dell’ultima edizione di C2C Festival

Fra le esibizioni più coinvolgenti e interessanti di venerdì vanno sicuramente menzionate Anelena Toku back to back con Carla Boregas, che hanno alternato paesaggi drone/downtempo a canti idilliaci e infernali allo stesso tempo, e l’esplosiva Robyn che ha incendiato il main stage eseguendo sia grandi successi, come Dancing On My Own, sia due brani a sorpresa con l’autoctono Yung Lean. Deludenti, invece, l’iconico Theo Parrish (impegnato in un DJ set in prevalenza funk-jazz della durata di ben 7 ore) e Arca, penalizzata quest’ultima da un ingresso ritardato e da alcuni guasti tecnici che l’hanno costretta per tre volte a interrompere il live. Altro discorso, invece, per sabato 31 che, oltre a nomi di un certo calibro (come Yung Lean & Bladee che hanno dato vita a un live sì coinvolgente ma anche troppo chiassoso) ha offerto la possibilità di scoprire e riapprofondire autori meno noti ma capaci comunque di provocare emozioni profonde. Tra questi è giusto ricordare sia Chantssss sia il producer keniota KMRU fautore di un set dark ambient reso ancora più alieno dalle suggestive coreografie di luce pensate da Warren.

C2C Festival 2026, Lingotto_Arca_©IlariaIeie
C2C Festival 2026, Lingotto, Arca. Photo Ilaria Ieie

La serata conclusiva di C2C Festival

A rimanere nella memoria di questa 25ma edizione è probabilmente la serata conclusiva del primo novembre che, sempre alle OGR, ha dato di tutto e di più con alcuni show qualitativamente molto alti. Ad attestarne l’ottima riuscita sono stati infatti i mirabolanti virtuosismi di Carl Stone a suon di freejazz, glitch hop e baroquecore, la malinconia spettrale di Grouper, e la potenza atavica di Marina Herlop (terza coproduzione con MITO Settembre Musica, insieme a Smerz e a ML Buch) che, tra impressionanti prove canore e tamburi impetuosi, è stato qualcosa di trascendentale, per molti versi riconducibile alle sperimentazioni vocali di Meredith Monk. Ipnotico e accattivante anche il live degli Headache: uno show di greatest hits mondiali fusi con lunghi monologhi motivazionali austeri e ironici allo stesso tempo; il tutto suddiviso in 13 capitoli accompagnati da visual che mischiavano sorprendentemente fra loro AI, found footage, meme e GIF animate. Tra i video proposti, due storiche performance, una di Bruce Nauman (No, no, New Museum), e l’altra di Francis Alys, Paradox of Praxis 1 (Sometimes Making Something Leads to Nothing). Gran finale con Lorenzo Senni che, affiancato da due gigantesche casse audio gonfiabili, ha presentato il suo prossimo album All ages (in uscita il 20 novembre) perdendosi un po’ troppo in ostentazioni da gymbro con balli, piroette e salti atletici in consolle.

Cosa aspettarsi dal prossimo C2C Festival?

In definitiva, seppure C2C Festival sia ormai una realtà più che valida e riconosciuta – soprattutto da un pubblico estero sempre in aumento – è impossibile non tornarsene a casa con una piccola sensazione di malcontento: come se si avesse il presentimento che il festival, soprattutto ora che è orfano di Ricciardone, non abbia più troppo interesse nell’azzardare seriamente o nel proporre avanguardia vera, e che voglia invece continuare a scegliere la comodità giocando con l’utilizzo di etichette ed epiteti seducenti. Chi sentirà vedrà. All’anno prossimo!

Valerio Veneruso e Claudia Giraud

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Valerio Veneruso

Valerio Veneruso

Esploratore visivo nato a Napoli nel 1984. Si occupa, sia come artista che come curatore indipendente, dell’impatto delle immagini nella società contemporanea e di tutto ciò che è legato alla sperimentazione audiovideo. Tra le mostre recenti: la personale RUBEDODOOM –…

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