A Torino il concerto ispirato alle musiche dei maestri dell’horror

Il concerto di Claudio Simonetti e della sua band, andato in scena al Cinema Massimo di Torino lo scorso 7 ottobre, ha riproposto colonne sonore realizzate per Dario Argento, ma anche per Lamberto Bava e George A. Romero

Le immagini sono l’aggancio al nostro mondo inconscio, lo sono ancora di più quelle del cinema horror, che fendono le nostre paure portandole alla coscienza. Ma siamo sicuri che questo mondo sommerso sia buio e silenzioso? Se c’è un autore che ha saputo aprire uno squarcio su questa domanda è Dario Argento, maestro dell’orrore e del giallo nell’Italia degli Anni Settanta, quando la sperimentazione sui generi era una prerogativa della nostra identità. Un cinema sensoriale, dove il colore e la musica hanno giocato un ruolo unico, trasformando alcuni film in veri e propri cult, come Profondo Rosso e Suspiria, senza dubbio quelli più amati non solo dai fan e dai cultori, ma anche da un pubblico popolare. Lo ricorda la mostra che percorre la lunga scala a chiocciola della sala centrale del Museo del Cinema di Torino, in quello spazio immaginifico che è la Mole Antonelliana, Dario Argento – The Exhibit, allestita fino al 16 gennaio 2023. E l’ha riportato alla memoria il concerto che si è tenuto al Cinema Massimo il 7 ottobre scorso, dove Claudio Simonetti (São Paulo, 1952), in compagnia di Cecilia Nappo (basso), Federico Marangoni (batteria) e Daniele Armador (chitarra), nella formazione oggi conosciuta come Claudio Simonetti’s Goblin, ha riproposto alcune delle colonne sonore realizzate per Dario Argento, ma anche per Lamberto Bava e George A. Romero, insieme ad alcuni pezzi degli album del gruppo, ripensate in una chiave più rock e metal prog.

IL CONCERTO DI SIMONETTI SUI MAESTRI DELL’HORROR AL CINEMA MASSIMO

Torino, su questo fronte di rielaborazioni, da cui prende le mosse la carriera dello stesso Simonetti, che con formazioni diverse ha più volte lavorato sui grandi successi ottenuti con i Goblin, vanta un precedente importante: il concerto che nel 2009 ha aperto il Traffic Festival e portato in piazza CLN, storica location di Profondo Rosso, più di 10mila persone sedute ad ascoltare e farsi trasportare dai Daemonia e da quello scenario purpureo che si apriva alle loro spalle, alternato alle immagini del film. Se è vero che la musica per il cinema non può esistere separatamente da esso, perché è il suo sangue, perché dentro porta l’ombra del suo racconto, è anche vero che Simonetti ha cercato più volte di sottrarla a questa associazione, desiderando, come musicista, che a parlare fosse solo l’esperienza sonora. Non siamo certi che ci sia riuscito e non siamo neanche troppo convinti che l’abbia realmente desiderato e attuato. Il concerto al Cinema Massimo è stato un po’ uno specchio di questa sensazione, più volte ci siamo domandati: perché al posto di quel collage di immagini, talvolta anche con una selezione e un montaggio che non sono stati in grado di valorizzare la musica, non scegliere il nero, l’assenza o la presenza minima della luce per far parlare i suoni e immergerci in un mondo in cui potessimo incontrare l’eco del cinema senza vederlo e viverlo?

LA STORIA MUSICALE DI CLAUDIO SIMONETTI

Del resto Claudio Simonetti è sempre stato legato al proprio pubblico (forse fino a diventarne un po’ dipendente?), tanto quanto a un mondo musicale più vivo, quello del rock da cantina, che l’ha spinto con gli anni verso la scena metal underground romana, dove ha incontrato musicisti in grado di affiancarlo e riportarlo alle origini, nonostante la differenza di età. Ma non finisce qui, perché la carriera di questo maestro, per quanto sia la persona più estranea a tale definizione, fa incontrare il prog rock con gli studi classici, ma anche con il “futurismo” dell’italo disco dei primi Anni Ottanta, che gli portò un discreto successo commerciale diversamente dagli album prog come Roller. Se il capolavoro dei Goblin è senza dubbio Suspiria, con quella ricchezza di suoni (anche etnici), di strumenti e la sua atmosfera rarefatta, riascoltare la colonna sonora di Tenebre, durante il live al Massimo ‒ che potremmo definire un’esperienza sonora proto-Daft Punk ‒ ci ha permesso di comprendere a posteriori la portata storica della figura di Simonetti, che ha saputo convogliare nel cinema quanto stava accadendo nella musica, laddove molti altri hanno fallito, rimanendo legati a una concezione di musica “alta” o entrando in aperto conflitto col cinema stesso, di genere soprattutto. Ricordiamo che i Goblin ventenni sono stati scelti da Dario Argento per completare la colonna sonora di Giorgio Gaslini in Profondo Rosso, che aveva abbandonato il progetto, facendo esattamente ciò che ci si aspetta da menti giovani: innovare. Se è questo il senso, possiamo dire che il Simonetti di oggi, che al Sitges Festival internazionale del cinema fantastico della Catalogna riceverà quest’anno un premo alla carriera, talvolta ci è apparso un po’ nostalgico, ma dietro al quel comportamento understatement e a quelle rivisitazioni, forse un po’ troppo cariche e accattivanti (qui forse i nostalgici siamo noi), abbiamo visto la “Storia” di un uomo e di un musicista che ha scritto la sua pagina.

Carlotta Petracci

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Carlotta Petracci

Carlotta Petracci

Sempre in bilico tra arte e comunicazione, fonda nel 2007 White, un'agenzia dal taglio editoriale, focalizzata sulla produzione di contenuti verbo-visivi, realizzando negli anni diversi progetti: dai magazine ai documentari. Parallelamente all'attività professionale svolge un lavoro di ricerca sull'immagine prestando…

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