Geometrie sonore in un’ex centrale elettrica. A Mosca

Mentre è di questi giorni la presentazione alla stampa della succursale veneziana della V-A-C Foundation a Palazzo delle Zattere, si è svolta a fine febbraio la prima edizione del festival russo di musica elettronica “Geometry Of Now” in quella che sarà nel 2019 la sua futura nuova sede a Mosca, la centrale elettrica pre-sovietica GES-2. Ecco il report e l’intervista al suo curatore Mark Fell.

GES-2, Mosca 2017. Photo Gleb Leonov
GES-2, Mosca 2017. Photo Gleb Leonov

Mosca con la neve a marzo è bellissima. Corsi d’acqua ghiacciati e fratturati, cieli che all’imbrunire virano dal pesca al violetto, edifici così esotici che potremmo definire disneyani. Abbiamo percorso le sue strade per tre giorni, verso la GES-2, la ex centrale elettrica, meraviglioso monumento di archeologia industriale, che ha ospitato il Geometry Of Now, il festival curato da Mark Fell e promosso dalla V-A-C Foundation, con l’intento di riflettere sulla lunga storia di sperimentazione sonora e tradizione elettronica russe. “Parlo di geometria da due angolazioni” – puntualizza Fell in un’intervista esclusiva rilasciata ad Artribune – “da un lato considero la musica una disciplina geometrica, che implica una relazione; dall’altro, questo luogo, lo spazio geometrico in cui ci troviamo, dà forma all’esperienza che viviamo. Si tratta di un momento unico per la GES-2, di transizione, tra il suo passato industriale e la sua futura vocazione culturale”.
Da un punto di vista curatoriale, il festival ha rappresentato una voce fuori dal coro rispetto ad altre manifestazioni, concretizzando la convergenza tra musica popolare e accademica, o meglio, sottraendo la musica a questa dicotomia e gerarchia. “Volevo realizzare un evento che fosse insolito e attrattivo, ma senza scendere a patti col bisogno di essere facilmente accessibile. Ho sempre pensato che alla tradizionale distinzione tra musica popolare e accademica non corrispondesse un giudizio di valore che opponesse intrattenimento e serietà. Nel creare la costellazione di proposte musicali, mi sono concentrato sugli aspetti esperienziali del suono, sulla sua capacità di creare una connessione profonda, senza ricorrere a una mediazione teorica necessaria alla comprensione. Alla base c’è anche una forte posizione ideologica. Ho scelto di rendere manifesto l’incontro tra musicisti estremamente importanti, indipendentemente dalla loro notorietà. Eliane Radigue [il suo Naldjorlak, è stato eseguito da Charles Curtis, Bruno Martinez e Carol Robinson, N.d.R.] e Lee Scratch Perry sono entrambi dei pionieri”.

Mosca. Photo Carlotta Petracci
Mosca. Photo Carlotta Petracci

I PROTAGONISTI

Live, installazioni sonore, talk e anche un angolo dedicato alla lettura di saggi filosofici, sulla musica e sull’arte, sono state le proposte culturali del festival, che si è caratterizzato anche per una particolare atmosfera, intima e amichevole, tra artisti e pubblico. Fra i tanti nomi di rilievo, alcuni hanno lasciato il segno più di altri. È il caso del già citato Naldjorlak di Eliane Radigue. Un viaggio incredibile. Un’esperienza di sospensione del tempo, introspettiva e contemplativa, che vale la pena raccontare. In una sala gremita, con un solo fascio di luce puntato su Charles Curtis, Bruno Martinez e Carol Robinson, abbiamo chiuso gli occhi, lasciandoci andare a una lentissima progressione sonora, che ci ha messo in comunicazione con una vita pulsante interiore così profonda, da porre in crisi la nostra quotidiana percezione della mente e del corpo. Non più pensiero, non più luce, ma correnti che si localizzavano nel basso ventre, buio, originando un continuo riflusso. Che si trattasse davvero del suono del Dharma? Di un senso del cosmico, risvegliato dentro di noi? Non possiamo affermarlo con certezza, ma sicuramente durante questa performance abbiamo abbandonato in fretta il bisogno di decifrare la musica, in favore di questa relazione estremamente emotiva e psicanalitica col suono.

CREDENZE E FILOSOFIE

Per approfondire il discorso abbiamo domandato a Fell cosa pensasse di un recente tweet di Brian Eno che recitava così: “Science discovers. Art digests”, consapevoli della nostra predisposizione a interpretare le esperienze a partire dai dualismi del pensiero occidentale. “Penso che questa categorizzazione sia il prodotto di una logica tribale, che tende a dividere più che unire. Ogni cultura ha i suoi modelli, che influenzano l’esperienza del mondo e delle relazioni. Ma non bisogna assegnare loro un valore interpretativo universale. Il mondo è costituito da una commistione di credenze e filosofie, intrecciate tra loro. Questo approccio non essenzialista lo ritroviamo anche nelle riflessioni riguardanti l’identità di genere e nell’attivismo del musicista statunitense Terre Thaemlitz, che condivide con Fell l’idea di una convergenza tra musica accademica e popolare. Il suo statuto di queer theorist ha reso ancora più interessante la sua presenza all’interno del festival russo, dove ha tenuto un talk su queste tematiche, suonato come DJ Sprinkles e realizzato una performance video tra le più forti e poetiche mai viste sul rapporto tra corpo, identità e spiritualità. L’idea della musica come chiamata spirituale percorre anche tutta la carriera della leggenda giamaicana Lee Scratch Perry. Il suo live, nonostante la difficoltà a muoversi agilmente sul palco e una voce assai lontana da quella che lo ha reso un’icona del pop mondiale, è stato tra i più carichi di energia. Soprattutto grazie al genuino e scatenato entusiasmo del pubblico, che ha accompagnato tutto il festival, prendendo le distanze dall’atteggiamento annoiato, snobbistico, esteriore o desideroso di evasione a tutti i costi cui siamo abituati dalle nostre parti.

Carlotta Petracci

http://geometryofnow.v-a-c.ru/#about

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Sempre in bilico tra arte e comunicazione, fonda nel 2007 White, un'agenzia dal taglio editoriale, focalizzata sulla produzione di contenuti verbo-visivi, realizzando negli anni diversi progetti: dai magazine ai documentari. Parallelamente all'attività professionale svolge un lavoro di ricerca sull'immagine prestando particolare attenzione alla sua relazione con altri media e forme espressive, in primo luogo la musica. Di cui ama scrivere ma che rappresenta un elemento essenziale della sua identità di filmmaker, nei documentari quanto nelle videoinstallazioni. Appassionata di filosofia, sociologia, antropologia e, nell'accezione più ampia e nomadica, di tutte le scienze, fa convergere i suoi svariati interessi in un approccio ai contenuti, in uno sguardo e in uno stile di scrittura assolutamente cross-disciplinari.