15 anni di Drive, il film cult di Nicolas Winding Refn che non vuole proprio invecchiare 

A distanza di 15 anni dalla sua uscita, l’inconfondibile film di Nicolas Winding Refn è ricomparso sul grande schermo per celebrare un evento speciale: il ritorno dietro la macchina da presa del famoso regista danese con un nuovo lungometraggio

Era il 2011 quando Nicolas Winding Refn entrò ufficialmente nelle grazie di Hollywood firmando quella che ancora oggi viene considerata la sua pellicola più emblematica. Stiamo ovviamente parlando di Drive, una sorta di fiaba noir tratta dall’omonimo romanzo di James Sallis. Da allora fino al 2026 di cose ne sono avvenute, non solo nel mondo ma in particolare nella vita del celebre cineasta che, nel 2023, ha avuto anche un arresto cardiaco della durata di 25 minuti. A ripercorrere ciò che è avvenuto nel frattempo è stato il regista stesso che nei giorni scorsi è stato ospite di numerosi cinema nostrani, in diretta streaming e in presenza, per presentare il suo ultimo film Her private hell. Tra le tappe di questo tour promozionale merita una menzione speciale quella del 28 settembre quando, attraverso l’evento Refn celebration, è stato riproposto il cult movie di cui sopra (restaurato in 4K) insieme a un suo intervento in diretta streaming seguito dalla proiezione in anteprima del nuovissimo lungometraggio che arriva dieci anni dopo il thriller-horror The Neon Demon.

Nicolas Winding Refn, Celebretion per i 15 anni di Drive
Nicolas Winding Refn, Celebretion per i 15 anni di Drive

Il fascino di Drive, quindici anni dopo

Nonostante sia passato tutto questo tempo, bisogna ammettere che un film come Drive (vincitore del Premio alla miglior regia al Festival di Cannes nel 2011) continua a preservare un certo fascino e a nascondere qualunque ipotetico accenno di invecchiamento. Vuoi per la regia impeccabile, vuoi per l’interpretazione magistrale di Ryan Gosling, vuoi per la bellissima colonna sonora synth/dream-pop (merito anche della celeberrima e azzeccatissima Nightcall del producer francese Vincent Belorgey, in arte Kavinsky, scomparso prematuramente lo scorso 28 luglio), la pellicola rappresenta un momento importante non solo per la carriera di Refn, ma per la storia intera del cinema contemporaneo. “Penso che Drive sia stata la mia prima LA Fantasy, il mio immaginare Los Angeles”, ha dichiarato Nicolas Winding Refn a proposito di Drive. “È un film che mi ha cambiato la vita perché prima ero abituato a una distribuzione su scala non così larga, e invece da Drive in poi mi si è allargato molto il bacino sia di pubblico sia di distribuzione, quindi è stato come passare dal deserto a un’oasi. Ho molto amato realizzare quel film, ricordo dei momenti molto belli sul set, mi sono fatto degli amici che poi sono rimasti ottimi amici, primo tra tutti Ryan Gosling con cui è nata una collaborazione; ci diciamo sempre che un terzo film è in canna, dobbiamo solo capire quando realizzarlo. È stata un’esperienza meravigliosa, io credo molto nelle esperienze, vedo sempre la vita come una fonte di opportunità ed è come se ci fosse sempre un intervento divino a rendere queste opportunità possibili, e vanno sfruttate”.

L’archetipo dell’eroe nel cinema di Nicolas Winding Refn

A parte tutto, il vero segreto di Drive risiede probabilmente nel modo con cui viene raccontata l’anima duale del protagonista che mette in luce una figura archetipica molto cara al regista, ovvero quella dell’eroe. Dalla trilogia di Pusher, passando per Bronson e i lavori successivi, fino all’ultimo ahinoi discutibile e confusionario Her private hell, l’eroe ha attraversato tutta la cinematografia di Refn. Indipendentemente dalle motivazioni che li portano a compiere determinate azioni, i personaggi principali del mondo refniano travalicano il gesto eroico sacrificando loro stessi pur di proteggere qualcosa in cui credono profondamente, giusto o sbagliato che sia. Seppure il confine tra eroe e antieroe si possa fare molto labile, in certe narrazioni è impossibile non provare una sorta di empatia con il protagonista, un po’ come avviene in pellicole quali Taxi Driver, Léon, o Il giustiziere della notte. Se inoltre si pensa a tutte le iniquità e i soprusi che mai come ora costellano il nostro tempo si può facilmente comprendere l’immortalità di certi archetipi.

Ryan Gosling in Drive, Nicolas Winding Refn
Ryan Gosling in Drive, Nicolas Winding Refn

Le parole di Nicolas Winding Refn, regista di Drive

A proposito di questi ultimi dieci anni, nonché del suo modo di intendere il cinema, Refn – in dialogo con il giornalista Mattia Carzaniga – ha argomentato così: “Ho fatto molti film, poi ho iniziato a esplorare il mondo delle piattaforme streaming dieci anni fa, quando quello sembrava un modo rivoluzionario per capire, per provare a comprendere nuove forme di racconto per cui ho realizzato due serie e ho capito che non era esattamente il mio mondo di riferimento, perciò ho avuto l’opportunità e l’abilità di creare dell’arte visiva che mi ha dato molta eccitazione, molta gioia ma mi sentivo come se fossi un po’ arrivato alla fine dell’esperienza di regista, come se avessi esaurito la mia fiamma. E poi sono morto, sono morto per 25 minuti durante un’operazione, e quando sono tornato indietro ho capito che dovevo ricominciare daccapo e la prima cosa che volevo fare era ritornare a un’esperienza in sala cinematografica, un film classico”. E poi ancora, in merito alla sua ultima pellicola: “Quando sono tornato indietro dall’altro lato, da quest’esperienza di post mortem, mi è stato come dato un dono di ricominciare, mi sono sentito come un sedicenne pieno di energia e di linfa creativa; e mi sono chiesto “che cos’è un film?”, come se me l’avessi dimenticato, come se mi fossi dimenticato di tutto quello che avevo fatto prima e di tutto quello che sapevo fare prima. […] Perciò, quando mi sono trovato tra le mani questo nuovo progetto a cui lavorare, “Her private hell”, l’ho pensato come una specie di film futuristico che potesse combinare tutti gli elementi che erano parte di me, e che potessero farlo diventare un oggetto pieno di tutte le cose che avevo anche feticizzato, che erano dei miei feticci. Qualcosa che potesse intrattenere ma che fosse allo stesso tempo molto essenziale nella struttura”.

La concezione di cinema contemporaneo secondo Refn

E prosegue: “Io credo che il cinema sia per prima cosa fantasia, immaginazione, e mi piace di più quando gli oggetti che vediamo sullo schermo, i temi narrativi, sono esasperati, feticizzati: il cinema cattura, la camera cattura il desiderio sulle facce degli attori, sugli oggetti che vediamo, ed è ovviamente un atto di voyeurismo dove spesso intervengono due elementi fondamentali che sono il sesso e la violenza, che è quello che uno vuole stare a guardare. Io in modo, anche molto essenziale, lavoro su questi temi per capire dove vanno il desiderio e la fantasia perché penso che sia una parte principale del cinema, questa sua natura di sguardo desiderante, e mi piace farlo soprattutto ora che siamo sfidati a superare un cinema e dei media sempre più anestetizzati, sempre più sanificati in cui si discute molto sull’intelligenza artificiale e in cui si cerca di normalizzare anche l’esperienza dello spettatore. A me invece piace che l’arte sia pericolosa, che possa ispirare, che sia un’arte che produce esperienza e che possa essere considerata una sorta di esperienza extra corporea. Io non mi immagino se non come un intrattenitore, mi piace ispirare creatività ed è su questo che mi focalizzo sempre, sulla creatività che è un tema, un universo a cui tutti hanno accesso. E in questi tempi ancora di più l’arte come esperienza è necessaria e importante che va consumata ma non come prodotto, bensì con amore, con passione perché è una manifestazione della nostra fantasia, della nostra immaginazione. Io sono un grande viaggiatore della fantasia, e continuerò sempre a considerarmi un intrattenitore vecchia scuola. Vorrei che vedeste i miei film come la cocaina”, ha infine concluso, “una volta che cominciate non potete più farne a meno”.

Valerio Veneruso

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Valerio Veneruso

Valerio Veneruso

Esploratore visivo nato a Napoli nel 1984. Si occupa, sia come artista che come curatore indipendente, dell’impatto delle immagini nella società contemporanea e di tutto ciò che è legato alla sperimentazione audiovideo. Tra le mostre recenti: la personale RUBEDODOOM –…

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