Pino Daniele prima del successo: il film “Je so’ pazzo” racconta il ragazzo dietro le canzoni
Nicola Prosatore, già regista di “Piano, piano” e “Wanna”, porta al cinema gli anni della formazione di Pino Daniele, tra ferite familiari, sogni e musica. Ispirandosi liberamente ad un libro del figlio Alessandro. Nei panni del giovane cantautore prima della consacrazione c’è Massimiliano Caiazzo
Prima della leggenda, prima del successo, c’era Pinotto. Un ragazzo napoletano con un grande talento per la musica, alla ricerca della propria voce, segnato dalle ferite dell’infanzia, dai conflitti familiari e da un legame profondo con la sua città. È questo il Pino Daniele che racconta Je so’ pazzo, diretto da Nicola Prosatore, con Massimiliano Caiazzo nei panni del giovane cantautore. Il film, presentato in anteprima alla 21esima Festa del Cinema, è nelle sale dal 15 ottobre con 01 Distribution.
“Je so’ pazzo”: il film sul giovane Pino Daniele
“Non volevamo raccontare il mito, ma quello che c’è dietro il mito”, spiega il regista durante la conferenza stampa. “È un film di formazione, la storia del ragazzone Pinotto che diventa Pino Daniele”. Un racconto costruito attraverso le biografie, gli incontri con la famiglia dell’artista, ma anche i ricordi personali di Prosatore, cresciuto nello stesso quartiere del musicista. “Ho ritrovato gli odori, i luoghi, i personaggi delle sue prime canzoni. Abbiamo condiviso le stesse pietre”.
Massimiliano Caiazzo è Pino Daniele
Per Massimiliano Caiazzo, volto noto di Mare fuori, vestire i panni di un’icona della musica italiana ha significato fare i conti soprattutto con la paura di non essere all’altezza. Un sentimento che, paradossalmente, lo ha aiutato ad avvicinarsi al personaggio. “È stata una compagna di viaggio quotidiana, ma anche una chiave per entrare nella sua umanità”. Poi l’emozione di ascoltare le canzoni di Pino alla luce della sceneggiatura: “Mi sono commosso profondamente. Da lì mi sono tuffato nel lavoro, cercando di dare tutto me stesso. Oggi posso dire di dormire sonni tranquilli”.

I primi passi di Pino Daniele nel mondo della musica
Il talento e la passione per la musica emergono fin dalle prime scene, ma è soprattutto il rapporto con il padre a restituire il ritratto più intimo del giovane Pino. Un uomo incapace di manifestare il proprio affetto, la cui freddezza si aggiunge alla ferita di essere cresciuto lontano dai genitori, affidato alle cure di due zie (nella realtà due vicine di casa economicamente più agiate). Un vuoto che alimenta delusione e desiderio di evasione e che Pino finirà per trasformare in musica. “Riascoltando Terra mia mi sono reso conto che quei testi sembrano Shakespeare. A diciott’anni Pino aveva già trasformato i conflitti con la famiglia e con la città in qualcosa di universale”, racconta Giovanni Ludeno, che nel film interpreta il padre. Persino il rapporto con il cibo diventa una chiave per esplorare le fragilità del musicista: le oscillazioni di peso riflettono inquietudini e bisogni emotivi. “Il cibo è nutrimento, ma può diventare anche oscurità”, osserva Prosatore.
Il racconto si spinge fino allo storico concerto in piazza del Plebiscito del 19 settembre 1981 davanti a 200 mila persone, scegliendo però di lasciare fuori la lunga stagione della consacrazione, appunto. “Volevamo concludere consegnando il mito al pubblico, senza raccontarne la glorificazione”, spiega il regista. Una scelta che ha comportato inevitabili rinunce, ma che restituisce il senso del film: non celebrare una leggenda che tutti conoscono, ma scoprire il ragazzo che, tra fragilità, sogni e ferite, ha trovato nella musica il modo di raccontare se stesso e un’intera città.
Margherita Bordino
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