Quando l’arte accentua l’atmosfera distopica di un film. Il caso de “La valutazione” di Fleur Fortuné
Un “thriller psicosessuale” che si sviluppa in un futuro distopico dove il cambiamento climatico ha profondamente segnato il pianeta e la regolamentazione della società, soprattutto in merito alla genitorialità. Un’atmosfera cupa e claustrofobica accentuata dai riferimenti alle geometrie di Mondrian, al minimalismo di Tadao Ando e al design degli Anni Sessanta e Settanta
L’equilibrio puro delle geometrie dei quadri di Piet Mondrian dialoga con le linee nette e la luce zenitale tipiche dell’architetto Tadao Ando, mentre ambienti funzionali e privi di fronzoli si intrecciano con suggestioni del design Space Age degliAnni Sessanta e dell’estetica degli Anni Settanta. È questa la scenografia pensata da Jan Houllevigue per La valutazione (in inglese The Assessment), il primo lungometraggio della regista francese Fleur Fortuné, nota al grande pubblico per il suo lavoro nel mondo dei videoclip e della pubblicità.
Disponibile su Prime Video dall’8 maggio, il film racconta il desiderio di genitorialità come ultimo baluardo di umanità in una società segnata profondamente dal cambiamento climatico e sottoposta a una rigida regolamentazione. Tra humour nero e tensione psicologica, il film mette in discussione il confine tra reale e artificiale e il controllo dello Stato sul corpo e sulle scelte individuali, attraverso un’estetica lineare e claustrofobica che guarda all’arte, all’architettura e al design del Novecento.
Il film “La valutazione” di Fleur Fortuné
Al centro della storia ci sono Mia (Elizabeth Olsen), ricercatrice botanica, e Aaryan (Himesh Patel), programmatore di animali domestici artificiali, una coppia apparentemente perfetta che vive in una grande villa completamente automatizzata. Secondo le nuove regolamentazioni sulla natalità, per poter avere un figlio devono sottoporsi a un rigido test condotto da Virginia (Alicia Vikander), una valutatrice governativa che si trasferisce per una settimana nella loro casa. Fingendosi un’ipotetica figlia da accudire, Virginia sottopone la coppia a una serie di prove sempre più estreme e imprevedibili, mettendo alla prova il loro rapporto e il desiderio di diventare genitori.
Le geometrie di Piet Mondrian e la costruzione dello spazio ne “La valutazione”
Tra le scene più iconiche de La valutazione c’è l’incontro vis à vis tra Mia e Virginia, durante il colloquio conoscitivo che darà poi il via alle prove da superare. Nell’ambiente dominano toni freddi – come nel resto della casa – con grigi, verdi e bianchi gessosi che si incontrano con una grande vetrata ispirata alle geometrie e alla palette di Piet Mondrian. La composizione geometrica contribuisce a trasformare lo spazio domestico in una sorta di dispositivo di controllo, nel quale ogni elemento sembra avere una posizione precisa. Dai rettangoli della vetrata entra una luce morbida che pone il focus sullo sguardo di Mia, tanto preoccupato quanto determinato a superare l’ultimo ostacolo per coronare il sogno di diventare madre, e sull’inflessibilità dell’esaminatrice Virginia.
Questa attenzione alla geometria può ricordare anche alcune immagini di Andreas Gursky, nelle quali la figura umana appare immersa all’interno di strutture architettoniche o paesaggistiche dominate da ordine, ripetizione e rigore compositivo.
Il minimalismo, il design degli Anni Sessanta e Settanta e la psicologia
Il film si svolge quasi interamente all’interno della casa asettica e isolata della coppia, dove il minimalismo radicale della scenografia dialoga con l’architettura di Tadao Ando. Le linee del mobilio rispecchiano quelle degli ambienti, restituendo un senso di ordine e disciplina accentuato dall’assenza di suppellettili superflue.
La casa di Mia e Aaryan guarda al design Space Age degli Anni Sessanta, nato intorno all’idea di un futuro tecnologico, luminoso e ottimista, per trasformarlo in qualcosa di inquietante. Forme lineari, materiali essenziali e soluzioni architettoniche aperte appartengono a un futuro che, nel film, non è più promessa di progresso ma contenitore di una società rigidamente regolamentata. A questa dimensione si aggiunge l’estetica degli Anni Settanta, che – in un’intervista a RogerEbert.com – Fortuné ha indicato esplicitamente tra le fonti d’ispirazione utilizzate nella costruzione del mondo visivo del film. In particolare, la regista ha raccontato di aver guardato anche all’Afrofuturismo, considerato capace di restituire un’idea di futuro ancora moderna.
Un esempio evidente è il conversation pit della casa, uno spazio ribassato destinato alla conversazione e alla socialità, che introduce nell’ambiente domestico un elemento riconducibile all’estetica degli Anni Settanta. La sua funzione originaria – favorire l’incontro – viene però progressivamente sovvertita dalla presenza di Virginia, trasformando lo spazio della convivialità in un luogo di osservazione, tensione e controllo. Anche questo dettaglio contribuisce a rendere la casa un personaggio del film: uno spazio apparentemente confortevole che, giorno dopo giorno, diventa sempre più claustrofobico.
Valentina Muzi
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