“INK” di Danny Boyle apre la Mostra del Cinema di Venezia. Quando il giornalismo diventa spettacolo
Rupert Murdoch, Larry Lamb e la nascita del Sun: ad aprire la Mostra del Cinema 2026 è un film sul giornalismo “popolare” e sulle sue contraddizioni. Una storia ambientata nel 1969 che parla al nostro presente
Raccontare storie o riportare notizie? Educare, informare oppure intrattenere? Qual è, in fondo, la missione del giornalismo? È da questa domanda che prende le mosse INK, il nuovo film di Danny Boyle, presentato in prima mondiale e in concorso come titolo d’apertura dell’83. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, al Lido dal 2 al 12 settembre.
La trama di “INK” di Danny Boyle
Siamo nel 1969. Rupert Murdoch (Guy Pearce) e Larry Lamb (Jack O’Connell) siedono a un tavolo di Rules, il più antico ristorante di Londra. Parlano di un giornale da costruire, o meglio da inventare da zero. Quel giornale è il The Sun e la sua formula cambierà radicalmente la stampa popolare britannica (e non solo). “Voglio che i lettori si sentano vivi quando la mattina aprono il giornale”, dice Murdoch a Lamb, ancora incerto se accettare la proposta di dirigere il nuovo quotidiano. È forse qui che si concentra l’intuizione più potente, e insieme più pericolosa, raccontata da Boyle: per conquistare il pubblico non basta più informarlo, bisogna sedurlo. Accettato l’incarico e radunata una squadra di alcuni tra i migliori giornalisti della Londra dell’epoca, Lamb parte allora da una domanda apparentemente elementare: “Cosa vi piace? Come passate il vostro tempo libero?”. È da qui che prende forma la nuova identità del Sun. In pagina entrano il gossip, il sesso, i desideri e, con essi, lo sguardo di una generazione più giovane. Persino la televisione, fino a quel momento considerata dalla stampa una concorrente da cui tenersi a distanza, diventa materia giornalistica. Il Sun intercetta così interessi e consumi che gli altri quotidiani sembrano ignorare, condensandoli in tre parole d’ordine: win, free, love.

Le derive del giornalismo nel film d’apertura Venezia
Boyle porta sullo schermo la pièce omonima di James Graham e costruisce così una finestra sul giornalismo popolare, sulle sue invenzioni e sulle sue derive. Il giornale è a sua volta una “finestra sul mondo”, come ricorda nel film il personaggio interpretato da Claire Foy. Ma chi decide cosa mostrare attraverso quella finestra? E, soprattutto, fino a dove ci si può spingere per attirare lo sguardo? È su questo crinale che INK trova la sua dimensione più contemporanea. Molto prima del clickbait, dei social network e dell’informazione misurata in visualizzazioni, Murdoch e Lamb intuiscono con largo anticipo che la battaglia dell’informazione si giocherà sulla conquista dell’attenzione. Anche perché l’obiettivo del direttore è uno solo: rendere il Sun il giornale più venduto al mondo. E per raggiungerlo sembra disposto a tutto. “Anche se lo possiamo fare non vuol dire che lo dobbiamo fare”, avverte Claire Foy, introducendo nel film una questione etica che attraversa inevitabilmente anche il presente.
La fine della divisione tra informazione e intrattenimento
Boyle non racconta dunque soltanto l’ascesa di un tabloid, ma il momento in cui informazione e intrattenimento iniziano a confondere programmaticamente i propri confini. Il Sun del 1969 è rivoluzionario perché intercetta un pubblico che gli altri quotidiani non vedono. Ma ogni rivoluzione mediatica porta già dentro di sé la propria obsolescenza. Nel 1980 quella formula è diventata un modello da aggiornare e Murdoch decide di sostituire Lamb.
“Rupert, sei solo un proprietario. Il Sun è la mia creatura, la mia idea, il mio successo”, rivendica Lamb. È lo scontro finale tra chi pensa di possedere il giornale e chi pensa di avergli dato un’identità. Ma INK suggerisce una terza possibilità: che, una volta costruita, sia la macchina stessa a dettare le regole. E che la vera eredità del Sun non sia tanto ciò che ha raccontato, quanto il modo in cui ci ha, per fortuna o sfortuna, insegnato a guardare.
Margherita Bordino
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