Morta l’attrice Monica Vitti. La ragazza con la pistola

All’età di 90 anni e in seguito a una brutta forma di Alzheimer, si è spenta oggi Monica Vitti. L’icona del bel cinema italiano mancava dalla vita pubblica dal 2001.

Monica Vitti
Monica Vitti

Era malata da tempo e di lei non si sapeva più nulla. E questa da questa mattina si rincorrevano le voci, e poi la conferma su twitter di Walter Veltroni:Roberto Russo, il suo compagno di questi anni, mi chiede di comunicare che Monica Vitti non c’è più. Lo faccio con grande dolore, affetto, rimpianto”. Così si spegne e va via una grandissima e amata attrice, che lo scorso 3 novembre aveva compiuto 90 anni (l’avevamo celebrata qui in questo articolo di Christian Caliandro). Icona del cinema italiano, era assente dalle scene dal 2001, quando fu ricevuta al Quirinale per i David di Donatello. Musa di Michelangelo Antonioni, regina della commedia all’italiana al fianco di Alberto Sordi e molto, molto altro. Ad averla isolata dal mondo negli ultimi anni è stata una forma di Alzheimer e per cui il compagno l’ha difesa e protetta in questo tempo da bufale. Nonostante ciò è come se non si fosse mai staccata dallo spettacolo ed è uno di quei nomi che tutti riconoscono.

CHI ERA MONICA VITTI

Un volto, una voce, un carisma unici. Monica è stata e resta l’icona dell’epoca d’oro del cinema italiano. Nata Maria Luisa Ceciarelli a Roma, il 3 novembre del 1931, cresciuta in Sicilia prima della guerra a causa del lavoro del padre, innamorata della recitazione fin dall’adolescenza, si diploma nel 1953 all’Accademia d’arte drammatica sotto la guida di Silvio d’Amico e con un maestro-sodale d’eccezione come Sergio Tofano. Silvio D’Amico la spinge in palcoscenico per affrontare grandi ruoli drammatici (da Shakespeare a Molière, e con “La nemica” di Nicodemi con cui conquista il pubblico), mentre Sergio Tofano le permette di mostrare la sua verve istrionica con le commedie ispirate al personaggio del Signor Bonaventura, allora popolarissimo eroe dei fumetti. Scelto il nome d’arte, debutta al cinema nel 1955 con un piccolo ruolo nell’ “AdrianaLecouvreur” di Guido Salvini a fianco di Valentina Cortese, Gabriele Ferzetti e Memo Benassi, ma 5 anni dopo si incarna nella silenziosa, seducente e brillante musa di Antonioni per il primo dei quattro film che vanno sotto il segno dell’ “incomunicabilità”: L’avventura. Di lì a poco diventa una diva internazionale grazie a titoli indimenticabili come “La notte”, “L’eclisse”, “Deserto rosso”. Tutti i grandi registi internazionali la vogliono anche perché oltre a un volto bellissimo e misterioso sfoggia una voce roca e pastosa.

IL CINEMA DI MONICA VITTI

Negli stessi anni ’60 si cimenta più volte con la tv ed ha un riconoscimento speciale con la partecipazione alla tormentata giuria del festival di Cannes del 1968 quando si dimette dal suo ruolo in solidarietà ai contestatori della Nouvelle Vague. È in questo momento che decide di dare un taglio alla sua immagine più consolidata e abbraccia l’idea della commedia grazie a Mario Monicelli che la vuole protagonista de “La ragazza con la pistola“.

Il successo è popolare, immediato, contagioso. In pieno ’68, l’emancipazione della timida siciliana Assunta Patané che insegue fino in Inghilterra l’uomo che l’ha disonorata (Carlo Giuffrè) per poi capire che si può essere libere e onorate anche senza passare per il delitto d’onore, fa rumore e il regista estrae dalla Vitti un talento luminoso e inatteso che presto le permetterà di battersi da pari a pari con i colonnelli della commedia all’italiana. Unica donna vincente con le loro stesse armi e inalterata femminilità in un mondo di maschi più o meno misogini, Monica Vitti domina nel cinema italiano degli anni ’70. Si permette stravaganze di qualità, lavora coi grandi italiani da Dino Risi a Ettore Scola, da Monicelli al Luigi Magni de La Tosca. È lei a spingere al debutto dietro la macchina da presa prima Carlo Di Palma e poi il fotografo Roberto Russo che con lei debutta da regista con “Flirt” che le fa vincere il premio come migliore attrice a Berlino nel 1983. Insieme al Leone d’oro alla carriera che nel 1995 le viene dato da Gillo Pontecorvo alla Mostra di Venezia è uno dei maggiori riconoscimenti internazionali che affiancano i 5 David, 12 Globi d’oro e i 3 Nastri d’argento guadagnati in patria. Monica Vitti ora non c’è più ma i suoi personaggi le hanno dato l’eternità, insieme a una riconoscibilità mondiale.

-Margherita Bordino

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Margherita Bordino
Classe 1989. Calabrese trapiantata a Roma, prima per il giornalismo d’inchiesta e poi per la settima arte. Vive per scrivere e scrive per vivere, se possibile di cinema o politica. Con la valigia in mano tutto l’anno, quasi sempre in giro per il Belpaese tra festival, rassegne cinematografiche o letterarie. Laureata in Letteratura, musica e spettacolo, e Produzione culturale, giornalismo e multimedialità, è giornalista pubblicista e content creator. Coordina il video magazine di Cinecittà, collabora tra gli altri con le Rivista 8 1/2 e Mediterraneo e dintorni, ed è autrice del programma tv Luce Social Club (Sky Arte).