La mafia non è più quella di una volta. Un Maresco grottesco e coerente a Venezia 76

Palermitano, molto italiano, non semplicissimo da comprendere a livello internazionale. Maresco non accompagna alla Mostra del Cinema il suo film ma realizza un vero trattato di mafia e antimafia, di antropologia e triste silenzio.

La Mafia non è più quella di una volta, actor Ciccio Mira
La Mafia non è più quella di una volta, actor Ciccio Mira

Ancora una volta Franco Maresco guarda alla sua Sicilia con uno sguardo dolce-amaro e grottesco. In La mafia non è più quella di una volta propone alcuni memorabili personaggi del suo precedente lavoro Belluscone, primo fra tutti Ciccio Mira, nato omertoso e silente. In opposizione all’incredibile personaggio palermitano propone un vero cavallo di battaglia, la fotografa Letizia Battaglia. “Faccio questo film solo se nel prossimo mi fai fare la vecchia buttana”: con un inizio così avvincente e ironico, Maresco ci accompagna in un viaggio tra il popolino palermitano nel terzo film italiano che passa in Concorso alla 76esima Mostra del Cinema di Venezia.

I TRE MOMENTI DEL FILM

La mafia non è più quella di una volta parte con la grande fotografa Letizia Battaglia che, mentre si reca all’Albero Falcone di via Notarbartolo il 23 maggio 2017, fa alcune amare considerazioni sul senso della manifestazione. Una manifestazione non più sentita, non più profonda e dolorosa ma una festa vera e propria in cui il peso della memoria è troppo brutalmente leggero. Poco dopo, nei pressi dell’Aula bunker dell’Ucciardone di Palermo, Maresco incontra il giornalista, paladino dell’antimafia ormai in disgrazia, Pino Maniaci, che incorre in uno sgradevole incidente professionale. E in ultimo, il racconto si sposta alle prove tecniche di una festa neomelodica assolutamente inedita, organizzata nel periferico quartiere Zen di Palermo, da due temerari impresari musicali molto amati in città: l’assurdo Ciccio Mira e il suo fedele braccio destro Matteo Mannino. “Questo film è l’inevitabile seguito di ‘Belluscone. Una storia siciliana’, presentato a Venezia nel 2014”, scrive Maresco nelle note ufficiali della Biennale. “Devo ammettere che non è stato per niente facile, cinque anni dopo, tornare a raccontare una storia con dentro, ancora una volta, i cantanti neomelodici e la mafia. La mia sensazione, però, è di essermi spinto oltre rispetto al film precedente. In un territorio in cui la distinzione tra bene e male, tra mafia e antimafia, si è azzerata e tutto, ormai, è precipitato in uno spettacolo senza fine e senza alcun senso”.

UN COLPO ALLA MEMORIA

Surreale, fuori dal tempo, senza una logica. La mafia non è più quella di una volta è un vero colpo alla memoria. Fa ridere, fa riflettere, affascina e lascia perplessi. Un film che ha della genialità nel suo autore e una grande vulnerabilità nel suo racconto. Falcone e Borsellino, che noi riconosciamo come eroi, sono morti invano? Perché a distanza di 27 anni il popolo di Palermo, quello povero, maldestro, un po’ delinquente non riesce a dire “no alla mafia”? La mafia non è più quella di una volta è a livello cinematografico un piccolo gioiello dell’arte del racconto legato alla realtà, ma a livello umano è uno scossone profondo che arriva allo stomaco e fa male. È vero, la mafia non è più quella di una volta, ma noi cittadini in che direzione stiamo andando? Il silenzio che senso ha di esistere ancora? “I veri palermitani non parlano”, dice Ciccio Mira. E tra questi, dopo la recente sentenza di primo grado sulla “trattativa Stato/Mafia”, con la condanna per diversi ex membri delle istituzioni, c’è anche il dito puntato contro il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Il film di Maresco con questa affermazione non fa alcuno scandalo, si limita a lanciare una provocazione cinematografica affidandosi alle dichiarazioni non verificate di Mira. Da qui devono ora iniziare altre domande che devono necessariamente trovare una risposta. Il silenzio non basta più!

-Margherita Bordino

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Margherita Bordino
Classe 1989. Calabrese trapiantata a Roma, prima per il giornalismo d’inchiesta e poi per la settima arte. Vive per scrivere e scrive per vivere, se possibile di cinema o politica. Con la valigia in mano tutto l’anno, quasi sempre in giro per il Belpaese tra festival e rassegne cinematografiche o letterarie. Laureata in Letteratura, musica e spettacolo, e Produzione culturale, giornalismo e multimedialità. È giornalista pubblicista e lavora come freelance. Collabora tra gli altri con Cinematographe.it, la Rivista 8 1/2, fa parte della redazione del programma tv Splendor e coordina Cinecittà Luce Video Magazine.