Venezia 74: Gianni Amelio debutta al Lido con un cortometraggio su Amatrice

Cortometraggio d’autore, e non poteva che essere così, per il regista di “La tenerezza”. Al Lido di Venezia un nuovo esordio per Amelio che in pochi minuti riesce a dire molto affidando ad un’unica attrice, Amatrice, il compito di “spiegare”

Chiesa di Sant'Agostino AMATRICE-Foto Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale

“Un cortometraggio può essere più lungo di un lungometraggio se non arriva a raccontare qualcosa di forte”. Sono le parole del regista calabrese Gianni Amelio, dietro la macchina da presa per un film breve, per la prima volta. Casa d’altri è il racconto dell’anima di Amatrice, un’anima ferita dal terremoto del 24 agosto 2016. Il film è stato presentato alla 74esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica dove Amelio è anche presidente di giuria nella sezione Orizzonti. “Qui si trattava di restituire qualcosa che non fosse solo un ricordo un anno dopo, perché nel corto si dice con molta chiarezza che la memoria non basata”, aggiunge il regista.

UN ANNO AD AMATRICE

Siamo entrati in casa d’altri col timore di disturbare. Non volevamo invadere un territorio ferito con l’occhio della curiosità fine a se stessa. I cittadini di Amatrice, i pochi rimasti, ci hanno aperto la porta, ci hanno accolto senza lacrime, ci hanno offerto ospitalità e affetto. A un anno di distanza dal terremoto, il dolore si sta acquietando, si pensa a ricostruire. Le macerie però non sono state rimosse, ci vuole tempo, dicono. E il futuro, forse, è ancora lontano”. Uno sguardo d’autore sulle macerie, le casette ricostruite, le persone in attesa di “qualcosa si farà”. Da una maestra di scuola a un pompiere, da un ragazzo adolescente a un anziano signore. Amerio racconta un anno di vita e sensazioni di una terra colpita. Terra diventata simbolo, purtroppo, di tante altre. Casa d’altri è un Evento Speciale alla Mostra del cinema di Venezia, ed è un piccolo grande prodotto sociale e attuale. Un film che non avrà forse risonanza o diffusione, ma serve a fare riflettere. Riflettere sul futuro dei bambini di Amatrice che hanno visto la morte con i loro occhi; sulla poca informazione o male gestita e sulla quasi assente sensibilizzazione ed educazione alla stessa informazione da parte dei più giovani.

LE SCELTE STILISTICHE DI AMELIO

“Oltre la memoria ci vuole qualcos’altro. Bisogna fare in modo che tragedie come quelle di Amatrice non accadano più in altri luoghi, come invece è successo”, riflette Gianni Amelio. Il regista fa una scelta stilistica chiara e precisa: in una prima parte lascia spazio ad alcune testimonianze e quindi alla parola che accompagna l’immagine; nella seconda parte lascia le immagini delle macerie, dei resti artistici accatastati al silenzio assoluto. Un silenzio che in realtà fa molto più rumore di quello che si può immaginare. “Accadono tragedie e il giorno dopo ci si commuove, poi si dimentica e si dimentica in due maniere: perché il tempo lenisce tutto e perché non si studia il problema”, tiene a sottolineare il regista che peli sulla lingua non ha e parlando della sua terra d’origine, la Calabria, accenna alla politica edilizia quasi criminale.

Margherita Bordino

www.labiennale.org

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Margherita Bordino
Classe 1989. Calabrese trapiantata a Roma, prima per il giornalismo d’inchiesta e poi per la settima arte. Vive per scrivere e scrive per vivere, se possibile di cinema o politica. Con la valigia in mano tutto l’anno, quasi sempre in giro per il Belpaese tra festival e rassegne cinematografiche o letterarie. Laureata in Letteratura, musica e spettacolo, e Produzione culturale, giornalismo e multimedialità. È giornalista pubblicista e lavora come freelance. Collabora tra gli altri con Cinematographe.it, la Rivista 8 1/2, fa parte della redazione del programma tv Splendor e coordina Cinecittà Luce Video Magazine.