Dipinge cieli e figure minuscole, costruisce 25 di carriera senza galleria. Storia di Werner Bronkhorst  

È cresciuto sui social ma definirlo “fenomeno” sarebbe riduttivo perché il successo di questo artista, privo di galleria ed estraneo al sistema dell’arte, è veramente legato al suo talento che promuove e coltiva con metodo e disciplina. Guardiamolo più da vicino…

Sebbene concepita per la durata di quattro giorni, è costruita come un set cinematografico la prima mostra di Werner Bronkhorst a Berlino, per un esordio tedesco destinato a farsi ricordare. Entrando nel grande spazio espositivo dell’Atrium Tower, la sensazione è quella di essere in un aeroporto, con desk per il check-in, carrelli per i bagagli e il metal detector per i controlli di sicurezza; superati i quali c’è anche una confortevole sala d’aspetto in cui viene proiettato un video esplicativo sull’artista. E poi… si prosegue lungo una galleria, che ricorda l’interno di un aereo con tanto di finestrini, al posto dei quali però ci sono da una parte degli (instagrammabili) specchi, dall’altro dei dipinti di dimensioni contenute che conducono al grande primo grande lavoro Himmelblau (2026). Da lì, attraverso delle scale mobili (sempre parte della scenografia) si sale al piano superiore. E tutto cambia. L’aeroporto cede il passo direttamente al cielo, tema cardine dell’esposizione che, intitolata High, si compone del più recente ciclo di opere realizzato dall’artista nell’ultimo anno e dedicato al cielo e al viaggio, due temi per lui essenziali: “l’idea all’origine del progetto è di trasmettere un senso di leggerezza, di calma, ricordando che, cambiando punto di vista, c’è sempre la possibilità di scorgere la bellezza”.

Le opere di Werner Bronkhorst all'Atrium Tower di Berlino
Le opere di Werner Bronkhorst all’Atrium Tower di Berlino

Chi e da dove viene è Werner Bronkhorst

È così che Werner Bronkhorst, nato in Sud Africa nel 2001 e volato in Australia a diciott’anni per cercare fortuna e studiare arte, costruisce giorno dopo giorno la sua narrazione. A pieno titolo cittadino del mondo, Bronkhorst, da quando ha cominciato a dipingere, a tredici anni, pubblica sistematicamente i suoi lavori su Instagram, “luogo” nel quale è gradualmente cresciuto, sviluppando nel tempo una community che oggi lo ha portato, non solo in mostra a Berlino, ma anche a Dubai, Los Angeles, Seul e persino in asta da Phillips, dove un suo lavoro è stato battuto a 283.800 dollari. Un fenomeno interessante che andrebbe studiato dal punto di vista antropologico e sociale se non fosse che Werner Bronkhorst è molto di più. Siamo di fronte a un artista a tutto tondo, un pittore anagraficamente giovane, autodidatta ma che, seppur nato e cresciuto sui social, ha sviluppato una solida coscienza artistica basata sulla sintesi e sul bilanciamento tra colore e segno, confermando nella coerenza della sua ricerca l’autenticità del suo talento.

Le opere di Werner Bronkhorst all'Atrium Tower di Berlino
Le opere di Werner Bronkhorst all’Atrium Tower di Berlino

Lo stile originale e inconfondibile di Werner Bronkhorst

Partito dallo studio della storia dell’arte, condotto prima sui libri e poi nei musei di tutto il mondo, Bronkhorst ha coniato una sua cifra stilistica originale e riconoscibile che, pur essendo fondata sul colore, si muove tra astrazione e figurazione; tra pittura e scultura. La sua è una pittura materica, stratificata, che, vibrando, travalica i confini del quadro, generando una qualità tattile che permette a chi osserva i dipinti di toccare il cielo con un dito, rendendoli accessibili anche alle persone non vedenti che ne percepiscono il colore e il movimento. Ogni dipinto richiede tempi lunghi di esecuzione che aumentano all’aumentare dei colori utilizzati, per un risultato apparentemente semplice ma che dietro nasconde una grande complessità; la stessa insita nelle palette, spesso contenute, ma così ricche di sfumature – in linea con un’attenzione al dato naturale appresa dagli impressionisti – da richiedere litri e litri di colori che rendono le opere fisicamente pesantissime, per quanto estremamente leggere, pressoché spumose, allo sguardo.

Werner Bronkhorst una pittura originale che guarda alla storia della storia dell’arte

Le opere di Bronkhorst vivono di ossimori, intesi come sottili e ben calibrati smottamenti. Sullo sfondo la pittura è gestuale, figlia di un corpo a corpo con la tela; lavorando in orizzontale, quindi, guardando il cielo dall’alto, l’artista si muove su di essa secondo una modalità che richiama l’action painting; con una pennellata larga, corposa, sporca, che nel non nascondere le tracce del suo passaggio, evoca De Kooning. Mentre, all’opposto, nelle delicate figure che ne popolano la superficie, volutamente piccole e sproporzionate rispetto al paesaggio che abitano, minuziosamente dipinte si può scorgere un riferimento all’acribia propria dell’arte fiamminga. Da Rothko Bronkhorst mutua la fascinazione per i campi larghi di colore, quelli in cui l’occhio si perde e affonda; ma, forte della lezione del maestro statunitense, scongiura il rischio di lasciarsi sopraffare dallo stesso (andando nel pallone) proprio attraverso le presenze umane che le popolano, esili e leggere ma potenti nell’ancorarlo alla realtà.

La duplice natura di Bronkhorst, artista e self manager

Una realtà che effettivamente Bronkhorst vive a pieno con il pubblico che ha sempre reso partecipe del processo creativo, condividendone ogni fase, prima sui social; poi attraverso un archivio in cui conserva fotografie, note e logbook di ciascun dipinto. Metodo che, garantendo la massima trasparenza, ha riscosso l’entusiasmo dei collezionisti, felici di portare a casa un’opera dotata di pedigree. E proprio questa capacità di slittare agilmente dal registro irrazionale della creazione artistica a quello scrupoloso dell’imprenditore risiede un altro elemento del successo di Bronkhorst; consapevole che l’arte è il suo spazio di libertà ma, nello stesso tempo, è un business da cui dipendono il suo team e la sua famiglia. In linea con una mentalità pragmatica, Bronkhorst si distingue per la lucidità con cui ha tracciato un progetto a lungo termine che, partendo dal suo studio, definito LAB, lo sta portando in tutto il mondo come artista indipendente, a riprova di come il suo attuale successo non sia un “caso” e di come l’età sia solo un dato anagrafico perché saggezza e lungimiranza non dipendono dall’anno di nascita.

Un pittore che dipinge il cielo ma con i piedi per terra, ecco perché vale la pena seguirlo

Tuttavia, nonostante i traguardi raggiunti, Bronkhorst rimane con i piedi per terra, continuando a definirsi “giovane artista”, conscio che la sua pittura oggi giocata sul potere della bellezza, abbia ancora ampi margini di crescita, potendo arricchirsi, un domani, di risvolti critici, politici, controversi. Nel frattempo, però porta avanti la sua ricerca orientata a trasmettere un senso di benessere anche attraverso la scelta di soggetti, per così dire, facili e immediati, in cui possono ritrovarsi esperti e neofiti. Risultato ottenuto attraverso la fusione del valore universale del viaggio con la peculiarità del percorso. Perché tutti partono ma ognuno va per la sua strada che percorre con il proprio personalissimo bagaglio di emozioni, ricordi, speranze e inquietudini. Una convergenza di significati che rispecchia quella del significante; per cui tutte le opere, pur rispondendo agli stessi parametri formali, vivono di composizioni libere e sempre diverse. E a chi provocatoriamente gli domanda se non sia noioso e ripetitivo realizzare opere connotate da caratteristiche comuni, risponde che proprio nelle restrizioni si può trovare la massima libertà, perché tanto il blu quanto la linea offrono infinite possibilità espressive.

Insomma, per quanto frontale e assertivo nell’approccio all’arte, dovuto in parte alla sua forma mentis di stampo anglosassone, in parte al suo essere outsider – quindi privo di una guida -, Werner Bronkhorst è a tutti gli effetti un artista interessante, da continuare a seguire, che sicuramente ci sorprenderà con questi e altri voli pindarici.

Ludovica Palmieri

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Ludovica Palmieri

Ludovica Palmieri

Ludovica Palmieri è nata a Napoli. Vive e lavora a Roma, dove ha conseguito il diploma di laurea magistrale con lode in Storia dell’Arte con un tesi sulla fortuna critica di Correggio nel Settecento presso la terza università. Subito dopo…

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