Il più importante museo di Prishtina dedica una grande mostra a un pioniere del modernismo

Xhevdet Xhafa è il protagonista della mostra alla Galleria Nazionale del Kosovo di Prishtina fino al 20 novembre 2026. Il progetto è curato dalla sua famiglia e ripercorre tutta la carriera dell’artista

Ha corso tutta la vita: correre è stata un’altra forma di pensiero, uno spazio di respiro e libertà interiore. Passione, autodisciplina, integrità sono quelle del maratoneta; pioniere del modernismo in Kosovo, figura chiave dell’arte albanese, Xhevdet Xhafa (Pejë, 1934) è una delle personalità più originali del ‘900 e ora protagonista di una mostra alla Galleria Nazionale di Prishtina curata dalla famiglia che restituisce la ricchezza e la ricerca ininterrotta di un maestro.

La mostra di Xhevdet Xhava alla Galleria Nazionale del Kosovo
La mostra di Xhevdet Xhava alla Galleria Nazionale del Kosovo

Chi è Xhevdet Xhafa

Xhevdet Xhafa studia all’Accademia di Lubiana con grandi figure come Gabrijel Stupica e Riko Debenjak. Le relazioni e un clima culturale più aperto gli aprono nuovi orizzonti rispetto all’arte come processo continuo di riflessione, filosofia, spazio in cui pensiero e sentimento convivono, dove la forma cerca di comprendere il mondo e l’esistenza. “Per uno studente venuto dal Kosovo”, dice Xhafa, “fu uno spostamento profondo nel modo di pensare, non si trattava solo di tecnica, ma dell’espansione della coscienza. Capii che l’arte è un territorio libero, uno spazio dove identità personali e storia collettiva si intrecciano e prendono forma. Lubiana mi ha dato molto, ma mi ha fatto capire più chiaramente la mia origine. Più si aprivano i miei orizzonti più si rafforzava il legame con la mia biografia e con la storia del mio popolo. La mia arte non può esistere fuori da questa esperienza”.

La pratica artistica di Xhevdet Xhafa

Quel periodo sarà decisivo per la formazione di una pratica artistica libera e radicale, diversa da qualunque altra, animata da rigore e capacità, idealità e responsabilità, consapevole di costruire ponti tra cultura popolare, tradizione e modernismo. E sarà una vita dedicata all’arte, con l’elaborazione di un personale linguaggio visivo dove audacia e preveggenza anticipano di decenni le tendenze e le frontiere più sperimentali del ‘900. Il corpo, la performance, la fluidità dei media e dei linguaggi, il disegno e la grafica, l’arte di strada, i muri, le ibridazioni semantiche e compositive tra i materiali. Nella fedeltà alla pittura, che resta la via privilegiata alla conoscenza, tutto si muove tra disciplina, documentazione e scrittura, essenziale per comprendere la portata storica della sua opera.

La mostra alla Galleria Nazionale del Kosovo

Il Kosovo gli rende omaggio ora con una grande mostra – accurata per precisione, selezione delle opere e completezza di interpretazione – capace di restituire per intero una parabola artistica peculiare. La mostra poggia su un ossimoro che ritorna nel titolo e nello sviluppo espositivo: la parola “still” che allude alla fissità e alla permanenza e il verbo “running” che rimanda al movimento, alla corsa come identità reale e metaforica. Non a caso si apre con un video del 2002 che ricorda l’ultima performance realizzata a Pristina, quando a 68 anni Xhafa si spoglia in un rituale cadenzato, brucia ogni orpello e inizia a correre scalzo per la città. Il percorso, poi, si sviluppa in sequenza con passaggi intimi e memorabili – in particolare l’autoritratto di piccole dimensioni – e si chiude, dopo una lunga immersione nel colore, con il video di un canto, struggente e ironico, girato nella casa di Peja. Questa tensione è anche un rimando al respiro che si espande e diventa ritmo, si fa approccio e contemplazione di sala in sala, nei passaggi tra le opere che sono ognuna la continuazione di un’altra, tra il monocromo e il colore, i formati e le reiterazioni – tra matericità, immagine in movimento e performance che aprono e chiudono il percorso di visita.

Xhevdet Xhafa tra autobiografia e storia collettiva

È una lunga corsa nel tempo e nello spazio tra le cose del mondo, alla presenza costante della scarpa, dell’abito, del reperto – trame infinite di un percorso lontano da qualunque didascalica cronologia. Così ogni cucitura, ogni oggetto e frammento, ogni cosa che ha segnato la vita impressiona la tela, è l’accesso a un’opera-mondo che ha saputo connettere i grandi traumi individuali con le esperienze storiche del ‘900, il corpo vivo che diventa opera, non come retorica o simulacro ma come matrice. Anche per questo generazioni di curatori, artisti e studiosi del Kosovo guardano a Xhafa come a un riferimento da ricominciare a scoprire o forse da riscoprire e ristudiare. Nel testo in catalogo Övül Ö. Durmuşoğlusottolinea che “Xhevdet Xhafa ha seguito storie lungo strade e mercati, nelle montagne e nei volti che osservava e schizzava incessantemente, costruendo il suo lessico culturale del Kosovo e dell’Albania nel progetto di una vita – l’Autobiografia. L’idea di dignità è un nucleo artistico, la forza etica della dignità che ha un posto speciale nelle società balcaniche”. Un’autobiografia non personale, dunque, ma di popolo.

Xhevdet Xhafa in dialogo con Hans Ulrich Obrist

Nella bella, lunga intervista curata da Hans Ulrich Obrist, Xhafa racconta, tra le altre cose, la sua relazione con il contesto, e il legame col suo paese come prima immanenza fondativa del processo artistico. “La mia ispirazione nasce in un territorio dove arte e vita non sono separati, ma una continua fusione tra esperienza locale e linguaggio universale. Vengo da una realtà in cui la gente ha vissuto tra sofferenza, resistenza e sopravvivenza, e questa non è solo storia, ma una condizione che pulsa ancora nella vita quotidiana. Questa esperienza è una delle fonti più profonde del mio pensiero artistico. La sofferenza, infatti, non è solo dolore, è una forma di conoscenza, spoglia la realtà dalle illusioni e pone l’essere umano davanti all’essenza dell’esistenza. A quel punto, l’arte non può più essere decorazione, diventa una necessità per capire, mantenere vivo ciò che rischia di essere dimenticato, per dare forma a ciò che non può essere detto direttamente. Per me, l’arte è un atto di resistenza contro le condizioni politiche e la dimenticanza, uno sforzo per preservare la memoria e trasformare l’esperienza in un linguaggio che può superare i confini. Non una distanza dalla vita, ma un modo di toccarla, di trasformare l’esperienza in materia, forma, linguaggio”.

Il valore dell’arte di Xhevdet Xhafa per il Kosovo

La grande famiglia dell’arte contemporanea del Kosovo si è riunita per l’artista in un’inaugurazione gremita. Come ha sottolineato, emozionato e orgoglioso, il Premier Albin Kurti, “l’immaginazione di Xhafa ha corso ancora più veloce del suo corpo, dando vita, nell’arco di sette decenni, a opere che si sono sedimentate nella nostra identità culturale e nel nostro gusto estetico, e che continueranno a parlare con forza anche alle generazioni che verranno dopo di noi”.

Cristiana Colli

Prishtina // fino al 20 novembre 2026
Xhevdet Xhafa. Still running
GALLERIA NAZIONALE DEL KOSOVO – Kompleksi Qafa, 15
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Cristiana Colli

Cristiana Colli

Cristiana Colli nata a Reggio Emilia nel 1964. Laureata in Scienze Politiche, giornalista dall’85, cura l’ideazione e l’organizzazione di progetti culturali, eventi, mostre, festival e iniziative di valorizzazione. Per istituzioni pubbliche e private, musei, aziende, ordini professionali, fondazioni realizza e…

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