Pronta la nuova Fondation Beyeler di Peter Zumthor a Basilea (a fianco allo storico edificio di Renzo Piano)

A quasi tre decenni dall’apertura dell’edificio disegnato da Renzo Piano, la Fondation Beyeler si arricchisce con i nuovi spazi progettati dall’Atelier Peter Zumthor, con il recupero di manufatti storici e vincolati e un’importante addizione nel parco. Novità che estendono anche il programma culturale

Sulla sommità del nuovo Wyss Museum, il più grande tra gli edifici del trittico architettonico progettato dall’Atelier Peter Zumthor nel Beyeler Park, alle porte di Basilea, in Svizzera, il bambino che suona un tamburo giocattolo – opera di Maurizio Cattelan del 2003 – scandisce il tempo con le sue bacchette. Ogni trenta minuti si ripete la medesima azione. Sotto di lui, un monolite dalle facciate in calcestruzzo battuto in pietra calcarea del Giura incrementa di 1500 mq la superficie espositiva dell’istituzione svizzera, per quasi un trentennio associata alla sola (e ancora impareggiabile) architettura disegnata da Renzo Piano. A cingere l’appena inaugurata sede museale svizzera sono alberi secolari, aiuole fiorite, uno specchio d’acqua e sculture, tra cui una monumentale Maman di Louise Bourgeois, preludio della retrospettiva che la Fondation Beyeler dedicherà all’artista franco-statunitense nel 2027.

Pronta la nuova Fondation Beyeler di Peter Zumthor a Basilea (a fianco allo storico edificio di Renzo Piano)
Fondation Beyeler, Ensemble, Mark Niedermann

A quasi trent’anni dall’apertura, la Fondation Beyeler inaugura nuovi spazi

Con il completamento dei lavori per la realizzazione del cosiddetto “Ensemble” – un insieme di volumi architettonici con distinte funzioni (tra recuperi e costruzioni ex novo) spazi verdi e aree pubbliche affidato a Zumthor, selezionato tra undici studi – la Beyeler intraprende ufficialmente una nuova fase della sua storia. Quella portata a termine nell’arco di un decennio, a fronte di un investimento di 120 milioni di franchi svizzeri provenienti da finanziamenti privati, è un’operazione di riscrittura architettonica e culturale. Riflette un’aspirazione per il futuro: rendere questa sede, già meta imprescindibile nella geografica artistica globale per la sua offerta espositiva, un luogo in grado di offrire un’ulteriore gamma di esperienze, rivolte al visitatore occasionale e quotidianamente a disposizione di un’intera comunità.

Fondation Beyeler, Ensemble, Mark Niedermann
Fondation Beyeler, Ensemble, Mark Niedermann

La Beyeler secondo Peter Zumthor

Quali? In primis l’accesso gratuito a un parco ancora più grande del precedente di quasi 10mila mq: alle esistenti radure aperte sulla campagna circostante si affianca ora la selvaggia addizione dell’Erlengarten. E poi l’ascolto condiviso, da provare sia nell’inatteso Salon, un ambiente a cui lo studio locale Forsberg Architekten ha assegnato un’impronta domestica nel quale, tra piante e sedute, è esposta una collezione di oltre 2000 vinili (inclusi i dischi le cui cover d’artista hanno fatto la storia), sia nel riuscito Ammann Pavillon. Secondo edificio disegnato da Zumthor, questo padiglione adotta un vocabolario architettonico che lo rende quasi un corpo estraneo rispetto al vicino Wyss Museum. Alla massa rocciosa e introversa del museo, con i suoi tre piani fuori terra e la planimetria a Y sviluppata per assecondare gli intoccabili storici alberi, il padiglione replica con una facciata in rovere e vetro e un unico livello, parzialmente scavato nel suolo così da integrare un sistema di gradini orientati verso il palco. Anche all’interno delle due architetture del pluripremiato architetto, originario proprio di Basilea, le differenze restano tangibili: si passa dalla sinfonia di rivestimenti in legno di ciliegio e legno di pero che assicura al Pavillon ottimali condizioni acustiche, alla sofisticata perfezione tattile e materica della sequenza espositiva, tra panche fisse, pavimenti in terrazzo alla veneziana e corpi scala raccolti fra le pareti.

Pronta la nuova Fondation Beyeler di Peter Zumthor a Basilea (a fianco allo storico edificio di Renzo Piano)
Fondation Beyeler, Ensemble, Mark Niedermann

Tutte le novità della Fondation Beyeler di Basilea

Nel rinnovato complesso architettonico della Beyeler, l’Ammann Pavillon assolve al ruolo di public lounge: accessibile in forma gratuita e con una capienza di 250 persone, accoglierà concerti, performance, proiezioni anche in orario serale. Soprattutto sarà a disposizione di tutti per momenti di sosta, lettura e socializzazione. Oltre al ristorante, dall’ormai solida reputazione, ci si potrà recare in fondazione per partecipare ai programmi di mediazione artistica organizzati nei due ambienti dell’Ammann Atelier, per frequentare la serra e il negozio di piante nell’Orangerie, a sua volta affidata alle cure e al design dell’architetta francese India Mahdavi. Completa l’intervento l’Erlen Torhaus: terza e ultima opera targata Atelier Zumthor, è sede degli uffici della Fondazione e fornisce al complesso i locali di servizio necessari per lo svolgimento dell’attività espositiva del Wyss Museum, al quale è connessa da un livello interrato. Dichiarata evocazione della sede di lavoro dell’Atelier Zumthor, al pari del museo affaccia su quella che l’architetto ha definito come una “nuova piazza, quasi una piccola estensione del paese, incastonato tra anelli e nuovi volumi”, nella quale non mancano neppure una lunga panchina e una fontana, in nome di un “piccolo gesto di ospitalità, per tutti coloro che entrano nel Ensemble attraversando la riserva naturale”.

Pronta la nuova Fondation Beyeler di Peter Zumthor a Basilea (a fianco allo storico edificio di Renzo Piano)
Fondation Beyeler, Ensemble, Iwan Baan

La prima mostra della “nuova” Beyeler

A illustrare cosa punta a essere, d’ora in poi, la Beyeler è intanto il progetto espositivo in divenire Constellations; include alcuni capolavori della collezione di Ernst e Hildy Beyeler, fondatori dell’istituzione nel 1982. Un “test”, come lo definisce il direttore Sam Keller, e non solo perché, per la prima volta, il percorso è condiviso tra la “sede storica”, il nuovo Wyss Museum e il parco circostante. Constellations è infatti una mostra concepita per cambiare aspetto nel corso di (quasi) un anno di apertura: nel 2027, a gennaio e a maggio, alcune opere attualmente esposte saranno spostate e nuovi ingressi diverranno parte del percorso. L’obiettivo è incoraggiare visite ricorrenti, di pari passo con l’alternarsi delle stagioni e il susseguirsi delle mostre temporanee già in calendario. Se la formula si rivelerà di successo o se necessiterà di essere rivista saranno il tempo (e gli ingressi) a dirlo. “Cerco di costruire edifici che siano amati”, ha dichiarato Zumthor. E, per ora, nulla fa ipotizzare che non sarà così.

Valentina Silvestrini

Scopri di più

Artribune è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati

Valentina Silvestrini

Valentina Silvestrini

Dal 2016 coordina la sezione architettura di Artribune, piattaforma per la quale scrive da giugno 2012, occupandosi anche della scena culturale fiorentina. Dal 2024 è cocuratrice della newsletter "Artribune Render", dedicata alla rigenerazione urbana a base culturale. Nel 2025 ha…

Scopri di più