Treviso riapre la Casa dei Carraresi e diventa un museo con 200 opere (presto museo diffuso)

L’edificio medievale di proprietà di Fondazione Cassamarca riapre il prossimo 2 ottobre, dopo due anni di chiusura, nella veste rinnovata di museo, con oltre 200 opere nel percorso permanente curato da Silvia Burini e Giuseppe Barbieri. Nell’ala di Ca’ Brittoni i lavori dell’artista russo Grisha Bruskin. Prossimi a riaprire anche Ca’ Spineda e Monte di Pietà

A Treviso, la Casa dei Carraresi, edificio duecentesco nel centro della città, tra il fiume Cagnan e via Palestro, fu restaurata nel 1987 per diventare Centro Convegni ed Esposizioni. Il complesso ingloba anche Ca’ Brittoni – che ha conservato diversi affreschi tre-quattrocenteschi di particolare rilievo – e si sviluppa su una superficie complessiva di oltre 3mila metri quadri, di cui più di 2mila adibiti a spazio espositivo.

La Casa dei Carraresi a Treviso. Courtesy of the Fondazione Cassamarca
La Casa dei Carraresi a Treviso. Courtesy of the Fondazione Cassamarca

La riapertura di Casa dei Carraresi e un nuovo Museo diffuso per Treviso

Dopo aver ospitato importanti mostre d’arte ed eventi culturali, negli ultimi due anni la struttura è rimasta chiusa al pubblico, per lavori di ripristino e valorizzazione volti a trasformare lo spazio in una sede museale, primo tassello di un più ampio progetto di realizzazione di un Museo diffuso nel centro di Treviso, che metterà in rete le storiche sedi della Fondazione (come Ca’ Spineda, già sede di una parte della collezione della Fondazione, che ripartirà a dicembre 2026 arricchita da nuove esposizioni di nature morte, icone e installazioni; nel 2027 sarà la volta del Monte di Pietà, che aprirà per la prima volta come spazio espositivo).

La collezione d’arte di Fondazione Cassamarca

Il prossimo 2 ottobre, dunque, la Casa dei Carraresi e Ca’ Brittoni riapriranno al pubblico in veste rinnovata, accogliendo permanentemente oltre 200 opere della collezione d’arte della Fondazione Cassamarca.
Istituita nel 1992 come continuazione della storica Cassa di Risparmio della Marca Trivigiana, la Fondazione ha investito fino a oggioltre 210 milioni di euro perinterventi di valorizzazione e fruibilità delle proprie sedi storiche e del suo patrimonio artistico, delle biblioteche e dei fondi librari, promuovendo premi letterari, convegni, mostre, restauri, eventi teatrali e musicali, progetti editoriali. E ha ricevuto, nel corso degli anni, diverse donazioni da parte di artisti e collezionisti, che hanno accresciuto la collezione permanente (tra le più recenti quelle di Dino Gavagnin, Narci Simion, Enzo Ciprian, Alexander Kanevsky, Otello Fabri, Mario Mattiuzzi e della famiglia Vavassori).

Il nuovo allestimento permanente di Casa dei Carraresi nell’arte del Novecento

Alla donazione di Monsignor Gino Bortolan fanno capo molte delle opere allestite nei nuovi spazi espositivi di Casa dei Carraresi, valorizzate dal percorso curato da Silvia Burini e Giuseppe Barbieri, professori dell’Università Ca’ Foscari di Venezia. Tra gli artisti rappresentati figurano Baj, Cagli, Fontana, Manzoni, Plessi, e divere figure di rilievo del contesto veneto, come Vedova, Tancredi, Santomaso, Saetti, Zoran Mušič e Pizzinato. “Insieme a Giuseppe Barbieri abbiamo concepito la riapertura di Casa dei Carraresi e Ca’ Brittoni non semplicemente come un riallestimento, ma come l’avvio di un processo dinamico: il primo tassello di un Museo Diffuso destinato a connettere il patrimonio e le sedi storiche della Fondazione Cassamarca” spiega Silvia Burini “La nostra scelta curatoriale ha voluto superare la rigidità della cronologia per costruire un percorso libero e aperto attorno ai tre grandi nodi di Spazi, Forme e Figure. Volevamo che la rilevante collezione del Novecento dialogasse in modo diretto e imprevisto con gli ambienti medievali, creando risonanze tra la memoria del luogo e la ricerca contemporanea. È un invito al pubblico a smarrire la linearità dello sguardo per ritrovare la complessità e la fecondità dei linguaggi artistici del nostro tempo”.

E infatti muovendosi alla scoperta delle tre macro-sezioni del museo si esplorano le trasformazioni radicali nella rappresentazione del paesaggio urbano e rurale (Spazi) e della figura umana (Figure), all’interno di una complessiva ridefinizione dei linguaggi visivi e percettivi della modernità (Forme). Ad affiancare la collezione principale, una serie di sale è stata destinata ad approfondimenti tematici, che prendono avvio con una selezione di disegni di Tancredi Parmeggiani e focus dedicati al Dante Illustrato, ai Segni Zodiacali e al Volto femminile, sugli intrecci tra arte visiva, letteratura e cultura popolare.

Grisha Bruskin, L'universo sul tavolo (2001-2003), installation view. Photo Andrea Avezzù
Grisha Bruskin, L’universo sul tavolo (2001-2003), installation view. Photo Andrea Avezzù

Le installazioni di Grisha Bruskin a Ca’ Brittoni

C’è poi lo spazio dedicato all’artista russo (naturalizzato americano) Grisha Bruskin (Mosca, 1945), le cui grandi installazioni dialogano con l’architettura e le decorazioni tardo-medievali di Ca’ Brittoni. Nel 2025 Bruskin ha donato 4 lavori alla Fondazione Cassamarca, che ora gli dedica un “museo nel museo”, interpretando il desiderio dell’artista di rendere la propria ricerca accessibile al pubblico italiano in modo permanente, oltre la dimensione delle mostre temporanee che, tra il 2015 e il 2017, ne hanno consolidato la presenza nel panorama espositivo nazionale e internazionale. Accanto agli spazi espositivi sarà per questo istituito l’Archivio Grisha Bruskin, presentato in una prima versione e destinato a svilupparsi nel tempo come luogo di documentazione e ricerca.
A Ca’ Brittoni, le pitture tardo-medievali si incontrano con la scultura contemporanea su temi comuni quali la fragilità dell’esistenza, il potere, la memoria e il rapporto tra individuo e storia. Le quattro installazioni di Bruskin, riunite sotto il titolo Sull’orlo del tempo, raccontano la memoria e l’archeologia della vita individuale (In bilico, 2001-2003), il mito del nemico, del pericolo e dell’alterità (L’ora X, 2012), la rappresentazione ironica e disincantata della società sovietica (La vita è ovunque, 1998-1999), la riflessione sulla scomparsa di un sistema di potere e sulle sue rovine (L’universo sul tavolo, 2001-2003). Lo stesso artista ha partecipato alla definizione del display, curando in particolare la disposizione delle opere e l’illuminazione, per enfatizzare la drammaticità.

Livia Montagnoli

Casa dei Carraresi e Ca’ Brittoni // dal 2 ottobre 2026
Via Palestro, 33/35 – Treviso
Da martedì a giovedì: dalle 15.30 alle 18.30 (ultimo ingresso, chiusura ore 19.30)
Venerdì, sabato e domenica: dalle 11 alle 18.30 (ultimo ingresso, chiusura ore 19.30)

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