Tra fotografia, cinema e suono. Ecco come sarà la nuova stagione espositiva 2026/2027 del MACRO di Roma
La nuova stagione del museo romano si apre con “Sguardo rovescio”, la prima grande mostra museale italiana dedicata alla fotografa Marialba Russo. Ad animare il palinsesto anche il progetto di Gaia De Megni e Scanner, mentre proseguono le mostre di Hito Steyerl e Miriam Cahn
Dopo un’estate attraversata dalla pittura, videoarte e pratiche contemporanee, il MACRO di Roma torna a rinnovare il proprio programma espositivo con una stagione autunnale che mette al centro lo sguardo e le sue possibili trasformazioni. Dal 24 settembre il polo ospita Sguardo rovescio, prima grande mostra museale italiana dedicata a Marialba Russo (Gugliano, Napoli, 1947),e inaugura due nuovi progetti nelle sale Video e Audio: Maria’s Dream di Gaia De Megni (Santa Margherita Ligure, 1993) e 52 Spaces di Robin Rimbaud (Londra, 1964), alias Scanner.

Marialba Russo, una fotografia che ribalta il punto di vista
Curata da Cristiana Perrella ed Elena Magini, Sguardo rovescio di Marialba Russo raccoglie nella galleria del museo sei nuclei della produzione realizzata dall’artista negli Anni Settanta. Da Al ristorante, il 29 settembre 1974 a Travestimento, da Il Passaggio a Il Parto, fino a Della serie delle centotrenta figure di spalle e Cult Fiction, il percorso restituisce una ricerca fotografica che si muove tra osservazione sociale, antropologia visiva e pratica artistica con al centro il corpo, il genere e la costruzione dell’identità, temi che Russo affronta mettendo in discussione il punto di vista dominante della fotografia del tempo.
È proprio questo rovesciamento a dare il titolo alla mostra, ponendo l’attenzione su “un altro” sguardo capace di interrogare anche la rappresentazione della mascolinità e i codici attraverso cui la società costruisce le proprie immagini. Il progetto prosegue inoltre al MUCIV – Museo delle Civiltà con Immagini della Madonna dell’Arco (After), dedicata alla ricerca sul campo condotta da Russo nel 1971.

La celebrazione dell’anti-diva come salvificazione dell’epoca contemporanea
Il cinema entra invece nelle sale del MACRO attraverso l’evocazione di Monica Vitti con Maria’s Dream di Gaia De Megni, vincitrice di ArteVisione 2024 – presentata per la prima volta in un museo – e a cura di Maria Lodovica Ferrari. Girato in 16 mm, il lavoro intreccia memoria familiare e cinema italiano e prende l’attrice come punto di partenza per riflettere sulla costruzione dell’immagine femminile. L’attrice, lontana dai codici tradizionali della diva, diventa così una presenza attraverso cui interrogare il modo in cui il cinema ha costruito il femminile nello sguardo collettivo.
“È molto semplice connettere a Monica Vitti al ruolo di anti-diva”, spiega l’artista Gaia De Megni ad Artribune, “sia per la storia della sua vita, la sua carriera e, soprattutto, la cosa che mi ha in qualche modo incuriosito di più è uno dei suoi ultimi film, ‘Scandalo segreto’, l’unico in cui lei è diretta da una donna, cioè da se stessa, e dal compagno Alberto Russo. Il film parla di come una coppia venga messa in crisi dalla presenza di una telecamera che viene regalata alla protagonista da un amico regista e tramite questa telecamera si sviluppa tutta una narrazione che parla di come effettivamente questo oggetto può incidere nella narrazione della storia raccontata e, più in generale, nei rapporti e nelle relazioni dei personaggi. L’ho trovato molto interessante proprio perché oltretutto lei è la protagonista quindi parla effettivamente di una donna che approccia con ‘l’oggetto telecamera’ e di tutte le sue implicazioni, difatti lei scopre il tradimento del marito e, successivamente, che l’amico regista gliel’ha regalata perché voleva trarre dalla sua storia tutta una serie di informazioni per fare un suo film”.
Ma ad oggi si può parlare ancora di anti-diva? E quanto questo è (o può essere) un tratto distintivo? “Sicuramente è forse un processo che bisogna fare quasi a ritroso, nel senso che in qualche modo siamo un po’ tutti chiamati ad essere ‘divi’ attraverso la documentazione della nostra vita, l’approccio che abbiamo con i social network, questo continuo palco di effimere felicità”, continua l’artista. “Quindi penso che l’atteggiamento di anti-divismo (cioè l’allontanarsi dallo spot o dalla volontà di essere visibili) sia diventato il capostipite di un’esigenza, un qualcosa di estremamente salvifico nell’era contemporanea”.

Al Museo MACRO le stratificazioni di Roma si ascoltano
Si passa poi alla Sala Audio con 52 Spaces, il progetto di Robin Rimbaud – aka Scanner – curato da Maria Lodovica Ferrari che prende le mosse da L’eclisse, film antonioniano del 1962 interpretato proprio da Vitti. Dialoghi, rumori, musica e frammenti del film vengono manipolati e ricomposti insieme alle registrazioni realizzate dall’artista per le strade di Roma. La città cinematografica e quella reale finiscono così per sovrapporsi, trasformando Roma in un paesaggio sonoro sospeso tra memoria e presente. Due opere diverse, ma accomunate dalla stessa figura e dallo stesso cinema, che al MACRO diventano occasione per raccontare la città come esperienza interiore.

Al MACRO continuano Hito Steyerl, Miriam Cahn e le altre mostre
La nuova stagione si inserisce in un programma più ampio, senza interrompere alcune delle esposizioni già inaugurate nei mesi precedenti. Fino al 20 settembre proseguono SHE DEVIL 14, la storica rassegna dedicata alla videoarte e alle molteplici rappresentazioni del femminile, Uno, cinque, dodici. Ottant’anni del Premio Strega e Amelia Rosselli, un canto nel suo spazio. Rimane invece visitabile fino al 1° novembre Mechanical Kurds di Hito Steyerl, mentre la personale di Miriam Cahn Ciò che mi guarda, inaugurata a giugno, è prorogata fino al 15 novembre. A fare da contrappunto alle mostre sarà inoltre un public program che porta dentro il museo incontri e performance: il 1° ottobre Didier Fiúza Faustino parlerà del rapporto tra architettura, corpo e spazio espositivo; il 7 ottobre Scanner presenterà una live performance ispirata a L’eclisse; il 22 ottobre Hito Steyerl dialogherà con Paolo Benanti sulle implicazioni sociali, politiche ed etiche delle tecnologie contemporanee.
Infine, a dicembre, il programma proseguirà con nuovi progetti, in primis con Alessandro Sciarroni di cui sarà celebrato “il percorso internazionalmente riconosciuto”, spiega la direttrice del MACRO di Roma, Cristiana Perrella. “A questa seguirà anche il progetto espositivo che vede protagonista Francis Upritchard, perché ci piace che artisti canonici (come i suoi lavori scultorei) siano messi in dialogo con altri, come in questo caso Martino Gamper”.
Valentina Muzi
MACRO – Museo d’Arte Contemporanea di Roma
Via Nizza 138, 00198 Roma
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