70 gallerie e un focus sull’Asia: gli stand migliori della fiera Contemporary Istanbul

È in corso fino a domenica 27 settembre Contemporary Istanbul che, giunta alla sua 21° edizione, quest’anno volge lo sguardo verso l’Asia. Ecco gli stand migliori tra le 70 gallerie della fiera

Il vecchio cantiere navale di Tersane, sul Bosforo, è un luogo in continua evoluzione architettonica, economica e sociale. Tra le tante attività ed eventi che ospita c’è anche Contemporary Istanbul, la fiera d’arte della città turca. È un vero e proprio ecosistema che cresce di anno in anno anche grazie a significative partnership con enti, infrastrutture e brand nazionali – come Turkish Airlines, che trasporta gratuitamente le opere: è senz’altro un’ottima strategia per richiamare le gallerie internazionali in una fiera che sta ancora cercando di affermarsi a livello globale. Ma non ci sono solo le gallerie tra gli ospiti di CI. Trovano, infatti, spazio anche le fondazioni, come Mia Art Collection e Sigg Art Foundation, a cui viene data una piattaforma per farsi conoscere in quanto enti non-profit all’interno di un contesto fieristico.

Il complesso Tersane Istanbul che ospita la fiera Contemporary Istanbul
Il complesso Tersane Istanbul che ospita la fiera Contemporary Istanbul

La 21° edizione di Contemporary Istanbul

Per la 21° edizione della fiera le gallerie sono 70, con partecipazioni dall’Europa, dall’America e dall’Asia, continente a cui è dedicato il focus tematico di quest’anno. E in questo senso, Contemporary Istanbul conferma, sul piano del mercato dell’arte, quello che da secoli si dice di Istanbul stessa: che è il ponte tra Oriente e Occidente, capace di unire stili di vita e gusti differenti. Nella pratica della fiera, questo si riflette in una pluralità di tendenze visive e interessi che vanno dal kitsch (talvolta anche troppo kitsch) al minimalismo, da temi socio-politici contemporanei alle tradizioni orientali, passando per la pittura di paesaggio. Per orientarsi tra gli stand, ecco quali non perdere.

Le gallerie di Focus Asia

Method – India

È alla sua prima partecipazione a CI e arriva da Nuova Delhi: si tratta della galleria indiana Method, che convince per l’essenzialità concettuale della sua proposta. Solo opere a parete, una parete per artista, in un breve, ma riuscito viaggio che da un passato mitico e spirituale, passando per un presente travagliato, porta a chiedersi come potrà essere il futuro. Questa linea si sviluppa tra i polittici di Latika Nehra che guardano all’immaginario della spiritualità indiana tradizionale; la pittura grezza e quotidiana, con un po’ di queer gaze, di Shamit Iqtidar; e le tavole dipinte di Kunel Gaur che, incastonate in cornici fatte di hardware di computer, sembrano uscite da un mondo post-umano. È anche significativa la scelta di Method di esporre Iqtidar, artista pakistano che, per questioni politiche, non può essere rappresentato dalla galleria in patria – e, allora, lo si porta all’estero.

Pearl Jam Projects – Hong Kong

Quello di Pearl Jam Projects, realtà di Hong Kong, è uno stand che trasporta nel presente la tradizione artistica asiatica. Tra i monocromi crettati di Su Xiaobai e i paesaggi di Qiu Anxiong, spiccano le bianche opere di Chisato Matsumoto che lavora con una versione “aggiornata” della tecnica giapponese dello shibori, con cui il tessuto viene legato e immerso in un bagno di tintura per creare una sorta di fantasia astratta. Matsumoto è peraltro una delle protagoniste dei progetti site specific di questa edizione di CI, con una grande installazione all’ingresso dove i suoi tessuti incontrano ancore e motori, in dialogo con la storia del luogo che ospita la fiera.

Le gallerie europee a Istanbul

Gillian Jason Gallery – Inghilterra

È uno stand tutto al femminile quello della galleria londinese Gillian Jason, dove artiste contemporanee incontrano una grande protagonista del Novecento, cioè Leonora Carrington con la sua serie di spille d’oro. Si respira un’atmosfera sospesa tra la fiaba e un quadro rococò passeggiando davanti alle tele di Eline Martherus e Colette LaVette, che rendono il paesaggio protagonista delle loro composizioni. E la stessa sensazione di viaggio onirico la si ritrova osservando la litografia di Tracey Emin dove un corpo femminile è ritratto nudo, sdraiato e sognante.

carlier | gebauer – Germania

La galleria tedesca carlier | gebauer presenta uno stand dove l’idea della finestra è dominante, e in questo senso le opere di Lucia Koch la fanno da padrona: una è effettivamente un infisso aperto che getta l’ombra aranciata del suo vetro sulla parete, l’altra è una fotografia del cielo osservato da dentro una scatola. Allo stesso modo, gli sguardi fotografici di Abdulhamid Kircher e Nida Sinnokrot fungono da finestre sul mondo e sugli altri, tra immagini di corpi maschili semi-nudi carichi di disinteressata dolcezza e cieli della Palestina di cui il secondo dei due artisti è originario. Una finestra su un’interiorià travagliata può, invece, essere il lavoro di Julie Mehretu: è il più grande dello stand ed è dominato da caotici tratti neri.

Lo stand di Öktem Aykut a Contemporary Istanbul
Lo stand di Öktem Aykut a Contemporary Istanbul

Il mondo delle gallerie turche

Öktem Aykut – Turchia

Tra gli stand di Contemporary Istanbul, le gallerie turche propongono tendenzialmente opere figurative che, dalla pittura alla scultura, passando per la fotografia, costruiscono quel panorama un po’ (troppo) kitsch di cui si è già detto. Senza venir meno a superfici lucide e colori fluo – ottimi per arredare la nuova casa, magari ancora un po’ anonima, di qualche ricco, più che raffinato, collezionista –, la galleria Öktem Aykut è di fatto l’unica tra le turche a virare verso l’astrazione. E lo fa con le pennellate e spatolate di Renée Levi, artista nata a Istanbul nel 1960, cresciuta in Svizzera e affermata a livello internazionale.

Vittoria Caprotti

Istanbul // fino al 27 settembre 2026
Contemporary Istanbul. 21° edizione
TERSANE ISTANBUL – Camiikebir, Taşkızak Tersanesi Caddesi, 2
Scopri di più

Artribune è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati

Vittoria Caprotti

Vittoria Caprotti

Vittoria Caprotti (Voghera, 1998) è laureata in Storia dell'Arte Medievale presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, dopo aver frequentato il triennio di Valorizzazione dei Beni Culturali presso l'Accademia di Belle Arti di Brera. Fa parte della redazione di…

Scopri di più