Orvieto Cinema Fest 2026 mette lo sguardo al centro tra cortometraggi e arte
È in corso fino al 27 settembre 2026 la IX edizione dell’Orvieto Cinema Fest. Con una selezione di 22 cortometraggi internazionali e un’installazione artistica, la rassegna dà prova di essere uno spazio di militanza culturale e ricerca estetica
La Città della Rupe ha riacceso i propri schermi e si trasforma in un cantiere d’arte diffusa. Fino al 27 settembre 2026, Orvieto ospita la nona edizione dell’Orvieto Cinema Fest, ideata e guidata dal direttivo tutto al femminile composto da Stefania Fausto, Sara Carpinelli, Valentina Dalmonte e Francesca Bonfanti (Orvieto Cinema Fest ODV). La manifestazione conferma la sua natura di presidio culturale gratuito e accessibile: attraverso l’attivazione di luoghi simbolo come il Teatro Mancinelli, la Nuova Biblioteca Pubblica Luigi Fumi e la Chiesa dei SS. Apostoli, il festival crea ancora una volta un dialogo tra la monumentalità del patrimonio storico e i nuovi linguaggi del cinema contemporaneo.
Orvieto Cinema Fest 2026: il tema è “La cura dello sguardo”
A tracciare le coordinate teoriche della nona edizione è il concetto de La cura dello sguardo, inteso non come un semplice esercizio formale, ma come una dimensione radicalmente umana e di resistenza attiva di fronte alle fratture del presente. In un’epoca in cui la fruizione dell’audiovisivo appare sempre più individuale e relegata alla solitudine degli schermi personali, l’Orvieto Cinema Fest rivendica la dimensione antropologica e politica della sala cinematografica. Entrare in sala diventa un gesto di adesione quasi sacra: sedersi insieme al buio e condividere l’emozione della visione rappresenta un rito collettivo laico indispensabile per ricucire i legami comunitari. Questa potenza generativa si traduce visivamente nell’artwork ufficiale firmato dall’illustratore Antonio Pronostico, in cui la penombra della sala si fa terreno fertile da cui germogliano forme botaniche rigogliose e cromaticamente vibranti, metafora del cinema come organismo vivo in cui ogni singola inquadratura racchiude il germe per nuove visioni ed empatia.
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I cortometraggi in gara, la giuria e i workshop
Il cuore della programmazione comprende 22 cortometraggi provenienti da 14 Paesi (di cui 3 in anteprima nazionale), scelti per la loro capacità di attraversare le soglie del nostro tempo, muovendosi tra narrazioni intime e importanti questioni globali. A valutare le opere in gara sarà una giuria presieduta dalla regista Laura Samani, insieme alla critica cinematografica Martina Barone e al regista Carlo Liberatore, mentre l’attrice Giulia Schiavo accompagnerà il pubblico per l’intera durata della rassegna fino alla serata di premiazione al Teatro Mancinelli. Il festival affianca alle proiezioni ufficiali un’articolata offerta formativa ed esperienziale: dalle selezioni speciali nella Sala Eufonica della Biblioteca Luigi Fumi curate da Silvia Pezzopane, alle masterclass per le scuole alla Sala del Carmine, fino al workshop “Dalla pagina al ciak” sviluppato con Nikon Italia al Ridotto del Teatro Mancinelli per i professionisti del settore, senza dimenticare il concorso nazionale d’illustrazione che ha chiamato a raccolta artiste e artisti da tutta Italia attorno al tema della cura.
Spazio ai giovani all’Orvieto Cinema Fest
A completare questo ricco palinsesto si inserisce la sezione Nuove Visioni, una finestra critica focalizzata sulla giovane cinematografia emergente del panorama nazionale; attraverso la proiezione dei cinque titoli selezionati (Art and future are not unidirectional, Incarno, Fiori cadono, God Will Not Be There e Torta di Rose), la rassegna offre uno sguardo senza filtri sulle trasformazioni identitarie, la fragilità delle relazioni e la ricerca di nuovi corpi espressivi, confermandosi un importante incubatore per promuovere il cortometraggio come linguaggio autonomo e d’autore.
Dalla botanica al sacro: la mostra di Elisa Chiari a Orvieto
Fulcro dell’indagine interdisciplinare tra arte visiva e territorio è la mostra personale Sibille della regista e fotografa Elisa Chiari, curata da Martina Dal Savio e Gaia Rotili, allestita negli spazi della Chiesa dei SS. Apostoli Filippo e Giacomo. Il progetto nasce da un workshop organizzato dal festival con botaniche ed erboriste locali per mappare le piante medicinali e spontanee dell’Umbria, elevandole a filo conduttore di una riflessione sui saperi di cura tramandati per generazioni dalle donne. L’installazione si articola come un “bosco di immagini sospese” lungo la navata, dove la flora umbra e la memoria delle figure mitiche e perseguitate – dalla dea etrusca Norzia alla Sibilla Appenninica, fino alle donne vittime dei processi per stregoneria – convivono con i ritratti delle “sibille contemporanee”, custodi odierne di un sapere ecologico e profondo. Collocare questo archivio vivo all’interno di uno spazio ecclesiastico configura l’architettura sacra in un luogo di contemplazione e riappropriazione, trasformando la memoria storica in uno strumento di consapevolezza e relazione con il paesaggio.
Gaia Rotili
Orvieto // fino al 27 settembre 2026
Orvieto Cinema Fest. IX edizione
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