Dopo “Le città di pianura” il registra Francesco Sossai torna in Veneto e racconta l’assalto degli svitati in Piazza San Marco a Venezia del 1997

Dopo il grande successo del suo film “Le città di pianura”, il regista bellunese torna a raccontare il Veneto con una storia ambientata negli Anni Novanta: quella del tanko costruito in garage e dell’assalto al campanile di San Marco


Era maggio 1997 quando una notte, un gruppo di uomini provenienti da Padova, assaltarono Piazza San Marco, vestiti con tute mimetiche, poche armi e un tanko, un’autoblindo privo di qualsiasi armamento. A ripercorrere le fasi di quell’evento, trent’anni dopo, è il regista di Belluno Francesco Sossai con Tanko, un nuovo lungometraggio entrato nella fase della preparazione, con le riprese previste tra il Veneto e Venezia e la ricerca delle comparse già avviata.

La storia dell’assalto dei Serenissimi a Piazza San Marco

Tra l’8 e il 9 maggio 1997 un gruppo di separatisti veneti partì dalla provincia di Padova alla volta di Venezia. A bordo di un camion aveva trasportato un mezzo corazzato costruito artigianalmente, un piccolo cingolato privo di un vero armamento e realizzato modificando una macchina agricola, che prese il nome di tanko.
Arrivati a Venezia, e raggiunta Piazza San Marco, alcuni salirono sul campanile, forzandone l’ingresso e issarono sulla cima la bandiera con il leone di San Marco. L’obiettivo era occupare simbolicamente il cuore della città e richiamare l’idea di una nuova indipendenza veneta, in un momento in cui il tema dell’autonomia e del separatismo attraversava con particolare forza il Nord Est.

La mattina del 9 maggio intervennero prontamente gli uomini del Gis dei Carabinieri e gli occupanti furono arrestati, ma la potenza mediatica di quelle immagini lasciarono un segno nella storia politica italiana degli Anni Novanta.

“Tanko” il nuovo film del regista Francesco Sossai

Il fuoco del nuovo lungometraggio del regista bellunese è puntato sul tanko, costruito artigianalmente in un garage e trasformato, per una notte, nel centro di una vicenda nazionale. Dopo Altri cannibali e soprattutto dopo Le città di pianura, il regista bellunese continua a guardare al Veneto come a un territorio nel quale le trasformazioni economiche e sociali convivono con una memoria ancora molto presente e con forme di identità difficili da definire. Il nuovo film arriva dopo il successone de Le città di pianura, presentato a Cannes e diventato uno dei titoli italiani più apprezzati della stagione. Ma Sossai sembra intenzionato a evitare la strada più prevedibile.

Il Veneto secondo Francesco Sossai

In Le città di pianuta, Sossai aveva attraversato la pianura veneta seguendo Giulio, studente di architettura, e i due sgangherati cinquantenni Carlobianchi e Doriano. Un viaggio notturno tra bar, strade, architetture e incontri casuali, attraverso cui il regista raccontava un territorio e, insieme, una generazione in crisi. Se Le città di pianura nasceva dall’osservazione quotidiana della provincia, Tanko parte invece da una storia già consegnata alla memoria collettiva. Una storia che Sossai può però osservare da un’altra prospettiva, sottraendola alla sola cronaca politica per trasformarla in racconto di un territorio.

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Redazione

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