Piove sul quadro di Caravaggio? Il direttore degli Uffizi Simone Verde spiega tutto in questa intervista
La preoccupazione seguita alle recenti infiltrazioni d’acqua nella Sala Rossa degli Uffizi, causate da una pioggia straordinaria, sollecita un approfondimento sullo stato di manutenzione di uno dei musei più visitati al mondo. Risponde il direttore Verde
Sei mesi dopo l’allarme sicurezza per l’attacco hacker che colpì gli Uffizi tra gennaio e febbraio 2026, lo scorso 17 settembre il polo museale fiorentino si è trovato nuovamente sotto i riflettori per una vicenda spiacevole. Tra gli effetti indesiderati del violentissimo temporale che quel pomeriggio ha colpito Firenze, l’acqua filtrata dal lucernario che si affaccia sulla Sala Rossa dedicata al Seicento ha iniziato a scorrere sulla teca in vetro che protegge il Bacco di Caravaggio, costringendo lo staff a una tempestiva rimozione e messa in sicurezza dell’opera (illesa, proprio per la presenza della teca protettiva). Contestualmente, sono stati approntati interventi di consolidamento e protezione straordinari sulla parte esterna del lucernario: già venerdì 18 si era tornati alla normalità, con il dipinto del Merisi ricollocato al suo posto.
Il problema della manutenzione nei musei ospitati in edifici storici. Gli Uffizi non sono un caso isolato
Le immagini (della teca) del dipinto rigato dall’acqua, nel frattempo, facevano il giro del web, rimbalzando tra social e testate online, destando preoccupazione per lo stato di manutenzione degli Uffizi (lo stesso evento ha causato, a Firenze, infiltrazioni al Bargello, a Palazzo Davanzati e al Museo Bardini, senza danni alle opere; alle Cappelle medicee le visite sono state interrotte per circa due ore a causa di un guasto alla centralina elettrica esterna). Di certo, non un caso isolato – molti ricorderanno la pioggia dal soffitto della sezione del Gregoriano Profano ai Musei Vaticani, lo scorso aprile – a fronte di fenomeni meteorologici violenti sempre più frequenti anche in Italia. E per la fragilità di strutture museali, come gli Uffizi e numerosi altri istituti italiani, ospitate in edifici storici, bisognosi di manutenzione costante e mirata, per preservarne la storicità senza penalizzare la funzione conservativa ed espositiva.

Lavori in corso agli Uffizi: 50 milioni di euro per riqualificazione e restauri
Ma qual è lo stato delle cose agli Uffizi? A luglio scorso, in una conferenza stampa, emergeva come il complesso fosse stato rilevato nel 2023 in condizioni a tratti critiche con problemi seri a porzioni dell’infrastruttura, ma che nei due anni e mezzo trascorsi alla testa dell’istituto il personale stava lavorando pancia a terra per rimettere mano a tutto, dai tetti alle facciate, agli impianti, con moltissimi cantieri strategici già aperti e altri chiusi. E venivano annunciati nuovi lavori, “un’operazione di vastità e profondità senza precedenti”, sottolineava il direttore Simone Verde: “Dopo due anni di progettazione e processi amministrativi sono finalmente partiti o stanno partendo cantieri nel complesso degli Uffizi per circa 50 milioni di euro”. Per un necessario processo di riqualificazione volto a coinvolge ogni spazio del complesso e, progressivamente, ogni elemento della sua infrastruttura: Galleria delle Statue e delle Pitture, Palazzo Pitti e Giardino di Boboli. Tra riallestimenti museografici, impianti, restauri di opere e ambienti, rifunzionalizzazione o nuova illuminazione di spazi, introduzione o incremento di servizi, predisposizione di misure e adeguamenti per rendere il complesso sempre più a misura di visitatore.

Come stanno gli Uffizi? Il bilancio di Simone Verde
All’indomani delle polemiche legate alla “pioggia sul Bacco”, Verde – alla guida degli Uffizi dall’inizio del 2024 – si trova a dover puntualizzare le cose: “La struttura che ho trovato quando sono arrivato necessitava di interventi in tutti i campi, di cui informai subito il Ministero della Cultura, dai tetti, alle facciate, alle fognature, agli impianti. I 50 milioni annunciati di recente sono il risultato di un impegno mirato a sanare una serie di emergenze che troppo a lungo non sono state affrontate. È solo lo stanziamento per il 2025 e così andremo avanti a seconda delle disponibilità. Con lo stesso intento ho istituito un vero e proprio ufficio interno per gare e appalti. Ma si tratta di processi che richiedono tempo: per ogni intervento bisogna stilare un progetto preliminare, indire la gara per la progettazione, e quando si tratta di interventi milionari è necessaria una gara europea… Solo per la pubblicazione di un bando di soglia europea devono passare 60 giorni. Bisogna dare tempo al tempo, lavoriamo con tutto il personale delle Gallerie per risolvere le criticità”.
A tal proposito, Verde ricorda la recente sistemazione del tetto sopra il Salone del Fiorino di Palazzo Pitti, “che stava crollando”; e la riapertura dello Scalone Lorenese, a marzo 2026, dopo otto anni di chiusura, e urgenti lavori di consolidamento strutturale, “che sono stati una priorità”. Ma anche i lavori in corso al Giardino di Boboli, che interessano le fognature, l’Anfiteatro, la fontana del Nettuno, le sculture, la realizzazione di una nuova viabilità. “Stiamo dunque fronteggiando tutte le criticità in coordinamento con il Ministero, in un complesso di grande vastità, con risultati decisamente positivi, ma con i tempi necessari”.

I prossimi interventi di manutenzione agli Uffizi: un cantiere aperto
Si procederà, presto, al restauro di facciate e coperture del complesso vasariano degli Uffizi (12 milioni di euro stanziati): “Ora è partito l’affidamento per la progettazione del Bim, con la Sovrintendenza di Pisa, poi si procederà con la gara”. Intanto, “stiamo cambiando gli impianti di climatizzazione, la mia prima ossessione”: alla fine di giugno scorso, un guasto all’impianto dovuto al caldo record costrinse a limitare gli accessi dei visitatori, pur per un periodo di tempo molto limitato. “Quando si gestisce un’infrastruttura vetusta, alla quale non si mette mano da decenni, qualunque motivo di stress rischia di creare danni. Le emergenze non possiamo prevederle tutte in un contesto di tale imprevedibilità funestato da guerre ed emergenze climatiche, ma lavoriamo per arrivare preparati anche all’impensabile. In condizioni normali la teca di Caravaggio non si sarebbe bagnata: in quell’area di recente restauro non c’erano né degrado, né danni. Di sicuro con un clima come quello attuale non si possono più mettere opere sotto a una finestra”. La gerarchia degli interventi viene condivisa con il Ministero della Cultura: “Dobbiamo giustificare le spese, e per privilegiare gli interventi strutturali abbiamo adottato una politica super etica in fatto di acquisizioni. Ora siamo impegnati anche sul fronte della sicurezza, e abbiamo appena ottenuto uno stanziamento di 3 milioni e mezzo per interventi nel cortile dell’Ammannati a Palazzo Pitti. Inoltre stanno procedendo i lavori dei “nuovi Uffizi”, quindi entro dicembre 2026 avremo la consegna delle nuove sale, che poi allestiremo nei primi mesi del 2027”.
Anche il Bacco di Caravaggio sarà trasferito nelle nuove sale, come previsto già prima dell’emergenza infiltrazioni: “Quando fu allestita la Sala Rossa, peraltro non troppi anni fa, l’idea di posizionare un’opera davanti a una finestra con un pluviale fu probabilmente incauta. Ora la finestra è stata messa in sicurezza, l’eccezionalità dell’evento ci ha colti di sorpresa”.
La nuova direzione si è insediata due anni e nove mesi fa, e oggi è alle prese con problemi che datano decenni e che, sostiene Verde,“stiamo tutti affrontando con enorme sacrificio anche personale. Possiamo dire che oggi gli Uffizi somigliano a un cantiere aperto, il che significa che stiamo lavorando su molti fronti”. “E non è scontato: oggi non si riesce ad affrontare quello che c’è da fare con la dovuta razionalità e serenità, perché spesso si finisce in balia delle polemiche prive di analisi sullo stato oggettivo dei fatti o della spettacolarizzazione dei problemi per avere like sui social. Assumersi una responsabilità collettiva, in queste condizioni, sta diventando sempre più difficile perché viene a mancare la lucidità per svolgere interventi spesso di straordinaria delicatezza e portata come questi. Bisogna evitare che le persone che hanno maggiori capacità si allontanino sempre di più da incarichi rilevanti per tutelarsi non tanto dalla pesantezza del lavoro da fare, ma da dinamiche collettive sempre più violente”.
Livia Montagnoli
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