Quattro secoli separano questi due corpi. Caravaggio e Berlinde De Bruyckere in mostra a Berlino
All’Ambasciata d’Italia a Berlino, fino al 25 settembre, un’opera di Caravaggio e una dell’artista belga Berlinde De Bruyckere si confrontano sul tema dell’estasi e del corpo come luogo del sacro
Aperta al pubblico lo scorso 11 settembre, nel corso della Berlin Art Week, la mostra allestita presso l’Ambasciata d’Italia a Berlino inaugura la nuova serie espositiva ideata da Offsite Arts, piattaforma curatoriale indipendente che concepisce mostre e interventi al di fuori dei consueti dispositivi espositivi. Fino al 25 settembre, la Maria Maddalena in Estasi di Caravaggio, datata 1606, è presentata per la prima volta al pubblico in Germania accanto a una nuova scultura di Berlinde De Bruyckere (Gand, 1964), realizzata in risposta al dipinto. Curata da Tjioe Meyer-Hecken e Felipe Schwager, la mostra mette in relazione due opere separate da quattro secoli, ma accomunate da una medesima interrogazione sulla fisicità del corpo e sulla sua capacità di farsi soglia tra ciò che è visibile e ciò che, pur non potendo essere rappresentato, continua ad abitarlo.

La “Maria Maddalena in Estasi” di Caravaggio a Berlino
La forza della Maria Maddalena in Estasi risiede nella radicale sottrazione attraverso cui Caravaggio affronta il tema dell’estasi. Secondo la tradizione, Maria Maddalena, ritiratasi nella grotta di Sainte-Baume dopo la morte di Cristo, veniva trasportata dagli angeli alla presenza di Dio; nella pittura di Caravaggio, tuttavia, ogni apparizione viene espunta dalla scena. Rimane la Maddalena, sola contro il fondo oscuro, investita da una luce di cui non è possibile individuare la fonte. Questa assenza sposta l’intera esperienza sul corpo, trasformandolo nel luogo fisico in cui l’invisibile trova una forma. Il capo reclinato, gli occhi chiusi e rigati di lacrime, la bocca appena dischiusa, la spalla scoperta e il corpo abbandonato restituiscono un’estasi profondamente sacra nella sua sensualità. L’esperienza mistica non viene rappresentata attraverso un’immagine dell’aldilà, ma trasportata nella carne, nella sua vulnerabilità e nella sua capacità di registrare sulla propria superficie ciò che eccede le parole. La realtà, in Caravaggio, raggiunge così un grado estremo di evidenza senza mai coincidere con l’ovvietà: è proprio la sua concretezza a generare il mistero. La luce diventa il luogo del non detto: illumina il corpo, ma ne nasconde la sorgente.
L’opera “M.M. MMXXVI” di Berlinde De Bruyckere
È su questa soglia che si innesta la risposta di Berlinde De Bruyckere, la cui ricerca interroga da tempo la vulnerabilità del corpo attraverso una materia che non è mai puramente formale. Cera, pelle, tessuto, legno e metallo vengono assemblati e trasformati fino a rendere la figura contemporaneamente presente e prossima alla dissoluzione. M.M. MMXXVI (2026), l’opera realizzata da De Bruyckere, entra in dialogo con Caravaggio già nel suo titolo: le iniziali di Maria Maddalena si intrecciano con l’anno dell’opera, mettendo in relazione la dimensione della devozione con quella del tempo e della sua sedimentazione sul, e nel, corpo. Se nella Maddalena di Caravaggio la luce diventa spazio di abbandono e contemplazione, in De Bruyckere è la materia stessa a trattenere la figura. Cera, linoleum, capelli e legno restituiscono una fisicità segnata, quasi capace di conservare le tracce del contatto, del calore e del trascorrere del tempo. Non esiste una separazione netta tra il corpo e ciò che lo sostiene. Il piedistallo è parte integrante della figura: appare lacerato, annerito, ripiegato in profonde pieghe che lo fanno oscillare tra la morbidezza di un drappeggio e la vulnerabilità di una superficie ferita. Anche i talloni, segnati da macchie scure simili a lividi, sembrano raccontare una storia di fatica e attraversamento. È un corpo che porta con sé il peso di un percorso, spinto fino alla soglia della sopportazione, ma che conserva, nonostante tutto, una forma di silenziosa disponibilità e abbandono. È nella posizione della figura, nel suo abbandono, ma soprattutto nella sua materia, che il sacro sembra farsi umano: il trascendente non appare come qualcosa che si sottrae al mondo, ma come qualcosa che vi prende corpo, acquistando peso, superficie e vulnerabilità. Anche qui il mistero viene dunque trasportato nella carne, e la dimensione del sacro si misura con ciò che vi è di più concreto e, insieme, di più profondamente umano. De Bruyckere non costruisce però una figura che possa essere ricondotta a un’identità precisa. L’assenza di un volto definito sottrae il corpo alla possibilità di essere pienamente riconosciuto, lasciandolo in una condizione sospesa tra umano e altro da sé. È proprio questa ambiguità a rendere la materia il luogo della tensione tra visibile e trascendente: il corpo si offre nella sua evidenza fisica, ma non si lascia esaurire da ciò che mostra.
Il dialogo tra Berlinde De Bruyckere e Caravaggio a Berlino
La stessa vicenda della Maria Maddalena in Estasi sembra inscriversi in questa logica della scomparsa e della riemersione. A lungo ritenuta perduta e conosciuta attraverso copie attribuite alla cerchia e ai seguaci di Caravaggio, l’opera è riemersa nel 2014 da una collezione privata ed è stata successivamente riconosciuta come autografa da un gruppo di studiosi guidato da Mina Gregori. La storia del dipinto entra così in risonanza con il suo soggetto: un’immagine consacrata all’esperienza dell’abbandono e dell’estasi è rimasta per secoli sottratta allo sguardo, per poi tornare alla luce. Il dialogo tra Caravaggio e De Bruyckere si precisa allora non tanto nella continuità iconografica, quanto in una comune concezione della materia come luogo del sacro. Entrambi trasportano il mistero nella carne, facendo del fisico la sorgente di ciò che eccede la rappresentazione. Quattro secoli li separano, ma la loro prossimità nasce da una medesima intuizione: che il mistero non risieda in ciò che la materia nasconde, bensì in ciò che la materia, nella sua assoluta evidenza, non riesce mai completamente a esaurire.
Sara van Bussel
Berlino // fino al 25 settembre 2026
Caravaggio x Berlinde De Bruyckere
AMBASCIATA D’ITALIA – Hiroshimastraße 1
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