Il futuro dei Musei Nazionali di Bologna tra depositi aperti e sinergie con la città. Intervista al direttore
In questa intervista Luigi Gallo ci ha raccontato il nuovo corso dei Musei Nazionali di Bologna. Dai riallestimenti al dialogo con le realtà locali. Obiettivo? Mettere Bologna al centro della rete artistica internazionale
Un nuovo corso museologico sta ridefinendo l’identità e la programmazione dei Musei Nazionali di Bologna, inaugurando una stagione di profonda metamorfosi che mette al centro la valorizzazione diffusa e la ricerca scientifica. Con l’apertura della mostra Il cielo in terra. San Francesco e Bologna tra Cinque e Seicento fissata per il 2 ottobre 2026, l’istituzione bolognese supera la tradizionale rigidità espositiva per abbracciare l’idea della collezione come un insieme di vasi comunicanti, dove il confine tra le sale permanenti e i depositi si fa straordinariamente fluido. Non si tratta di un intervento isolato, ma del tassello iniziale di una strategia a lungo termine.

I musei di Bologna sotto la direzione di Luigi Gallo
A guidare questa rivoluzione basata sulla circolarità, sullo studio e su inedite alleanze strategiche è il direttore Luigi Gallo. Il calendario delle mostre della Pinacoteca proseguirà, nella primavera del 2027, con Cantami di questo tempo: L’Ottocento nelle collezioni della Pinacoteca Nazionale di Bologna. Poi, tra la fine del 2027 e l’inizio del 2028 ci sarà Fotografare il patrimonio: tesori dal Gabinetto fotografico, mentre il sarà segnato da un doppio appuntamento: in primavera Carlo V e Bologna capitale dell’Impero: 1528-1530 e in autunno Bologna nel Settecento: una capitale e la sua arte. A chiudere la programmazione delineata da Galli, tra la fine del 2029 e l’inizio del 2030, I Carracci e la nascita della pittura moderna. Bologna laboratorio della pittura tra Cinquecento e Seicento. In questa intervista, a partire dalla nuova mostra, Gallo traccia la linea programmatica dei prossimi quattro anni, svelando le riscoperte emerse dai depositi e rivendicando con forza l’antico ruolo di Bologna come capitale della pittura europea, pronta a riconquistare il posto che le spetta nel panorama culturale internazionale.
Intervista a Luigi Gallo
La mostra Il cielo in terra. San Francesco e Bologna tra Cinque e Seicento inaugura ufficialmente il nuovo corso della Pinacoteca Nazionale di Bologna. Quale linea programmatica e museologica si intende imprimere all’istituto attraverso questo progetto di valorizzazione diffusa?
La Pinacoteca e i Musei Nazionali di Bologna hanno una storia importante, ed è una delle storie che racconta il panorama museologico italiano. La Pinacoteca racconta prima di tutto la ricchezza delle opere d’arte e del mondo che le ha prodotte. Ma parla anche di diversi presenti, perché questo luogo è stato diretto nel tempo da grandi storici dell’arte e, quindi, racconta anche la storia della storia dell’arte. Partendo da questo assunto, credo che fare una mostra, così come riallestire una sezione del museo, non può prescindere da un ragionamento più stratificato, più profondo: un ragionamento storico. Questa prima mostra ha un taglio iconografico: vuole raccontare come i pittori bolognesi hanno reinterpretato, offrendo delle nuove letture storico-artistiche, un soggetto importantissimo della pittura, come il tema legato a san Francesco. Racconta, però, anche un lavoro puntuale che reputo indispensabile che si fa sulle opere in deposito. Si tratta di vedere la collezione come un insieme di vasi comunicanti dove si conoscono alcuni capolavori, se ne conoscono meno altri, ma in qualche modo ciò che è esposto e ciò che è in deposito è un continuo divenire. La mostra su san Francesco è un avvio di questo lavoro di confronti fra prestiti e opere della collezione, con opere che sono meno note perché conservate nei depositi.
Nella mostra, oltre 30 delle opere esposte provengono dai depositi della Pinacoteca. C’è un’opera in particolare finora inedita o poco studiata che si può considerare la vera riscoperta di questa esposizione?
Questa è una bellissima domanda. In effetti, ce ne sono tante. Ad esempio, la serie dei 12 dipinti del Mastelletta provenienti dalla chiesa di San Francesco, nella cappella del Cordone. Noi che li abbiamo già visti li abbiamo sempre considerati quadri isolati, mentre sarà molto bello ritrovarli tutti e dodici. Un’altra opera che si può considerare una scoperta è un dipinto di Ludovico Carracci con san Domenico, san Francesco e sant’Angelo che si abbracciano. Lo trovo interessantissimo: è un’iconografia totalmente nuova che ci fa capire quanto i pittori lavorassero anche sull’invenzione di iconografie. È un dipinto incredibilmente interessante, con questi tre santi anziani che si abbracciano: nella mostra avrà un ruolo centrale.
1 / 3
2 / 3
3 / 3
I Musei Nazionali di Bologna tra depositi, riallestimenti e apertura alla città
Entro l’anno è prevista l’apertura dei depositi accessibili di Palazzo Pepoli Campogrande. Come si integrerà questa nuova sede con la programmazione della Pinacoteca e che tipo di esperienza offrirà al pubblico?
Palazzo Pepoli riaprirà con la quadreria Zambeccari con un’esposizione interamente rinnovata, accessibile e con locali efficientati, muniti di una climatizzazione che permetterà di migliorare la permanenza delle opere nei depositi. È stato un lavoro monumentale, perché si è trattato di svuotare e riclassificare tutto. Il museo sarà aperto tutti i giorni, diversamente da prima, con un biglietto integrato dei Musei Nazionali di Bologna che comprende Pinacoteca, Palazzo Pepoli Campogrande e chiesa di San Mattia. Sarà, quindi, un percorso all’interno della città con i depositi accessibili al pubblico, accompagnato quotidianamente da appuntamenti per far conoscere cos’è un deposito di opere d’arte. L’esperienza del deposito è anche in rapporto con la circolarità delle opere d’arte che avranno percorsi di progressiva esposizione nelle sale, con una vera rotazione. A questo proposito, nelle sale della Pinacoteca sono già state esposte nell’ultimo mese ben nove opere che prima erano in deposito.
Il programma prevede riallestimenti e nuovi percorsi di visita. Può anticiparci quali saranno le aree della collezione permanente della Pinacoteca che subiranno una revisione museografica?
Il grande salone Gnudi, che termina il Corridoio del Barocco, chiuderà per lavori alla fine di ottobre e rimarrà chiuso circa sette mesi dovendosi fare un lavoro sugli impianti e, poi, sugli allestimenti, perché ospiterà le grandi pale d’altare e sarà la nostra sala conferenze. Si proseguirà con una revisione delle sale del Settecento e del Corridoio del Barocco. Stiamo, inoltre, progettando una completa revisione dell’allestimento dei primitivi, gli artisti del Trecento, nel pieno rispetto, però, dell’allestimento storico di Pancaldi, che anzi vorrei far riemergere in maniera sistematica. In generale, si dovranno rivedere alcuni rapporti tra le opere per aggiornare l’esposizione rispetto alle ricerche più recenti.
Com’è il rapporto con la città e le sue realtà culturali?
Un grande lavoro che stiamo facendo in questi mesi è quello di convenzionare i Musei Nazionali di Bologna con diverse istituzioni cittadine, in particolare con l’Alma Mater, per cui è alla firma un accordo quadro con l’Università. Inoltre, c’è un accordo di valorizzazione con la Fondazione Zeri per lavorare sui nostri gabinetti fotografici e con la Scuola di Specializzazione in Storia dell’Arte dell’Università di Bologna per studiare le nostre collezioni, prevedendo anche dei campi scuola proprio qui in Pinacoteca e a Pomposa.
Il futuro della Pinacoteca Nazionale di Bologna
Guardando la Pinacoteca dei prossimi anni, quale immagine e quale posizionamento desidera proiettare nel programma museale internazionale?
Innanzitutto, la Pinacoteca Nazionale di Bologna è famosa: all’estero è un museo molto conosciuto, perché qui c’è la memoria storica di una città che è stata la capitale della pittura per 150 anni. Credo che il programma di mostre pensato per i prossimi quattro anni debba raccontare proprio le nostre collezioni e gli eventi bolognesi: deve avere Bologna come centro di ogni mostra. Tutte le mostre e le iniziative dei prossimi anni avranno Bologna come principale soggetto, perché credo che questo museo possa raccontare al meglio la storia di questa città, che ha dato tantissimo alla cultura artistica internazionale. Quando il re di Francia istituì l’Accademia Reale di Pittura e Scultura, i dipinti principali che costituivano i temi su cui si formavano gli artisti francesi erano tutti di artisti bolognesi: la scuola pittorica bolognese è quella che istituisce le principali scuole pittoriche europee. I grandi viaggiatori sono passati per Bologna per venire a vedere la sua pittura e io vorrei che questo fosse continuamente ricordato, che se lo ricordassero tutti quelli che vengono a Bologna, e anche i bolognesi.
Samuel Tonelli
Bologna // dal 2 ottobre 2026 al 10 gennaio 2027
Il cielo in terra. San Francesco e Bologna tra Cinque e Seicento
PINACOTECA NAZIONALE DI BOLOGNA – Via Belle Arti, 56
Scopri di più
Artribune è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati