A Lissone c’è una mostra fuori scala della pittrice Giulia Mangoni
Fino al 27 settembre, dialogano con la collezione permanente del museo MAC di Lissone le opere di Giulia Mangoni, artista italo-brasiliana che, confrontandosi con la grande dimensione del murale, dipinge paesaggi onirici dai confini insondabili
Ha compiuto venticinque anni nel 2025, il MAC di Lissone, e con la guida del direttore artistico Stefano Raimondi prosegue nella missione di concedere tutto lo spazio del museo a un giovane artista emergente. Come nelle precedenti esposizioni – Alice Ronchi, Ismaele Nones, Oscar Giaconia – Giulia Mangoni, artista italo-brasiliana, nata a Isola del Liri nel 1991, è in mostra con la sua monografica Stratigrafie del Vivente fino al 27 settembre 2026. Spiega Raimondi: “L’idea di dare tutto il museo e di proporre progetti sfidanti per gli artisti che si trovano a gestire un intero involucro, li pone nella posizione di potersi esprimere al massimo. Mi interessa questa situazione di libertà e protagonismo dell’artista, e poter lavorare insieme ad una monografica”.

La mostra di Giulia Mangoni a Lissone
Il percorso al MAC di Lissone unisce una dimensione intima a una visione più globale, internazionale. Mangoni negli ultimi anni ha sviluppato una contaminazione con altre ricerche artistiche, svolgendo una parte del suo lavoro all’estero, e ha vinto il premio Lissone nel 2021: a distanza di cinque anni da questo riconoscimento, “cinque anni che sono pochi ma anche tanti nel percorso di un’artista giovane”, prosegue Raimondi, “mi interessava tracciare un percorso anche di crescita di artisti che sono entrati in collezione ancora giovanissimi con una traiettoria ancora non nettamente strutturata”. Il titolo della monografica annuncia che l’esposizione è pensata come una stratificazione di più pratiche e più immaginari, che grazie allo spazio, organizzato in ambienti differenti, consente una lettura a più livelli, in senso verticale, stratificata appunto dove gli elementi puramente visivi ed estetici si intrecciano con i significati di una memoria del tempo e delle relazioni, di natura interdipendente, in costante trasformazione.
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Le opere di Giulia Mangoni al MAC
Le opere disposte nelle sale, alcune in dialogo con la collezione permanente del MAC come da tradizione, raccontano la pratica dell’artista che compie una ricerca in grado di combinare ambito artigianale, rurale, ad un linguaggio universale. Il risultato è una restituzione di autenticità e immediatezza, che si percepisce a Lissone subito nei lavori a muro che l’artista ha realizzato appositamente per lo spazio. Grandi murales site specific che lasciano emergere le opere più piccole e le immergono in un medesimo liquido, in cui presente e temporalità asincrona dialogano. La pratica dell’artista è, dunque, valorizzata e le singole tele sono frutto dell’ascolto delle comunità e dei contesti locali con cui Mangoni è entrata in contatto, in particolare in terra ciociara. Le teste degli animali e dell’uomo che ci osservano, e fuggono, in Composite Pecore Quadricorna (2023), il dettaglio di Un cardo (2025), Tramonto con galline (2024), evocando anche quell’arcadia perduta che attrasse artisti all’inizio del Novecento alla ricerca di una realtà più autentica, ci pongono di fronte a uno scenario che trasforma il reale in una dimensione onirica dai contorni vividi in cui paesaggio e tradizioni italiane si fondono nella evocazione di colori e densità delle terre sudamericane, e riemergono senza frizione in una fusione che consente nuove visioni, in cui il rapporto tra natura e persona, materia e simbolo perde i confini.

Le parole di Giulia Mangoni
“Il mio lavoro nasce dall’osservazione del paesaggio e di chi lo abita; non come qualcosa da guardare a distanza, ma mediante un ascolto partecipe”, dichiara l’artista. “Un paesaggio colto nel suo movimento di autorappresentazione, mentre racconta sé stesso al mondo. Il disegno è la prima iscrizione di questo racconto; la pittura arriva dopo, come qualcosa che si deposita. Attraverso la pittura, la narrazione originaria e territoriale si trasforma, si allontana dal luogo da cui nasce e diventa più ampia, quasi archetipica. I quadri parlano di un paesaggio sognante, attraversato da dimensioni diverse. Dipingere, per me, è un modo per tenere insieme questi strati e provare ad andare oltre”. Il presente non dimentica il passato, e andare via non significa non tornare a casa: questo è ciò che pare affiorare in modo più potente nella pittura emergente di Giulia Mangoni, un’artista all’inizio del proprio cammino in cui il nuovo si intreccia con ciò che il tempo ha sedimentato.
Silvia Scaravaggi
Lissone // Fino al 27 settembre 2026
Stratigrafie del Vivente. Giulia Mangoni
MAC, Viale Elisa Ancona, 6
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