Il film di Willy il Coyote che Hollywood voleva cancellare arriva finalmente al cinema

Doveva essere un film che nessuno avrebbe mai visto. Dopo quasi tre anni nel limbo, Coyote vs. Acme arriva invece al cinema e trasforma la battaglia di Willy contro la Acme in qualcosa di più: la storia di un personaggio e di un film che, nonostante tutto, si rifiutano di arrendersi

Per generazioni di spettatori Willy il Coyote è stato il più ostinato dei sognatori. Insegue Beep Beep, ordina un nuovo marchingegno Acme, prepara un piano apparentemente infallibile e, qualche secondo dopo, precipita da una rupe. Poi ricomincia. Sempre. E forse proprio per questo era difficile immaginare un destino più appropriato per Coyote vs. Acme, il film che per quasi tre anni Hollywood ha fatto precipitare nel vuoto e che, contro ogni previsione, è riuscito a risalire. Dal 2 settembre è al cinema con Lucky Red.

Il film “Coyote vs. Acme” di Dave Green

Diretto da Dave Green e ispirato al racconto di Ian Frazier pubblicato sul New Yorker nel 1990, il film parte da un’idea tanto semplice quanto irresistibile: dopo decenni di razzi esplosi, pattini incontrollabili, trappole difettose e catapulte finite malissimo, Willy decide di averne abbastanza. E porta in tribunale la Acme. Ad affiancarlo c’è Kevin Avery, interpretato da Will Forte, un avvocato abituato più alle sconfitte che alle grandi battaglie legali. Dall’altra parte c’è invece il potente studio che rappresenta la Acme, con John Cena nei panni dell’avvocato della corporation. Intorno a loro torna naturalmente l’universo dei Looney Tunes, da Bugs Bunny a Daffy Duck, in una commedia che mescola animazione e live action, slapstick e satira del potere delle grandi aziende.

“Coyote vs. Acme”: la trama

Coyote vs. Acme è prima di tutto una commedia giudiziaria che prova a trasferire nel live action la follia dei Looney Tunes, disseminando il racconto di citazioni, gag e trovate che appartengono da sempre all’universo di Willy il Coyote. Rispetto ai cartoni originali, però, il risultato è inevitabilmente più addomesticato e meno anarchico. Le gag funzionano, ma manca in parte quella ferocia comica, quell’escalation assurda e maniacale che trasformava ogni inseguimento tra Willy e Beep Beep in una piccola macchina di distruzione. Più che immergersi completamente in quella follia, il film sembra così richiamarla e omaggiarla, guardando continuamente alla tradizione da cui proviene.

“Coyote vs. Acme”: la vicenda

È impossibile, però, guardare Coyote vs. Acme senza pensare all’altra battaglia che si è combattuta fuori dallo schermo. Il film era infatti già terminato quando Warner Bros. Discovery decise di non distribuirlo, valutando la possibilità di utilizzarlo come svalutazione fiscale. Una decisione diventata emblematica di una delle pratiche più controverse della Hollywood contemporanea: opere già realizzate, costate decine di milioni di dollari e poi sottratte al pubblico per ragioni industriali. Questa volta, però, qualcosa è andato diversamente. Coyote vs. Acme era già stato mostrato a spettatori e professionisti, raccogliendo reazioni positive, e la notizia della sua cancellazione provocò le proteste di registi, addetti ai lavori e pubblico. La pressione convinse Warner a consentire la ricerca di un acquirente, anche se per mesi sembrò che nessuno sarebbe riuscito davvero a salvarlo.

“Coyote vs. Acme”: in arrivo a settembre 2026

Poi, nel marzo 2025, il colpo di scena: Ketchup Entertainment ha acquistato i diritti mondiali del film per una cifra indicata intorno ai 50 milioni di dollari. Dave Green ha raccontato di aver saputo dell’accordo appena ventiquattr’ore prima che la notizia diventasse pubblica e di essere rimasto incredulo. A quel punto aveva ormai cominciato ad accettare l’idea che il film di cui era così orgoglioso potesse non essere visto da nessuno. Invece Coyote vs. Acme è arrivato al cinema. E la sua storia finisce inevitabilmente per rispecchiare quella del suo protagonista. Il film porta infatti sul grande schermo due rivincite: quella di Willy contro l’azienda che per anni gli ha venduto prodotti disastrosi e quella di un’opera che sembrava destinata a rimanere per sempre invisibile. Dopo decenni di esplosioni, inseguimenti e cadute nel vuoto, il Coyote continua insomma a fare quello che gli riesce meglio: non arrendersi. Solo che questa volta Beep Beep può aspettare. La corsa più importante era arrivare fino al cinema.

Margherita Bordino

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Margherita Bordino

Margherita Bordino

Classe 1989. Calabrese trapiantata a Roma, prima per il giornalismo d’inchiesta e poi per la settima arte. Vive per scrivere e scrive per vivere, se possibile di cinema o politica. Con la valigia in mano tutto l’anno, quasi sempre in…

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