Ridley Scott torna alla distopia con il film “The Dog Stars” (e trasforma l’Italia nel Colorado del 2035)

Dalle Dolomiti a Cinecittà, il nuovo film del regista di Blade Runner trova in Italia i paesaggi e i mestieri necessari per costruire la sua America post-apocalittica. Con Jacob Elordi, Josh Brolin e Margaret Qualley

Una pandemia ha decimato la popolazione mondiale. Siamo nel 2035, in Colorado, e ciò che resta dell’umanità si muove dentro un paesaggio sospeso tra sopravvivenza, paura e desiderio di ricominciare. È il mondo di The Dog Stars, il nuovo film di Ridley Scott tratto dal bestseller di Peter Heller, con Jacob Elordi, Josh Brolin, Margaret Qualley, Guy Pearce e Allison Janney. Una distopia che riporta inevitabilmente alla memoria alcuni territori già attraversati dal regista britannico, da Blade Runner in poi, ma che questa volta nasconde una geografia sorprendente: dietro il Colorado post-apocalittico c’è l’Italia.

Il nuovo film “The Dog Stars” trasforma l’Italia nel Colorado del 2035

Le riprese si sono svolte tra aprile e giugno 2025, coinvolgendo Roma, Cinecittà e diverse località nelle province di Udine e L’Aquila. Le Dolomiti sono diventate le Montagne Rocciose, mentre Bordano, piccolo comune friulano, ha ospitato l’aeroporto abbandonato e il compound in cui vivono Hig e Bangley, interpretati da Elordi e Brolin. Un terreno inizialmente vuoto è stato trasformato dalla scenografia con alberi, prati, hangar e abitazioni costruiti fisicamente, senza semplici facciate. È proprio questa concretezza a diventare uno degli elementi centrali del progetto. Elordi la collega direttamente alla lezione del Neorealismo italiano: recitare dentro luoghi veri, sentire il caldo, il freddo, la secchezza dell’aria, essere letteralmente “inghiottiti” dalle montagne. Non è soltanto una questione attoriale. Se il paesaggio è autentico, sostiene Elordi, anche lo spettatore finisce per credere maggiormente all’immagine.

Il nuovo film di Ridley Scott si confronta con la cultura cinematografica italiana

E poi c’è Cinecittà. Negli studi romani è stato ricostruito il Grand Junction Airport, mentre altre zone della Capitale hanno accolto la casa di Hig e il centro di Denver. Per Elordi lavorare lì significa confrontarsi con una memoria ancora tangibile: quella di Federico Fellini e di una cultura cinematografica in cui i mestieri si tramandano quasi di generazione in generazione. Scott, del resto, in Italia torna volentieri. La decisione ha persino un’origine poco solenne. Dopo alcuni sopralluoghi a Calgary, racconta di aver trovato il Canada magnifico ma intimidatorio: foreste in cui è facile perdersi, lupi, orsi. Le Dolomiti le conosceva già. E, aggiunge, “il cibo è migliore”. Così la produzione si è spostata in Italia, “puramente per egoismo”. Dietro la battuta c’è però una precisa idea di cinema. Scott insiste sulla necessità che il film intrattenga, ma anche che metta lo spettatore alla prova. E soprattutto continua a privilegiare la materia: luoghi, corpi, scenografie, paesaggi. Non stupisce allora che The Dog Stars, storia di un’umanità costretta a ripartire da ciò che resta, trovi proprio nell’Italia fisica uno dei suoi strumenti narrativi.

Il ritorno di Ridley Scott

Anche perché, per Scott, tutto comincia ancora dalla scrittura. Tra le sceneggiature arrivate sulla sua scrivania in decenni di carriera ne cita tre capaci di conquistarlo immediatamente: Alien, The Martian e The Dog Stars. A pagina dieci, racconta, era già coinvolto; a pagina cinquanta temeva soltanto che il finale rovinasse tutto. Non è successo: “C’era tutto: personaggi, storia, epoca e luogo”. E questa volta, quel luogo, almeno davanti alla macchina da presa, è soprattutto italiano.

Margherita Bordino

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Margherita Bordino

Margherita Bordino

Classe 1989. Calabrese trapiantata a Roma, prima per il giornalismo d’inchiesta e poi per la settima arte. Vive per scrivere e scrive per vivere, se possibile di cinema o politica. Con la valigia in mano tutto l’anno, quasi sempre in…

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